5 novembre 2018
#VD3-Vision

Euforia, un film di Valeria Golino – Italia, 2018, 115’

Ho riflettuto a lungo prima di recensire il film Euforia, opera seconda di Valeria Golino dopo l’acclamato Miele.

Mi bloccavano una serie di perplessità e considerazioni sulla scelta dei personaggi: i due uomini protagonisti, due fratelli, Matteo e Ettore, poco mi corrispondevano con tutto il loro carico di desideri e di affermazioni sessuali, di bisogni di conferme e di incapacia riflettere e elaborare le loro fragilità e disillusioni.

Però ho anche pensato che non avrei fatto giustizia alla regista, al suo lavoro e alla sua onestà che ho ammirato alla sua interessante lezione di regia – fermandomi a queste prime valutazioni.

Perché la storia che racconta Euforia due fratelli e la malattia – mi ha molto emozionato e ho sentito che mi riguardava,risvegliando ricordi e sensazioni intime e importanti. Parla sì della morte ma non in forme retoriche, lo sguardo è nuovo, non scontato. E parla della vita. Ha la sensibilità e la forza di raccontare come cambia la vita, come cambiano le nostre relazioni quando la malattia colpisce una persona cara.

Sa descrivere ed entrare con rara sensibilità e originalità in quelle atmosfere un po’ rarefatte e fittizie che si creano nelle relazioni quando la coscienza della nostra fragilità ci appare nelle sue forme assolute. Situazioni in cui vorremmo allontanare il più possibile il momento della verità, rendere più facile e sereno quell’ultimoscampolo di vita, regalare un’artificiosa inconsapevolezza in uno scambio di finzione con la realtà. E più i nostri sforzi sono orientati in quella direzione più vediamo crescere la consapevolezza nell’altro che forse vorrebbe piangere o ridere con noi e raccontarci tutta la sua paura.

Il film ben racconta il percorso verso questa consapevolezzariassumendolo in una bellissima scena fra i due fratelli in un parco fra coreografie di stormi in volo.

Valeria Golino lo descrive – nelle sue note di regia – con la parola euforia, che dà il titolo al film: «euforia è quella sensazione bella e pericolosa che coglie i subacquei a grandi profondità: sentirsipienamente felici e totalmente liberi. È la sensazione a cui deve seguire l’immediata decisione della risalita prima che sia troppo tardi, prima di perdersi per sempre in profondità».

Nella direzione delle attrici e degli attori la regista mostra grande maturità e talento, a partire dai due protagonisti, Ettore (Valerio Mastandrea) e Matteo (Riccardo Scamarcio) a cui si affiancano le interpretazioni di Jasmine Trinca, Isabella Ferrari e Valentina Cervi. Da sottolineare la sceneggiatura solida e ben costruita scritta da Francesca Marciano e Velia Santella.

 

Silvana Ferrari,

 

(Via Dogana 3, 5 novembre 2018)

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