5 giugno 2018
Arcipelago Milano

È un nuovo modo di venire al mondo, è un business o è un ritorno del vecchio patriarcato?

di Giovanna Cifoletti

Il 29 aprile 2018 la Libreria delle donne di Milano pubblica una lettera aperta ai dirigenti della Rai TV di Luisa Muraro. Vi si dice che il telegiornale Rai delle ore 19 di sabato 28 aprile ha dato la notizia di un bambino che ha due padri, anzi “due papà”, e come tale è stato regolarmente iscritto all’anagrafe di Roma. Luisa Muraro ha scritto: «Le sindache (e i sindaci) d’Italia, possono credere nella cicogna che porta i bambini, ma quelli che preparano i telegiornali, no, loro no. Pago il canone e pretendo che i giornalisti della tivù pubblica sappiano come nascono i bambini.» e ha chiesto ai giornalisti «evitate, per favore, di usare lo spazio delle notizie per raccontare certe storie.»

È vero: qualche volta il brio giornalistico non chiarisce, ma anzi maschera una situazione. Il fatto descritto infatti non è che miracolosamente a Roma due uomini sono riusciti ad avere un figlio ma che si è ritenuto, a tutela del figlio, di registrare come genitori una coppia omosessuale maschile che era ricorsa alla gestazione per altri. Mentre la pratica “parallela” per le donne, cioè la fecondazione eterologa è ammessa in Italia, la pratica della gestazione per altri è vietata dalla legge anche per le coppie eterosessuali.

Il richiamo alla differenza sessuale è giustificato, anzi necessario: diverse legislazioni occidentali sulla gestazione per altri escludono che la madre gestante sia anche la madre genetica. La notizia giornalistica, che si riferisce ad una gestazione in Canada, parla perciò di due padri e nasconde non una ma due madri.

Il tema è tra i più scottanti. Scrivo dalla Francia, un Paese piuttosto aperto ai diritti degli omosessuali e interessato alle innovazioni giuridiche sulle libertà individuali. Anche qui il diritto dei bambini di avere uno statuto di cittadini, quel diritto appunto che hanno voluto garantire le municipalità italiane che hanno registrato queste nascite, è l’unico aspetto che fa l’unanimità.

La gestazione per altri è proibita e molti fanno valere che questa pratica può essere foriera di problemi personali e sociali, soprattutto in quanto facilmente dominabile dalla criminalità organizzata. Tuttavia di fronte all’accessibilità tecnologica e alla disponibilità pecuniaria è impossibile costruire una barriera se non mediante una regolamentazione che ponga come priorità il rispetto delle persone in gioco.

Su questo punto l’intervento di Luisa Muraro è fondamentale, perché il rispetto comincia dal piano linguistico. Solo se ambedue le madri biologiche vengono riconosciute come tali, se la loro identità è accessibile al futuro adulto, si rispettano i diritti di ricostruzione delle origini da parte del figlio e si facilita anche una presa di responsabilità di tutte le parti e soprattutto degli aspiranti genitori.

È importante che le conseguenze sul figlio emergano alla coscienza di chi intraprende questa strada. Altrimenti, ci si limiterebbe a passare dalla mater certa dei Latini al pater certus, in un disconoscimento di fatto della madre gestante, per il riconoscimento della quale, a differenza della madre genetica, non si potrà neppure ricorrere a un esame genetico.

Siamo in uno dei paesi con il tasso di natalità più basso al mondo e sotto la pressione dell’aumento dell’infertilità maschile, quindi forse non è strano che i nostri giornalisti si rallegrino per la ratificazione di un nuovo modo di nascere. Ma a quanto pare i problemi legati alle leggi e alle tecnologie della procreazione assistita non risparmiano neppure un Paese con situazione demografica opposta, la Cina. In aprile si è infatti avuta notizia del bambino nato da gameti di genitori morti, messo al mondo da una giovane laotiana nella quale erano stati impiantati due embrioni. Il diritto a ricorrere a questa procreazione per altri è stato accordato ai nonni, i quattro genitori dei defunti genitori genetici, in nome della continuazione della stirpe. La motivazione giuridica, la nazionalità della madre gestante e il fatto che ci fossero originariamente due embrioni solleva perplessità. Infatti l’intervento della gestazione per altri permette anche l’aborto selettivo e la scelta del “bambino migliore”: quindi, in Cina, maschio. Questo si aggiunge agli aborti selettivi a seguito di ecografia, per un Paese con un deficit di nascite annuali di femmine di diversi milioni.

Hannah Arendt scriveva che la natalità è l’espressione massima della libertà, che il nuovo assoluto rappresentato da una nascita è il fondamento dell’azione umana. Quando Arendt scrisse La condizione umana la popolazione mondiale era di tre miliardi e solo nel 2000 si era raddoppiata.

La sua filosofia va quindi aggiornata? Senza dubbio. Ma la sua concezione era più ampia di un semplice diritto alla realizzazione del desiderio di procreazione, quale sembra dominare con la generalizzazione consumistica delle pratiche di procreazione assistita. Nei suoi testi la nascita viene descritta come inizio assoluto di qualcosa di nuovo solo se ha luogo un passaggio dalla fisiologia alla biografia. Ma la natura ha stabilito che questo sia realizzato proprio nel corpo femminile.

Questa prima “cultura” – e non solo “natura” – è ciò che la grande cultura ha sempre dimenticato. Ora l’importanza di questa fase della vita si mostra anche drammaticamente nella gestazione per altri. Ma questa è anche la fase che, se riconosciuta, potrebbe davvero ridimensionare il dato genetico che dà luogo a tanta tracotanza tecnologica e inadeguatezza giuridica.

Per quanto sia ardua la strada di una nuova legge sull’adozione, lo sarà meno che elaborarne una soddisfacente sulla gestazione per altri.

 

Giovanna Cifoletti

École des hautes études en sciences sociales, Parigi

per Gruppo di donne Difendiamo la salute

(www.arcipelagomilano.org, 5 giugno 2018)

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