7 Luglio 2014
il Manifesto

Scuola, se l’insegnante non può più studiare

di Claudio Dionesalvi

 

Da 13 anni sono ono­rato di lavo­rare in uno dei quar­tieri a più alta inci­denza ‘ndran­ghe­ti­sta della Cala­bria. Tutte le mat­tine per­corro, a spese mie, 140 chi­lo­me­tri per andare e tor­nare dalla sede di ser­vi­zio. Inse­gno Let­tere in una scuola media sta­tale di un rione che pre­senta i livelli di disper­sione sco­la­stica tra i più alti in Europa. Insieme ad altri col­le­ghi e col­le­ghe, ogni giorno andiamo a pren­dere i ragazzi a casa, li seguiamo nella vita, dedi­chiamo tanto tempo ad ascol­tare e con­di­vi­dere i drammi delle fami­glie da cui pro­ven­gono. Da sem­pre con­tra­stiamo a voce alta la sub­cul­tura mafiosa.

So che in tutta Ita­lia migliaia di altri inse­gnanti svol­gono la mede­sima nostra opera, spesso senza bec­care un cen­te­simo dai fondi desti­nati ai pro­getti che a volte ser­vono solo a lot­tiz­zare, divi­dere e mor­ti­fi­care i volen­te­rosi. Nel quar­tiere in cui inse­gno, i geni­tori dei nostri alunni ci mani­fe­stano rispetto e stima. Non importa che si tratti di per­sone bene­stanti o mafiosi con­cla­mati. Con occhi sin­ceri, tutti ci dicono: «gra­zie prof.». Forse per­ché sul pia­neta Terra, pochis­simi padri e madri augu­rano ai pro­pri figli di diven­tare carne da macello quando saranno adulti. E tutti vogliono bene a chi vuole il bene dei loro figli.
Il mio bor­ghe­sis­simo e per­be­ni­sta vicino di casa, nella città in cui vivo, quando pur­troppo ci incro­ciamo nelle scale con­do­mi­niali, mi dice spesso: «beati voi inse­gnanti che siete una casta, lavo­rate solo 18 ore a set­ti­mana, fate tutte quelle vacanze e date pure lezioni pri­vate senza pagare le tasse». Mi sono sem­pre chie­sto se il mio vicino di casa voti per il Pd o per Forza Nuova. Un paio di volte gli ho rispo­sto a muso duro: «ma tu ci sei mai stato in una scuola negli ultimi vent’anni?» E lui, sem­pre più spoc­chioso: «ti arrabbi? Non è che per caso hai la coda di paglia?»

Adesso che il signor Mat­teo Renzi ha deciso di rad­dop­piarci l’orario, il mio vicino di casa ha perso un argo­mento. I miei alunni, invece, rischiano di per­dere punti di rife­ri­mento. Tutte le volte che si rivol­ge­ranno a me per affron­tare uno degli infi­niti pro­blemi, sia a loro che ai rispet­tivi geni­tori sarò costretto a rispon­dere: «scu­sate, ma devo cor­rere a ri<CW-17>nchiudermi die­tro la cat­te­dra o a sosti­tuire i col­le­ghi assenti». Per­ché a fare due conti, c’è da met­tersi le mani nei capelli: 36 ore di ser­vi­zio set­ti­ma­nali più 10 di viag­gio più 1 di rice­vi­mento più 2 di organi col­le­giali più un numero impre­ci­sato di ore per cor­reg­gere com­piti, riem­pire i regi­stri e fre­quen­tare i corsi di aggior­na­mento. Tutto que­sto per 1500 euro al mese, con una fami­glia a carico, senza altre entrate.

A parte il fatto che un essere umano, soprat­tutto quando svolge lavori deli­cati, cere­brali e rivolti ai minori, dovrebbe pure ricor­darsi di vivere, cioè fare l’amore, distrarsi e “ricrearsi”, in realtà adesso sorge un altro pro­blema: dove tro­verò il tempo di stu­diare? Per­ché forse que­sto in pochi lo sanno, ma un vero docente, prima di inse­gnare, deve soprat­tutto studiare.

Non ho mai nutrito stima per i miei col­le­ghi che svol­gono la dop­pia atti­vità. Per­ché mi sono sem­pre chie­sto dove tro­vino il tempo per stu­diare e pre­pa­rare la lezione del giorno dopo.
In ogni caso, reste­ranno delusi gli inse­gnanti che hanno votato Mat­teo Renzi. Loro si aspet­ta­vano pro­po­ste di miglio­ra­mento della qua­lità didat­tica. Invece que­sto governo sinora ha elar­gito tanti soldi alle imprese di costru­zione per l’edilizia sco­la­stica e adesso si appre­sta a tagliare ancora i fondi per la scuola pub­blica, rad­dop­piando l’orario di inse­gna­mento. Ren­dendo la vita impos­si­bile a migliaia di docenti che ancora ope­rano in modo umano, finirà di disu­ma­niz­zare la pub­blica istru­zione che è l’unico set­tore in cui gli ero­ga­tori di un ser­vi­zio rice­vono i pro­pri utenti tutti insieme, simul­ta­nea­mente, all’interno di un’aula.

Resterà deluso chi si aspet­tava un tetto mas­simo di 15 alunni in ogni classe, un pos­si­bile limite di età fis­sato a 60 anni per i docenti in ser­vi­zio, cri­teri di con­ti­nuità trien­nale degli inse­gnanti su una sin­gola classe, assor­bi­mento dei pro­fes­sori pre­cari, nuovi sistemi di for­ma­zione e assun­zione del per­so­nale.
Reste­ranno delusi tutti, tranne quelli che masti­cano odio sociale e ser­bano ran­cori posta­do­le­scen­ziali verso la classe docente. Vio­len­tato dai miti fal­li­men­tari della pro­dut­ti­vità neo­li­be­ri­sta, il sistema sco­la­stico peg­gio­rerà ulte­rior­mente. Le con­se­guenze più gravi rica­dranno sui ragazzi che assor­bi­ranno il mal­con­tento e le fru­stra­zioni di una classe docente sem­pre più fret­to­losa e robo­tica. Ma almeno adesso so con cer­tezza per chi vota il mio vicino di casa.
*L’autore è inse­gnante di ruolo nella Scuola media

da il Manifesto

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