6 settembre 2018

Dire Dio nella lingua materna. Luisa Muraro con Lucia Vantini

Recensione di Mira Furlani

Sulla scrittura delle donne in passato si è registrata una cancellazione che ha impedito di annoverarla nella cultura canonica, nascondendo così alle successive generazioni la creatività sorgiva di tanti testi femminili. Ma, afferma Luisa Muraro, l’inganno numero uno è un altro: si è voluto “far credere trattarsi di una semplice discriminazione antifemminile, vale a dire di una questione di diritti negati. Si tratta, invece, di una contraddizione riguardante il rapporto fra la scrittura e la tradizione: il senso della scrittura per una donna e la vita stessa del suo desiderio sono di una qualità che non si presta alla fissazione di un canone, e domandano un’altra tradizione”. E prosegue: “Finora molte studiose hanno lavorato sui testi di donne con l’intento di riparare ad un torto di dimenticanza o di discriminazione, e con l’obiettivo di iscriverli nella tradizione canonica. Ma quel fatto che dicevo, ora che è venuto alla luce e se la mia intuizione non è sbagliata, ci invita a lasciar perdere le illusioni progressiste e le rivendicazioni femministe, per interrogarci sulla scrittura femminile che resta fuori dai canoni della cultura ufficiale: se è vero che qualcosa la rende, di suo, non traducibile in quelle forme, CHE COS’È?” (Le amiche di Dio, 2001 pag. 205).

Nella mia ignoranza sono rimasta a lungo ferma su questa domanda: che cos’è? La risposta mi è arrivata poco tempo fa, dopo aver letto il recentissimo libro intitolato Dire Dio nella lingua materna.

Dire Dio nella lingua materna è un testo-intervista con domande che Lucia Vantini, giovane teologa e filosofa di Verona, rivolge a Luisa Muraro. Le domande (lo percepisce bene una donna come me che l’amore verso il Vangelo e una lunga pratica cristiana fuori dai canoni tradizionali, l’ha portata a un duro conflitto con il parroco di una comunità parrocchiale definita progressista), fanno affermazioni e considerazioni, a volte mostrando incertezze che complicano il ragionamento che poi le successive risposte di Luisa Muraro riescono a sgarbugliare, sciogliendo i nodi come neve al sole. Quasi un miracolo, mi sono detta più volte durante la lettura! Dire Dio nella lingua materna è così difficile? Sì e no. Per Giuliana di Norwich è facilissimo: nel suo Libro delle rivelazioni, che risale verso la fine del 1300, essa sviluppa una teologia della maternità di Dio scrivendo in lingua materna.

Dopo un’introduzione scritta dall’intervistatrice, il testo si snoda fra domande e risposte, ciascuna delle quali porta un titolo suo proprio. Tutte le risposte di Luisa Muraro dicono e aprono alla lingua materna fra verità soggettiva, cultura e sapienza che conducono, sia chi interroga che chi legge, verso una autocoscienza illuminante, dentro e fuori di sé.

Di seguito segnalo solo alcuni temi che mi hanno colpita e fatto riflettere, con l’unico scopo di mostrare la profondità degli argomenti trattati nel libro:

  • Che cosa c’entra Dio con una donna che va al mercato senza farsi intimidire dai prezzi, spinta solo dal proprio desiderio? (pag. 50-51);
  • Andare oltre la Sacra Scrittura, come tipica impresa del dio Spirito Santo (pag. 71-72);
  • Credere nella felicità come fatto che può capitare, crederci per esperienza propria e come punto di partenza presente nelle rivelazioni mistiche (pag. 74). Per es. nel comunismo l’essenziale era sentirsi uguali, compagni, protagonisti: era il punto di partenza di tutto il resto. Che cosa viene a mostrarsi nelle “rivelazioni” scritte dalle mistiche? Il punto di partenza! (pag. 75);
  • La mistica e poeta Hadewijck scrive: soffrire per amore è guadagnare (pag. 106). Com’è illuminante e controcorrente la sua visione rispetto la mentalità moderna e post-moderna del dominio e del possesso e quella di una società dei femminicidi e l’inumana alternativa del mors tua vita mea delle migrazioni respinte (pag. 69);
  • Sostiene Luisa Muraro: Il desiderio non ha l’ultima parola (pag. 106). Infatti la beghina e mistica Margherita Porete, morta nel 1310 bruciata viva a Parigi a causa del suo libro Lo specchio delle anime semplici, parla di una morte del desiderio che porta il personaggio di Anima (Margherita stessa) in vista del paese della libertà (pag. 105-106): “…il non bastarmi, la mancanza, è quello che ho di più valido, perché se mi bastasse in quanto riesco io ad amare, sarei scadente tanto quanto poco ho di amore” (pag. 107).

Non dirò nulla sul finale, parole stupende di verità che sembrano, e forse lo sono, direttamente ispirate dal dio Spirito Santo.

Luisa Muraro con Lucia Vantini, Dire Dio nella lingua materna, editrice Il Margine, 2018, pp. 124, 12 euro.

Attualmente il libro è acquistabile solo alla Libreria delle donne, via Pietro Calvi 29 Milano, e si può richiedere via e-mail a info@libreriadelledonne.it.

(www.libreriadelledonne.it, 6 settembre 2018)

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