18 maggio 2017

Considerate che avevo quindici anni


Anna Paola Moretti
, Considerate che avevo quindici anni. Il diario di prigionia di Magda Minciotti tra Resistenza e deportazione, Collana di ricerche storiche dell’Istituto Storia Marche, edizioni affinità elettive, Ancona 2017.

Prefazione di Luciana Tavernini

 

È stata una sorprendente scoperta leggere il diario di Magda Minciotti, la scrittura di una ragazza che illumina l’esperienza della deportazione per lavoro coatto e nello stesso tempo le forme di resilienza femminile a situazioni di sradicamento.

Un documento rarissimo dove lo scrivere, per quasi un anno tra il 1944 e il 1945, su minuscoli blocchetti di ricevute diventa un esempio di come fare di necessità libertà. Magda sa che le parole possono salvarci perché riescono a mostrare una narrazione della realtà in cui abbia esistenza anche ciò che per noi ha valore, qualcosa che ci guidi nell’agire in situazioni terribili e tra persone che vorrebbero annientare la nostra umanità. Non si tratta di sovrapporre fantasie ma di salvaguardare dentro di sé la propria forza e di saperla giocare nei rapporti con gli altri esseri umani, anche quelli che ci fanno del male.

Così, leggendo le sue parole, capiamo come l’amore di e per sua madre sia una costante guida e un conforto, e come il pensiero della nonna e delle amiche costituisca un mondo femminile di riferimento che le permette di aprirsi a nuove e variegate relazioni, sapendo giudicare ma anche affidarsi.

Vediamo che la cura del proprio corpo è intrinsecamente legata al rispetto di sé, al darsi valore e a valorizzare chi le è vicino, e come la bellezza possa improvvisamente apparire o farsi udire nei luoghi più deprivati e dare gioia.

Partecipiamo ai momenti di paura e abbattimento di cui il diario diviene confidente segreto perché un modo di resistere è anche mantenere allo sguardo altrui un’immagine di intangibilità.

Seguiamo con apprensione il viaggio della deportazione, la vita schiavile nelle fabbriche e la coabitazione negli alloggiamenti comuni, la sopravvivenza sotto i bombardamenti e il dolore per il distacco e poi la morte del fratello deportato con lei.

Scopriamo il punto di vista di una giovane donna, cosa vede, cosa prova, come agisce e interagisce, come costruisce la sua soggettività in una storia che coinvolge tante altre persone e istituzioni.

Ho accennato solo ad alcuni elementi di questa narrazione ricchissima a cui il lavoro di ricerca empatica e allo stesso tempo rigorosa della storica Anna Paola Moretti ha dato un ampio respiro.

Nel libro il diario dialoga con documenti familiari, fotografie, memorie coeve, incontri con testimoni, visite a luoghi dove si è radicata la memoria, oltre che con molti studi storiografici anche recentissimi. Il racconto si spinge indietro nel tempo per ricostruire la biografia di Magda e il contesto della sua storia singolare, creando quasi un romanzo di formazione di un’adolescente cresciuta in una famiglia mazziniana, che crede nel valore della solidarietà e della cultura per uomini e donne e agisce in prima persona nella Resistenza e nella lotta contro fascisti e nazisti. Quindi prosegue accompagnando Magda prigioniera delle SS con testimonianze sul viaggio di deportazione e sul lavoro coatto in Germania. Va oltre descrivendo la situazione del Dopoguerra in Italia dove la rimozione collettiva costringe al silenzio ma spinge anche a una salvaguardia personale della memoria, di cui la storiografia più avveduta ha colto la necessità politica.

Il libro ci offre una visione non semplificatoria (non tace sui conflitti interpretativi né sulle cancellazioni) soprattutto degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso in Italia e Germania, un periodo storico attraversato da eventi drammatici e grandi cambiamenti, sapendo mostrarci la capacità originale di azione femminile intrecciata a quella maschile.

È affascinante seguire le modalità innovative della ricerca storica messa a punto da Anna Paola Moretti, che dal “cerchio di fiducia” attraverso cui ha conosciuto l’inedito documento, ha potuto, e noi con lei, seguire la protagonista nei suoi spostamenti, intrecciando relazioni con chi si sta muovendo per una storia dove il modo di agire femminile abbia rappresentazione non omologata a quella maschile, grazie anche alla capacità della storica stessa di mettere in gioco la propria soggettività.

Un percorso storiografico di cui l’autrice dà conto nella preziosa introduzione. Assistiamo allo svelamento di una storia a lungo rimossa perché, come molte e molti deportati segnaleranno, prevaleva il desiderio di dimenticare nello slancio della ricostruzione; perché il contributo femminile alla Resistenza, vista soprattutto come un fatto militare, è stato letto come ancillare e non strutturale, con l’idea di far ritornare le donne a ruoli tradizionali; perché la memoria storica venne legata alla forma partito, creando spesso veri e propri “feudi interpretativi”. Una storia che, messa in luce, ci permette di cogliere quanto ancor oggi il “libero” spostamento di migranti e profughe/i sia di fatto coatto e possiamo vedere lo stretto legame tra uno sviluppo di tipo capitalistico e una manodopera precaria e asservita, come accadde per Magda con il reclutamento quale “libera lavoratrice” da parte di dirigenti della Siemens di Norimberga.

Anna Paola Moretti ci sorprende per il suo sguardo libero e per la sua erudita conoscenza (basta vedere l’accuratezza delle note) che le permettono di rendere vivo il soggetto della sua ricerca, lasciandone risuonare la voce, invece di proporre un’immagine agiografica o operare illusorie proiezioni, e inoltre di trovare nessi inediti che illuminano il presente senza sovrapporlo al passato. Riesce così a prendere autorevolmente le distanze da interpretazioni convenzionali, a volte riduttive se non cieche.

Ci troviamo di fronte a un libro-scrigno dalle molte sfaccettature che, grazie anche all’accurata, limpida e avvincente scrittura, alla struttura che si apre di volta in volta su nuovi aspetti della realtà, costituisce non solo una lettura intensa e preziosa per le persone adulte e per quelle esperte della materia ma soprattutto per le giovani e i giovani che vi possono trovare spunti di riflessione e di confronto tra passato e presente, suggerimenti per aumentare il proprio coraggio, le propria capacità di relazione e di azione.

(www.libreriadelledonne.it, 18 maggio 2017)

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