27 giugno 2018
Il Sole 24 Ore

Alexandria, la ragazza anti Wall Street sciocca i democratici Usa

di Angela Manganaro

 

Alexandria Ocasio-Cortez ha scioccato la sinistra d’America. Una donna di ventotto anni di origine latino- americana che ha lavorato per la campagna presidenziale del socialista Bernie Sanders vince le primarie democratiche per il seggio alla Camera di metà mandato, il voto del prossimo novembre. Non stupisce il profilo, al contrario Ocasio-Cortez sembra la candidata perfetta in tempi di movimentismo e MeToo; fa però riflettere e discutere che abbia battuto Joe Crowley, veterano di 56 anni che avrebbe dovuto essere il prossimo speaker democratico della Camera a posto di Nancy Pelosi; e la sconfitta ha ancora più significato perché è stata decisa dai newyorkesi , i liberal più convinti e anche tradizionalmente ortodossi (qui alle primarie presidenziali 2016 Hillary Clinton battè nettamente Bernie Sanders).

Questa bella ragazza con poca esperienza ha portato avanti un programma da attivista, leggi sull’immigrazione più di sinistra in un momento in cui il presidente Trump ha radicalizzato la questione, estensioni del Medicare, programma sanitario a tutti e non solo ai meno abbienti, il problema casa a New York che sicuramente ha attirato il voto dei più giovani. È stata anche la candidata anti Wall Street perché vuole ripristinare il famoso Glass Steagall Act, una legge varata negli anni della Depressione che per circa sessanta anni ha separato l’investment banking dai crediti ai privati, legge abrogata nel 1999 – per volontà della maggioranza repubblicana ma firmata da Bill Clinton – concausa per molti della disastrosa crisi finaziaria del 2007-2008.

Alexandria, considerata folle a correre contro un peso massimo del partito in una città che non si era fatta ammaliare dalle promesse radicali di Sanders, ha vinto nel Bronx e nel Queens, i due borough meno ricchi e con più immigrati. Il suo video elettorale è tutto girato in una New York senza turisti e grattacieli, né la sofisticata Manhattan né la Brooklyn di gran moda ma anonime e pur riconoscibili strade newyorkesi, circoli in cui ancora regge il vecchio modo di fare politica, la metropolitana, la chiesa di quartiere.

Un ritorno al local che vediamo ovunque anche in Europa, voglia di cambiare ma anche di rispecchiarsi in una identità che punisce i candidati scontati, deboli che anestetizzano la vita del partito. Ora il vecchio partito democratico ha la possibilità di evitare la fine dell’establishment repubblicano annichilito dalla vittoria di Trump.

Alexandria è la prova che anche chi volta dem non accetta più un leader e un establishment selezionati con i vecchi metodi che portano avanti politiche comunque moderate che guardano al centro (dai Clinton Bill e Hillary a Obama la linea non è in sostanza mai cambiata). «È tempo di riconoscere che non tutti i democratici sono uguali» dice Ocasio-Cortez nel suo video ora virale su Youtube.

Alexandria non è un caso isolato, i candidati dem tradizionali soffrono un po’ ovunque a vantaggio degli outsider. Donald Trump salta addosso agli sconfitti, in particolare a Crowley che è esattamente l’esempio di vecchio politico per giunta democratico che il presidente detesta.

La vittoria di questa trentenne che alcuni definiscono socialista fa brillare soprattutto l’assenza di una vera guida perché dopo la sconfitta di Hillary Clinton nessuno ha voluto prenderne il posto, anche per non bruciarsi in vista della corsa alla Casa Bianca 2020. Intanto è bruciata la candidatura di Mark Zuckerberg danneggiato dallo scandalo Cambridge Analytica, sembra dissolta l’ipotesi Oprah Winfrey ed è ancora tutta da definire una discesa in campo di Howard Schultz, ex amministratore delegato di Starbucks.

(Il Sole 24 Ore, 27 giugno 2018)

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