1 maggio 2018

Di saperi nati dalla sete. Sull’ultimo libro di Antonietta Potente

di Stefania Tarantino

 

Presento questo libro alla luce di tre esperienze che ho vissuto recentemente. La prima. Qualche giorno fa ho avuto un incontro raro. Ero impegnata nei lavori di pulizia di una casa appena ristrutturata nel Cilento. Ho sentito un canto di uccelli che non avevo mai sentito prima. Incuriosita da quel canto, ho lasciato ciò che stavo facendo e mi sono precipitata fuori. Ciò che mi è apparso davanti mi ha lasciato senza fiato e mi ha riempito di stupore. Una ventina di coloratissimi gruccioni, conosciuti scientificamente come Merops apiaster, volteggiavano in una danza emettendo trilli continui. Devo dire che ho scoperto solo dopo che si trattava di gruccioni. Quando li ho visti non sapevo che tipo di uccelli fossero e quei colori intensi che andavano dal blu al giallo, dal rosso al verde, e quelle ampie ali appuntite mi avevano fatto pensare che fossero una specie di pappagalli, ma la cosa era davvero un po’ strana. Che cosa ci facevano i pappagalli nel Cilento? No, non era possibile. Così, cercando le specie di uccelli migratori che passano per le coste cilentane e scandagliando un po’ di immagini, ho capito che si trattava dei gruccioni. Questo incontro mi sembra perfetto per introdurre e invitare alla lettura dell’ultimo libro di Antonietta Potente, Come il pesce che sta nel mare (ed. Paoline, Milano 2017), in cui c’è una parte dedicata proprio al nome e al canto degli uccelli. Ho compreso meglio che cosa l’autrice ci indica con il sottotitolo: la mistica luogo dell’incontro. Infatti, questo suo libro che non è una storia della mistica in senso stretto né la descrizione degli stati estatici vissuti nell’esperienza mistica è la storia di tutti quegli incontri inaspettati che hanno il potere di trasformare la nostra vita. Ma c’è di più: è anche un invito a non stancarsi mai di osservare ciò che ci circonda nella sua evidenza. Imparare a fare spazio a ciò che percepiamo nella sua misteriosità e inesprimibilità. Nelle differenti testimonianze che emergono sul senso della mistica e attingendo a fonti cristiane, ebraiche e islamiche, l’autrice parla della mistica come asse trasversale che sottende i nostri movimenti, come esperienza di un accadimento indescrivibile che fa parte di un percorso assolutamente umano e naturale. È proprio nel mistero delle cose che ci accadono e che ci circondano che, secondo l’autrice, c’è disvelamento della realtà più reale. E ciò accade non in momenti straordinari, ma nella vita di tutti i giorni. Antonietta Potente fa notare come una delle vie mistiche di radice antichissima sia proprio la lingua degli uccelli che troviamo nei miti, nelle fiabe, nei racconti popolari, nei cantici e nei modi di dire delle tradizioni orali popolari. Il corpo ha un suono e il corpo alato e sonoro degli uccelli ha sempre assunto, nelle variegate e differenti civiltà, un ruolo spirituale molto importante, sia rivelatore che ammonitore. Non esiste una mistica senza il coinvolgimento del corpo e il corpo è possibilità di unione, di condivisione, di scambio. Il suono risveglia forze interiori, energie misconosciute e assopite che, se solo vi prestiamo attenzione, ci mostrano un legame indissolubile. Da qui la domanda: che cosa ne facciamo di tutti quei bellissimi cantici di una divina presenza che lascia scie di luce al suo passaggio? La risposta la potremmo trovare se solo iniziassimo a pensare che più che di nozioni è di ali che abbiamo bisogno.

La seconda esperienza riguarda una mia recente visita a Palazzo Steri di Palermo, dove ho visto per la prima volta i graffiti e le scritte lasciate da tutti quegli uomini e quelle donne che hanno vissuto nell’infernale macchina dell’Inquisizione. Si tratta di mura che, nonostante lo scorrere del tempo, trasudano dolore e sofferenza. Parole e disegni che testimoniano di torture indescrivibili, di disumani isolamenti, di corpi in cui è stato spento qualsiasi barlume di scintilla interiore. Antonietta Potente ci spiega come la mistica sia ricucitrice di ferite, spostamento in ogni direzione, sbilanciamento dal limite del corpo, trasformazione per l’indicibilità di ciò che si sente e si vede. Ed è anche ciò che ritorna sempre poiché, lo spirito degli uomini e delle donne libere, ritorna anche quando li bruci, li torturi o li allontani. La mistica è ciò che sottende alla vita come il rizoma lo è per le piante.

