2 giugno 2017
il manifesto

Dall’aborto al velo, quando il desiderio è già politica

di Laura Marzi

FEMMINISMO. «Libere tutte», di Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti edito da minimum fax

In un passato molto recente, a occupare una parte dello spazio di riflessione pubblica sul tema della libertà delle donne e delle differenze di genere, è stata la cosiddetta teoria del gender. Di difficile definizione, perché lungi dall’essere una reale elaborazione teorica su un oggetto di ricerca definito, essa ha avuto fin da subito l’effetto di generare grave diffidenza nei confronti delle questioni etico-politiche che riguardano, volente o nolente, il corpo e i destini sociali delle donne.

Aleggiando nel dibattito socio-politico come una nuvola temibile e nera, la teoria del gender ha svolto la funzione di catalizzare i timori atavici suscitati dalla libertà di scelta delle donne. Nel testo Libere tutte edito da Minimum Fax (pp. 218, euro 15), attraverso una rassegna precisa e approfondita, le autrici Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti evidenziano, infatti, come al centro dei temi sociali più complessi e urgenti si trovino, esattamente, la libertà e il corpo femminili che «sembrano servire a marcare il confine simbolico delle identità collettive, che siano etniche, nazionali, religiose, sociali».

Senza mai indulgere in una visione libertaria o vittimista, le autrici analizzano i temi di attualità e di storia delle donne che, come recita il sottotitolo, spaziano dall’aborto al velo, partendo dal dato di materialità delle esistenze, in primo luogo le loro: l’elaborazione del testo si è sviluppata, infatti, anche attraverso la loro pratica politica femminista.
L’obiettivo di libertà individuato da D’Elia e Serughetti è quello di non cadere nella trappola del (corto)circuito binario. Le vite delle donne, inserite in un contesto storico-politico e di relazioni, si definiscono, infatti, attraverso scelte complesse e plurali che non ha senso giudicare con la prospettiva del dualismo patriarcale, che in questo caso si declina tra «l’individuo proprietario di sé» e una visione paternalistica che prevede l’esistenza di un bene superiore per le donne, a cui aspirare.

Questa libertà di sguardo è perseguita dalle autrici nel corso di tutto il testo, che affronta, fra altri, il tema dell’aborto, della maternità surrogata, del burkini, della prostituzione e/o sex work; riflette sulla questione del velo, ma non dimentica di ragionare su come possa essere percepito, da chi non è occidentale, l’obbligo di conformarsi a una certa misura estetica.

Tutti argomenti che trovano attenzione da parte della cronaca, ma spesso strumentalizzati e distorti in nome di posizioni politiche varie. In Libere tutte l’analisi è svolta, invece, a partire da una bibliografia ampia e varia, che comprende testi capitali dei femminismi europei, statunitensi e di quelli arabi, considerando anche la letteratura grigia e autrici contemporanee. Il risultato è che le lettrici e i lettori sono appunto liberi di sviluppare una prospettiva critica su questioni gravi e complesse, perché ci sono temi su cui è meglio sapere e meditare che essere liberi di straparlare.

(il manifesto, 2 giugno 2017)

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