6 febbraio 2018
#VD3

Il tempo delle storie che fanno la storia

 

di Laura Minguzzi

 

Donne sconosciute e donne famose parlano di sé, senza vergogna, in forza di una leva, che non è quella di Archimede ma che trova il suo punto di appoggio nel passato.

Ricordo che mia zia aveva un talento speciale, possedeva l’arte dell’ascolto attento, empatico. Riusciva a far raccontare a chiunque ciò che non voleva raccontare. Era dell’Udi e abituata alle relazioni privilegiate con altre donne, in primis con le vicine di casa, con cui aveva scambi intensi e assidui. Discutevano di tutto e davano giudizi sul comportamento degli uomini, sui partiti, sugli accadimenti politici. Era operaia specializzata allo zuccherificio Eridania di Mezzano, molto stimata. Io fin da piccola ascoltavo i suoi discorsi e le chiedevo spesso consiglio. Nell’adolescenza lei mi sostenne apertamente nelle mie scelte e a volte mi sollecitava a partecipare a eventi pubblici. Nel 1962 per esempio mi incitò a partecipare alla marcia per la pace, durante la crisi dei missili a Cuba. Fu per me un precedente di forza e di amore femminile. Mi raccontava della sua vita e mi portava esempi di libertà e di radicale anticonformismo. Criticava senza paura, liberamente, mio padre, mio fratello e sosteneva anche le giovani vicine di casa che volevano liberarsi da relazioni infelici con mariti o fidanzati, incoraggiandole come extrema ratio anche a separarsi e, quanto c’è stata la legge, a divorziare per il loro bene, incurante delle reazioni della gente. Ricordo un episodio rivoluzionario per l’epoca: una giovane donna di Camerlona di Ravenna le confidò che aveva una relazione con il prete del paese e lei la approvò pubblicamente, in nome della libertà femminile.

Il tempo delle storie che le donne raccontano è un tempo che non risponde a una periodizzazione strumentale- ideologica, basata su eventi memorabili, di solito guerreschi, ma un tempo che zigzaga dal presente al passato e viceversa, incurante delle convenzioni, che non rispetta il tempo lineare convenzionale. Segue i moti del cuore e dell’anima. È una misura temporale che donne coraggiose e consapevoli hanno deciso di cambiare, facendo svoltare l’orologio della storia. Una svolta che avvantaggia tutte e tutti.

Un cambiamento tanto radicale mia zia non lo poteva immaginare e anzi si stupiva di ricevere apprezzamenti da persone colte e conosciute a vari livelli. La pratica di parola e di ascolto ha prodotto un cambio di civiltà come ho potuto verificare in occasione di una iniziativa pubblica a Ravenna il 19 gennaio 2018, dove sono stata invitata come esponente della Libreria delle donne di Milano. Ho visto un pubblico attento che ha dato molto valore al mio racconto della zia e interessato a comprenderne il senso politico oggi nell’orientare la nostra lettura di ciò che accade alle donne così come la mutata collocazione che nella narrazione storica occupano questi fatti rispetto al sentire del passato.

Trovandomi a Ravenna, mia città natale, ho potuto seguire il processo per femminicidio al dermatologo Cagnoni. Accusato di avere ucciso a bastonate la moglie che lo tradiva, nega tutto. È emerso che prima dell’omicidio aveva organizzato in gran segreto la vendita di tutte le sue proprietà immobiliari con l’intento di impedire alla moglie di godere delle sue ricchezze. Una volontà punitiva che voleva colpire per mezzo del denaro una donna che non lo amava più. Ma forse non lo aveva mai amato, mi dicono le amiche di Ravenna, Marina e Paola dell’Associazione Donne verso il mare aperto, con cui ho parlato e che conoscono a fondo la storia. Paola dice che fu una sorta di matrimonio combinato fra la famiglia Cagnoni, ricca e molto nota a Ravenna, e la famiglia di lei, che si trovava in difficoltà finanziarie. E allora mi si presenta davanti agli occhi l’immagine di una moderna Ifigenia, sacrificata per aiutare la famiglia di origine, che avrebbe accettato di sposarsi non per amore, ma per acconsentire a una richiesta della madre. Questo è quello che sta trapelando dal processo. Che forse lei ha ceduto, spinta dalla necessità, e ha cercato di farselo piacere questo rampollo viziato e abituato al lusso e alla celebrità, ma poi le è capitato di innamorarsi davvero e le è costato la vita. Non so come andrà a finire perché lui è un potente, sostenuto dal padre, da tutto il suo clan, ma il giudizio su di lei non è certo quello che una volta si dava per scontato, che se la fosse cercata. Oggi la sua relazione extraconiugale e la sua volontà di divorziare, che hanno provocato la violenza di lui, sono interpretate come un atto di libertà. Ha voluto seguire il desiderio di un amore libero da costrizioni economico-mercantili e le sue ragioni sono comprese. Piuttosto è su di lui che cade pesante il giudizio della gente comune.

Una città che pensa mi ha dato molta gioia, essendo anche il luogo che ho lasciato quarant’anni fa, ritenendolo invivibile e inospitale per la realizzazione dei miei desideri e per la mia libertà. Non a caso fu proprio mia zia che seppe decifrare la mia insoddisfazione e vide la via che mi portava altrove e mi incoraggiò a perseguirla. Aveva letto giusto nell’orologio del tempo futuro, una vera lettrice del cuore umano.

 

 

(Via Dogana 3, 6 febbraio 2018)

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