HOME libreriadelledonne | HOME postaingioco | INDICE postaingioco

Cara Donatella,
un piccolo contributo al dibattito che hai avviato sul sito della Libreria delle Donne, anche se l'argomento è davvero vasto e ci vorrebbe molto più tempo per rispondere adeguatamente alle questioni che sollevi. Intanto il cinema delle donne andrebbe visto: è una banalità, ma non lo è. Purtroppo il cinema al femminile non circola, è relegato a distribuzioni minori e questo perpetua una catena difficile da spezzare: l'immaginario visivo è sempre quello maschile, anche per le donne. Lo dico per esperienza personale perchè io mi sono formata guardando solo ed unicamente film di uomini fino ad anni scandalosamente recenti. Se avessi avuto la possibilità di guardare cosa facevano ed esprimevano le donne avrei guadagnato molto terreno in anni cruciali della mia formazione. Eppure io ho vissuto in una città abbastanza grande, Torino, fino a 26 anni, ma, anche in quel contesto, non ricordo di aver mai visto un film di una donna. Il circolo vizioso fa sì che si propongano immagini maschili e crea una audience che le consuma e dunque più e più donne vogliono vedere un certo tipo di film perchè è l'unico che conoscono. Credo che per spezzare questa catena la parola magica sia "distribuzione", parola che include anche i festival cinematografici: su questo fronte qualcosa si muove e speriamo bene, ma, nel rifiutare a priori i meccanismi del potere maschile, il femminismo italiano ha perso molto tempo in questo delicato settore. E' un ritardo che si fa sentire.
Scrivo queste poche righe dopo aver visto "XXY", di una regista argentina e penso alla domanda che poni alla fine della tua lettera aperta: cosa ci aspettiamo dai film delle donne? Il fatto è che i film delle donne spesso sono totalmente spiazzanti, come quello che ho appena visto, e questo in sé li rende meno commerciabili, più problematici. La prospettiva femminile è comunque quasi sempre avulsa dai rigidi schemi hollywoodiani (con alcune eccezioni, tipo la Bigelow, ma per fortuna sono poche); del resto l'atto di "guardare", di essere artista e interprete è una conquista relativamente recente per il mondo femminile, abituato da secoli ad essere guardato: in alcuni settori delle arti visive le donne si sono fatte strada più velocemente (per es. nella pittura) nel cinema il cammino è più difficile perché ci sono le logiche di mercato, gli incassi, il potere, da sempre maschili, ad intralciare il percorso. E' questione di tempo. E occorre cercare in tutti i modi di accorciare queste attese creando un pubblico per il cinema al femminile, che pure piace (i nomi di donne registe di grande successo ormai sono moltissimi), viene premiato ai festival e al botteghino. Più verrà apprezzato e più donne avranno la possibilità di realizzare dei film.
Dunque, ecco, questa è la mia prima riflessione a caldo su quanto scrivi: essendomi formata sugli spaghetti western più maschilisti possibile, avendo amato Fellini, Antonioni, Wajda, Bergman, Herzog, Wenders e molti altri ancora, mi chiedo: avessi potuto vedere Chantal Ackermann a 20 anni, cosa sarebbe successo? O la mia amatissima Agnes Varda? Perché bisogna aspettare l'età adulta per poter assaporare certi capolavori?
La prossima puntata seguirà...

Gabriella Romano