20 ottobre 2017

CGIL amore mio

di Marisa Guarneri

Quando sono arrivata alla Montedison di Linate nel 1970 avevo 22 anni. Sono diventata rappresentante della CGIL dentro il Consiglio di Fabbrica alle prime elezioni dei delegati.

Cosa strana per me in quel periodo accesa extraparlamentare. Questo ha voluto dire stare dentro una Sezione Sindacale di Fabbrica CGIL, e successivamente anche in un direttivo Nazionale della Filcea. Nella mia fabbrica c’erano 1.500 persone, donne e uomini che lavoravano nei reparti di produzione – pericolosi e nocivi – e qualche centinaio di ricercatori nelle palazzine del Centro ricerche.

C’era un lungo viale fra l’entrata (cancello) principale e le palazzine del Centro Ricerche e si doveva allungare il passo per andare a timbrare nel gabbiotto dopo la mensa degli “impiegati”, separata da quella degli operai.

Ho sempre avuto problemi ad arrivare in orario e quella lunga camminata era un tormento, mi passava sempre accanto in bicicletta il mio amico Mario che dai reparti di produzione si spostava per qualche compito da svolgere al Semiscala, luogo di sperimentazione dei tipi di produzione in corso. Dopo qualche tempo, sia operai che impiegati mi salutavano. Alcuni ironicamente, altri in modo affettuoso.

Ero l’unica donna nell’esecutivo del C.d.F., cosa ancora non consueta.

L’arrivo in massa di nuove delegate ricercatrici avvenne alcuni anni dopo.

Ci sono alcune cose che non potrò mai dimenticare e che sono nel mio cervello nitide come se tutto fosse accaduto qualche mese fa.

Lo scoppio che – per fortuna – avvenne nell’intervallo di pranzo e la paura subito chiara che portava la notizia: era saltato un reparto. Insieme ad altri del CdF corremmo verso i reparti. Non mi lasciarono entrare. Ci fu un morto. Una manifestazione spontanea e furiosa, che cercammo di condurre fuori dalla zona di produzione. Poteva succedere davvero di tutto.

L’altro ricordo è bello, nella sua drammaticità: un lungo tavolo dove pranzavamo al sole tutti insieme. Davanti al cancello di entrata. Eravamo in occupazione!

Terza situazione la diossina. Che arrivò dopo l’esplosione a Seveso. Era agosto ed ero praticamente la sola rappresentante sindacale in fabbrica. Richiamai tutti gli operai che avevano avuto a che fare con la diossina per fare analisi di controllo.

Sarebbe troppo lungo raccontare tutta la vicenda successiva. Lo farò, ma non qui.

Mi preme dire che il punto forte di questa esperienza fu la denuncia contro Montedison per aver disatteso alla legge di parità nel numero di donne messe in cassa integrazione, superiore a quello degli uomini. Per il dispiacere a molte donne si bloccarono le mestruazioni. Avevano lottato per quel lavoro (nel Centro Ricerca) ci tenevano, non volevano essere espulse, e “tornare a casa ad occuparsi della famiglia” era per loro intollerabile. Il processo andò in sostanza bene e non potendole far lavorare, ma dovendole pagare lo stesso diventò più favorevole per l’azienda richiamarle.

I corpi delle donne hanno sempre contato per me, e dopo anni di trattative per gestire cassa integrazione e trasferimenti mi permisi di andarmene. Ho portato con me il ricordo di lotte grandiose delle donne: il movimento delle delegate che unitariamente lottarono perché il sindacato prendesse posizione a favore dell’aborto. La formazione alla differenza di delegate bancarie e poi di responsabili della CGIL nazionale.

Già viveva la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate.

Fu molto doloroso vedere la struttura della Montedison di Linate scomparire un pezzo alla volta e finalmente nel 1985, accettai la proposta delle donne dell’UDI di Milano e andai con loro a costruire il Centro di formazione professionale e reinserimento per le donne, DonnaLavoroDonna.

E qui comincia un’altra storia.

Nonostante le divergenze, le lotte di schieramento, i conflitti, i congressi vissuti sempre dalla minoranza e molte altre cose positive, quando passo davanti alla Camera del Lavoro di Milano, mi sento a casa mia.

Un amore, che mio figlio, oggi delegato CGIL, mi dice che ormai ha poco senso e che tutto è molto diverso dagli anni ’70 e ’80.

Ma io penso che il primo amore non si scorda mai.

(www.libreriadelledonne.it, 20 ottobre 2017)

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