20 novembre 2017
#VD3

La Rete è nella nostra realtà. Come starci? – Tahereh Toluian

di Tahereh Toluian

 

Incontro di Via Dogana 3: La Rete è nella nostra realtà. Come starci?, domenica 12 novembre 2017

 

Non ho delle competenze informatiche, voglio contribuire al dibattito portando la mia esperienza nel web. Ho iniziato a usarlo nel 2001, immediatamente dopo l’11 settembre. All’epoca vivevo negli Usa. Nel dibattito pubblico l’unico scenario possibile sembrava essere la guerra. Nei forum di discussione sul web sono andata a cercare il punto di vista europeo/italiano, uno sguardo che contemporaneamente, per lingua e cultura, mi apparteneva di più ma che era “altro” rispetto a quello impaurito, terrorizzato con cui io e chi mi stava intorno guardavamo il mondo.

Una volta rientrata in Italia, l’uso del web faceva ormai parte delle mie abitudini. In una prima fase, per me era principalmente un mezzo per informarmi, cercando punti di vista che non trovavano spazio su giornali e televisione e per farli circolare; un mezzo per mettermi in contatto con persone fisicamente lontane, per organizzare manifestazioni, presidi, per creare reti che poi si concretizzavano in varie forme di associazionismo.

Intanto i forum generalistici a cui partecipavo mi coinvolgevano sempre di più. Le discussioni sui temi che mi appassionavano mi davano l’occasione di fare approfondimenti e di conoscere punti di vista nuovi, di fare veri spostamenti e di fare ordine attraverso la scrittura e tenendo conto del punto di vista dell’altro. Non sempre gli scambi erano buoni ma spesso lo sono stati. All’epoca mi interessavo al conflitto mediorientale, una questione che divide, spesso affrontata in maniera ideologica. Nonostante le difficoltà, le incomprensioni, le liti e le rotture ho imparato molto, in particolare grazie all’incontro con una donna appassionata quanto e più di me a quell’argomento, io filo-palestinese, lei filo-israeliana. Ci siamo anche incontrate di persona ma gli scambi più interessanti e inediti sono stati quelli in rete. Che fossero pubblici e che il loro accadere fosse visibile, allora mi sembrava potesse essere importante e utile, oggi ne sono certa.

Ancora più velocemente con la nascita dei social e forse senza che me ne accorgessi subito, quello che per me era stato un mezzo (per accorciare distanze o far circolare notizie) era diventato un vero e proprio luogo, in cui andavo quotidianamente a incontrare uomini e donne con cui sentivo di essere in relazione. A volte sottovalutando la mancanza dei corpi, a volte nonostante quella mancanza. Un luogo dove possono accadere eventi imprevisti che aprono a nuove possibilità.

Su facebook (fb), peraltro “abitato” da molte donne, ho incontrato la Libreria delle donne e il pensiero della differenza che, ignoranza mia, conoscevo poco e male. Per me il femminismo era quello della parità e dei diritti.

Partecipavo a un’accesa discussione su una vicenda di violenza maschile contro una donna e, come spesso accade su fb, la discussione si era accartocciata in una serie di botta e risposta tra schieramenti opposti, secondo la logica della contrapposizione (che peraltro stuzzica l’entrata in gioco del narcisismo). Una logica sterile quindi frustrante. E poi, in quel luogo che è fb, ha preso parola Sara Gandini della Libreria delle donne, la creatrice e allora una delle amministratrici del gruppo fb della Libreria. E qualcosa è accaduto. Per me è stato come se Sara, e con lei quella autorità che è la Libreria (che mi ha reso più facile affidarmi a chi ancora non comprendevo bene) mi avesse offerto la possibilità di un passo laterale per non finire nella trappola che le dinamiche favorite da quel luogo possono diventare. Un incontro che ha sparigliato le carte.

Poi Sara e Laura Colombo mi hanno portata in Libreria, dove vivo la mia esperienza e le mie relazioni in presenza.

L’incontro con il pensiero della differenza e le sue pratiche mi hanno fatta scappare da fb. La frustrazione e il fortissimo senso di estraneità che, nonostante l’attrattiva che quel posto aveva per me, già mi procurava il ripetersi di dinamiche, schieramenti, contrapposizioni che non lasciano spazio alle differenze, era aggravato da una maggiore difficoltà di comunicazione. Io qui ho conosciuto un nuovo linguaggio di cui, una volta compreso, sento la vicinanza ma che non sono ancora capace di “tradurre”. Ciò che nomina (relazione, conflitto, affidamento, asimmetria, partire da sé, autorità…) io l’ho visto e quindi compreso, qui in Libreria.

Tante donne e giovani femministe, che peraltro scrivono con passione e si esprimono su fb, non conoscono il pensiero della differenza o lo conoscono male. Lo sentono distante perché parla una lingua diversa, a molte di loro assolutamente incomprensibile. Ed è nello scambio con queste donne, che credo si possa trovare il linguaggio che ancora manca. Io credo che questa opera di risignificazione sia importante, sento la responsabilità di farmene carico anche io. Fb in questo senso rappresenta un’opportunità per incontrare lì dove sono, nel “luogo” che hanno scelto per prendere parola, donne a cui far conoscere il pensiero della differenza e che contribuiranno a produrre pensiero nuovo.

Per questo sono grata per il lavoro di cui si fa carico il gruppo della Libreria delle donne su fb, che sperimenta e cerca un modo per starci rendendo visibile la nostra politica, sempre tenendo bene in mente gli insidiosi meccanismi che regolano quel luogo.

Tra le cose che ho letto sul funzionamento di fb quella che più mi ha colpita è il suo intrappolarci nel nostro stesso conformismo, utile per rendere rivendibile la nostra attenzione ai veri clienti di fb, che sono gli inserzionisti pubblicitari. Su fb scegliamo amici e fonti vicini ai nostri valori e opinioni. In questo modo siamo noi stessi che ci chiudiamo in un micromondo che non lascia molto spazio all’altro da noi. Il sistema fb è pensato per restringere ulteriormente questa bolla. Gli algoritmi alla base del suo funzionamento sono di tipo predittivo. Questo in sostanza significa che si basano sull’assunto che in futuro ripeteremo i comportamenti passati. Gli algoritmi ci propongono e suggeriscono link, percorsi e contatti in funzione delle pagine che andiamo a leggere, delle testate che selezioniamo e che apprezziamo con i nostri like o quelli degli utenti con cui interagiamo di più, facendo man mano sparire quello che abbiamo scelto meno. In questo modo, riducono ulteriormente la bolla in cui le nostre convinzioni sono sempre più riconfermate. La logica algoritmica quindi assume come misura della soggettività i comportamenti effettivi e non prende in considerazione i desideri e le ambizioni. Come per gli acquisti on-line: conta di più ciò che effettivamente compriamo che la lista dei desideri. «Il probabile si arroga il diritto di prelazione sul possibile», ho letto in un librino divulgativo sul funzionamento degli algoritmi. Ma se è vero che è bene conoscere i rischi e i meccanismi che vorrebbero guidare i nostri comportamenti, non dimentichiamoci che il probabile ripetersi del già calcolato è un assunto dell’algoritmo e di chi l’ha pensato ma noi sappiamo che non è lì che si esaurisce la soggettività e l’imprevista creatività di cui è capace. Un potenziale che ho visto accadere, capace di superare i limiti che l’algoritmo vorrebbe che ci auto-imponessimo.

 

(Via Dogana 3, 20 novembre 2017)

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