Libreria delle donne di Milano

I FILM DI DONNE AIUTANO A GUARDARE

Cara Donatella, tu poni come sempre interrogativi non facili di cui mi sfugge peraltro il punto di partenza visto che non ho letto l’ultimo numero di Via Dogana per un mio personale scarso interesse al tema. Certo è difficile capire il perché di certe scelte così scarsamente valorizzanti il sapere femminile come quelle che tu denunci. Forse una scarsa conoscenza collettiva del cinema prodotto dalle donne rispetto a quello degli uomini? Per quanto mi riguarda potrebbe essere così: sono così rari – come dici tu - i film di donne in circolazione e così poco pubblicizzati e riproposti che non è facile andare a ripescarli nella memoria. E’ molto più facile per la letteratura, la poesia e l’arte. L’arte l’ho tenuta per ultima perché è una conquista molto recente, fino a qualche anno fa era addirittura impensabile la sua accettazione e diffusione. Ma a questo hanno contribuito la numerosità delle proposte artistiche femminili che, tutte insieme, sono riuscite a creare sulla differenza una nuova larga strada di esplorazione (basti come esempio tutta la tematica del corpo) e l’azione educativa (mi piace usare questa parola in senso non costrittivo) di tutte quelle che, nel tempo, hanno saputo rintracciare, valorizzare, utilizzare e divulgare questi saperi femminili, così come stai facendo tu, e altre come te, per il cinema al femminile. Certamente condivido da spettatrice le tue osservazioni sul cinema maschile: raramente riesco ad identificarmi nei personaggi femminili proposti dai registi, non solo perché generalmente stereotipati (questo lo do per scontato) ma perché, anche quando non banali, sono falsamente idealizzati e ingabbiati in stature morali così rigide che io, pur provandoci, non potrei mai indossare e non vedo neppure perché dovrei sforzarmi a farlo spinta da un’immaginazione che non mi corrisponde. E’ invece più facile che il film di una donna mi proponga una me stessa, vera o anche immaginaria, sempre da verificare, ma con le incertezze, i chiaro-scuri, i limiti e le finalità non sempre ideali che io sperimento nel quotidiano. E’ un partire da me che prende vita, pulsione e desiderio attraverso le immagini di chi condivide con me una non ignorabile differenza che anziché essere sepolta assume luce per meglio definirsi.
Un’ultima considerazione viene ancora dal mio essere spettatrice non neutrale: perché dai film delle donne mi aspetto così tanto? Perché esercito giudizi così severi se mi deludono? E’ una vecchia storia o è ancora questione di numeri? Certo è ora di parlarne. E soprattutto, di guardarne.

Nadia Magnabosco

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