9 novembre 2018

Barbablù, Desirée e i due fratelli

di Cristiana Fischer

Perrault pubblica la fiaba di Barbablù allo scoccare del 1700. Mia nonna, veneziana di Corfù, instancabilmente mi raccontava infinite versioni della stessa fiaba: l’uomo potente, la giovane sposa, l’ordine di non indagare il suo segreto, la sposa-bambina salvata. Blu notte è la barba, un buio che affascina come l’inconscio e il sesso con lo sposo. Egli possiede un grande spazio aperto e organizzato, in cui la sposa si muove alla luce del sole, sempre al suo fianco. Ma c’è anche un piccolo spazio chiuso, e una piccola chiave di accesso, se lei la userà incontrerà la morte.
Desirée, come molte spose in famiglia o altre in diverse circostanze, è stata uccisa in una zona extraterritoriale nel centro di Roma. Ci sono diverse zone di extraterritorialità, dove gruppi criminali fanno la legge e regolano a loro modo i rapporti tra i maschi e le femmine. Mafia e ’ndrangheta governano famiglie e lavoro in larghe zone del nostro paese, dove lo stato è quasi ritirato. Su strade e strade la mafia nigeriana mette al lavoro le sue donne.
Nella fiaba di Perrault la giovane sposa è salvata da due suoi fratelli, e alla fine eredita e diventa ricca. Se la fiaba in generale parla del sesso con l’uomo quella di Perrault ne parla in modo contraddittorio: c’è il blu affascinante e pericoloso dell’incontro con la sessualità maschile, ma ci sono anche i fratelli biondi e arditi della sposa che uccidono con le spade (sublimate dal tabù dell’incesto), una sessualità di rapina e possesso, inaugurando il diritto della successione e dei beni.
Alcuni commenti maschili sui fatti che hanno condotto alla morte Desirée richiamano la consapevolezza della vicinanza tra sesso e morte e invitano a lavorare sull’inconscio. Mi ricordano i fratelli: anch’essi con spade di parola – sia pure troppo tardi – intendono non solo vincere Barbablù ma anche uccidere il Barbablù dentro di loro.

Nella nostra cultura individuale dell’uguaglianza si farebbe quindi luce – non sul sesso ma sul rapporto tra uomini e donne. In questi rapporti le donne entrano come singole, mentre gli uomini stuprano in gruppo, o a volte uccidono lei e poi si denunciano e si consegnano, tanto si sentono in compagnia della legge! D’altra parte i fratelli che vorrebbero garantire le donne e chiamarle ad allearsi non riescono a rendere libero il territorio, non a sciogliere i modelli familiari mafiosi – perché con le mafie fanno affari, anche con quella nigeriana dato che usano i servizi delle loro donne. I fratelli illuminati e illuministi non riescono a regolare il mercato liberista, in cui tutto si vende all’impronta, perché non possiedono misure certe di valore. Tocca ancora al femminismo indicare terreni comuni da fertilizzare.

(www.libreriadelledonne.it, 9 novembre 2018)

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