8 maggio 2018
il manifesto

Guerrini (m5s): «La Casa internazionale non ha creato imprenditoria»

di Alessandra Pigliaru

Il tetto che scotta. Guerrini, presidente della Commissione delle Elette, in una relazione: il progetto è fallito



Circola da ieri la relazione firmata da Gemma Guerrini, Presidente della Commissione delle Elette del consiglio comunale di Roma, circa «gli esiti della indagine relativa alla attuazione del progetto “Casa internazionale delle Donne”». Datata 2 maggio, discussa e controfirmata da sei consigliere del m5s, la relazione dovrebbe essere la risposta alla complessa situazione sorta in seguito al tentativo di sfratto che, mezzo raccomandata, la Casa ha ricevuto lo scorso novembre.

Da allora, vista la pretesa del Comune circa il pagamento della «morosità accumulata» pari a 833mila euro, pena la requisizione dei locali, si è avviata una trattativa per risolvere la situazione in cui versa la Casa da qualche anno, a causa di un canone insostenibile (stabilito nel 2003), cercando di tenere conto dei crediti che il Consorzio può vantare nei riguardi del Comune.

Già nel 2013, sotto la giunta Marino, si era profilata la delicata operazione di confronto tra il direttivo della Casa e l’Amministrazione comunale, conseguenza di alcuni precisi provvedimenti (per intenderci: dalla delibera 140 per «preservare» il patrimonio cittadino fino alla più recente 19/2017 ovvero le «Linee guida per il riordino, in corso, del patrimonio indisponibile in concessione»).

Nel tempo trascorso, la Casa ha cercato di chiarire non solo il valore dei servizi che vengono offerti da decenni alle migliaia di donne che nei locali del Buon Pastore si recano ma anche all’intera cittadinanza. Oltre a quantificare in una cifra intorno ai 500 mila euro (per l’agibilità dei locali, il restauro di una sua parte consistente, la manutenzione costante e altre cose di ordinaria e straordinaria urgenza), il tema è sempre stato su un piano politico e non dettato da una spicciola logica contabile.

Così, anche nella risposta della Casa alle 8 pagine della relazione presentata da Guerrini e colleghe, la replica è punto per punto; cominciando con il rimandare alle mittenti il giudizio negativo sul «progetto Casa» di cui le consigliere grilline scrivono con fin troppo zelo e altrettanta imprecisione, cioè cassando ogni riferimento su quanto prodotto negli ultimi 5 anni, per esempio, e sulla documentazione inviata alla giunta comunale a partire dal novembre 2017, una memoria richiesta in occasione delle riunioni del tavolo tecnico-politico convocato dalla stessa giunta per trovare una soluzione alle difficili condizioni dettate dalla Convenzione.

Oltre alla irreperibilità (da un anno a questa parte) della presidente della Commissione delle Elette che ha ritenuto trascurabile rispondere alle costanti richieste di incontro da parte del direttivo della Casa, anche del tavolo tecnico non si hanno notizie da circa 4 mesi.

Come a dire che di quel confronto poco e niente se ne sarebbe comunque fatto e una relazione del genere sembrerebbe confermare il totale disinteresse nei confronti di un bene così prezioso, sostenuto da migliaia di donne che ne riconoscono l’importanza, non solo a Roma ma nel mondo (compreso questo giornale che alla fine di novembre ha avviato una iniziativa di sostegno).

Nel documento comunale si legge che se la diffusione della cultura femminile e femminista è stato un obiettivo realizzato, sul secondo punto del progetto (ovvero «l’informazione sui diritti e servizi per la popolazione femminile, consulenze legali e sindacali e consulenze non medicalizzate sulla tutela della salute della donna») non si hanno prove verificabili; il terzo poi (che riguarda lo «sviluppo della imprenditorialità femminile attraverso la promozione di imprese e di cooperative sociali affidate a imprese femminili») è stato proprio disatteso.

Da qui il definitivo collasso del progetto.

Peccato che dalla Casa siano nate molte imprese femminili, anche senza usufruire di soldi pubblici. Che la maggior parte delle associazioni che fanno capo alla Casa siano anch’esse delle aziende; che i servizi offerti alla cittadinanza siano oltre che validi essenziali. Che mai la Casa ha pesato sulle casse dell’Amministrazione. E che tutto questo accanimento sconsiderato che sfiora il ridicolo non tenga conto, neppure per sbaglio, di una visione politica.

Che il passo successivo siano i sigilli è impossibile da credere, ma visto come è stato maltrattato nei giorni scorsi l’Angelo Mai – per poi scoprire che nessuno sapeva niente – non ci sarebbe da stupirsi.


(il manifesto, 8 maggio 2018)

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