9 agosto 2018
dinamopress.it

Argentina, il Senato ha votato contro l’aborto legale

di redazione Dinamopress

38 no, 31 sì, 2 astenuti. Il Senato argentino vota contro milioni di donne scese in piazza in questi mesi. Due giorni fa, l’ultima morte per aborto di una ragazza di 22 anni. “Ma noi abbiamo appena cominciato”, dicono dentro la Marea verde

A Buenos Aires la notizia era nell’aria già da ore, diversi cambi di fronte degli ultimi giorni avevano reso la situazione molto difficile. Nonostante ciò, il risultato del voto sulla legge per far emergere l’aborto dalla clandestinità lascia l’amaro in bocca e una grande rabbia nel cuore.

38 no, 31 sì e 2 astenuti, nel Parlamento. Fuori, una manifestazione imponente di più di 2 milioni di persone. La decisione di 7 senatori costringerà le donne argentine a continuare a rischiare il carcere per interrompere le gravidanze non desiderate e a morire di aborto. Il movimento femminista ha ribattezzato queste morti “femminicidi di Stato”. Sono oltre 3mila dalla fine della dittatura, nel 1983. L’ultima è di soli due giorni fa: Liliana Herrera aveva 22 anni.

Con questo voto, il Senato segna una definitiva e insanabile lontananza dalla società. Quello che è successo questa notte dentro il Parlamento argentino non rimarrà senza effetti. Fuori e dentro le istituzioni.

La proposta di legge per legalizzare l’aborto era stata presentata per l’ottava volta dalla Campagna nazionale per l’aborto libero, legale e gratuito. Non era mai arrivata così avanti. E questo grazie alle straordinarie mobilitazioni che negli ultimi mesi hanno scosso il Paese.

L’ultima, e forse la più incredibile, quella di ieri: dalle 10 di mattina fino al voto finale, intorno alle 3 di notte, ora locale. Oltre 2 milioni di donne hanno circondato e assediato il Parlamento, inondando le strade del centro della città.

“Mañana seguimos” e “Esto recién empieza” hanno detto subito dentro la Marea verde. Il movimento, comunque, ha già vinto nelle strade: creando forme di sorellanza per garantire e tutelare, pur nell’illegalità, la possibilità di abortire; trasformando questo diritto in un tema centrale dell’agenda politica; scontrandosi con la stigmatizzazione riservata alle donne che interrompono la gravidanza.

Purtroppo, bisognerà attendere ancora perché l’aborto sia riconosciuto e legalizzato. Ma la strada è segnata e tornare indietro è impossibile.

Intanto nella notte a Buenos Aires lacrimogeni e cariche davanti al Congresso. Si parla di alcune donne ferite e otto arresti.

(dinamopress.it, 9 agosto 2018)

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