La terza esperienza riguarda il sapere nella sua forma più generale. Se la nostra conoscenza non ci apre le porte della nostra interiorità, se non smuove qualcosa nel profondo di noi stessi, tutto ciò che diciamo e facciamo resta miseramente sterile. Non a caso, in questo libro, la ragione deve diventare porta maestra dell’amore. La porta è un altro significante importante della mistica a Oriente come a Occidente e indica il superamento di ciò che pensiamo separato chiudendo così qualsiasi possibilità di incontro. Qui la forza politica trasformante del messaggio mistico, come cammino di ricerca che apre spazi, riunifica le vite, riporta alla sorgente delle cose nella loro semplicità. La sapienza cui la mistica allude nasce dalla sete e ha il tono di un’invocazione che travalica gli stretti confini della razionalità che, anche nel suo massimo dispiegamento, non ha impedito gli orrori ed errori della storia. È necessario guardare e guardarsi dentro perché è solo nella profondità che possiamo vedere il principio. Il libro è cosparso di citazioni che provengono dal mondo mistico dell’Islam. È in quel mondo che l’autrice vede l’origine di quella pura luce che dobbiamo lasciare entrare negli interstizi più oscuri. Un’immensa sete di sapere, di giustizia, di bene, ha accomunato da sempre spiriti lontani e diversi. Unire la propria sete a quella degli altri, capire che ciò che dà significato vero alle nostre vite ci proviene dal di fuori di noi stessi, oltre ai perimetri su cui abbiamo tracciato i nostri confini sempre più tristi e mortiferi. L’accumulazione, la guerra, la privatizzazione, tutto ciò ci fa perdere la gioia dell’incontro, di qualsiasi natura sia. Non si tratta di essere credenti o meno. Questo libro ci domanda quali sono oggi le pratiche politiche che possiamo mettere in campo per imparare nuovamente a leggere la realtà e per uscire da questa storia che distrugge tutto e separa ogni cosa. E ci domanda anche di rivolgerci a quelle dimensioni che si intersecano e si legano tra loro poiché, come scrive l’autrice, ci deve essere un luogo in comune, uno spazio, un cuore dove viviamo, nella verità della differenza, questa bellissima appartenenza gli uni agli altri, le une alle altre.

 

La composizione del libro

“Come il pesce che sta nel mare” riprende una frase presente all’interno del Dialogo della divina provvidenza di Caterina da Siena. L’autrice ne riprende anche la forma dialogica. Si tratta, infatti, di sei lettere indirizzate ad amici e amiche che condividono con lei percorsi sperimentali di vita e di saperi. Il libro si apre con un’introduzione cui l’autrice dà, significativamente, il titolo di una lettera di San Paolo ai Corinzi: La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Il primo dialogo s’interroga sul senso della mistica ed è una lettera indirizzata a un suo fratello boliviano. Il secondo dialogo traccia un cammino interiore ed è una lettera indirizzata a un’amica musulmana. Il terzo dialogo tratta del nome e del linguaggio degli uccelli ed è una lettera indirizzata a una sua sorella boliviana. Il quarto dialogo approfondisce il significato della questione mistica e del fatto che se anche Dio non fosse, ci sarebbero comunque i corpi con la loro sete ed è una lettera indirizzata a una sua amica veronese. Il quinto dialogo riguarda una riflessione sulla quotidianità della mistica ed è una lettera indirizzata a un’altra sua amica veronese. Il sesto dialogo si occupa del significato attuale delle pratiche mistiche ed è una lettera a una sua amica veneziana. Le conclusioni sono fatte come se dovessimo concludere.

 

Il libro sarà presentato all’Istituto Italiano per gli studi filosofici di Napoli (Via Monte di Dio, 14) da Stefania Tarantino il 7 maggio 2018 alle ore 17 alla presenza dell’autrice.

 

(www.libreriadelledonne.it, 1 maggio 2018)

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