6 dicembre 2017
#VD3

In rete ho imparato a mettermi di più in gioco

di Donatella Massara

 

Nel 2014 ho aperto la pagina Facebook La Biblioteca femminista che oggi ha 5.400 iscritte (per lo più sono donne) e nel prossimo anno arriverà certamente, con gli attuali ritmi di crescita, a 6.000. Con me amministrano la pagina Patrizia Bonini Mingori, amica della Libreria delle donne e ritrovata in rete dopo 35 anni che non ci vedevamo. Anche lei è stata subito attratta dal progetto che le rievocava la Biblioteca delle donne di Parma da lei con altre fondata nel 1979. A noi – fra cui c’è anche Carla Cella che curò il progetto grafico – aggiungemmo da subito Paola Elia Cimatti di Bologna e Loretta Meluzzi di Roma. In questa pagina sono postati libri, film, a volte, articoli, spettacoli teatrali, notizie su donne celebri magari non così conosciute. Ho una biblioteca vera di migliaia di volumi così ho messo in rete copertine commenti pagine di decine di libri femministi. Sono partita a interloquire con la pagina postando questo patrimonio del femminismo, libri che a volte è anche difficile trovare in biblioteca, sicuramente assenti nelle città di provincia. Parlo dei primi grandi saggi delle femministe della fine degli anni ’60 e degli anni ’70: Kate Millet, Shulamith Firestone, Eva Figes, Luisa Muraro, Lia Cigarini, Daniela Pallegrini, Carla Lonzi e via dicendo. La mia passione per Internet è nata alla fine del XX secolo. Ho partecipato alla Rete civica milanese, una rete che anticipava gli attuali social network. Ho cominciato in quegli anni a fare i primi tentativi di costruzione di siti. Fino a che con l’aiuto di Attilia Cozzaglio, mia carissima amica e giornalista informatica, sono arrivata a mettere in rete Donne e conoscenza storica nel 2001. Questo sito ricco di documentazione sula storia delle donne ha aiutato nella ricerca molte allieve e allievi della scuola media e delle superiori. Lo so perché ogni tanto qualche insegnante me lo dice. Poi nel 2010 ho creato un altro sito sempre con Attilia, ma anche con Laura Modini e altre. Questa volta l’architetto designer del sito è stato il nipote Carlo Banfi, di professione informatico. È Donne di parola, una web radio, così la definiamo. Su questo sito allochiamo i nostri radiodrammi, tratti dalla scrittura femminile e i nostri spettacoli, da qualche anno anche in video, dedicati all’approfondimento di conoscenza di donne del passato che sono rimaste, nonostante tutto, misteriose, come Djuna Barnes e Camille Claudel.

Oggi sento parlare dei pericoli della rete. Sicuramente c’è il pericolo che tutto questo lavoro fatto vada perduto. Con l’incendio della Biblioteca di Alessandria andarono perdute centinaia di pergamene. Così potrebbe succedere anche con i nostri file. Ma il vero pericolo secondo alcune e ne hanno parlato alla redazione aperta di Via Dogana, a cui ho partecipato, è che Internet immagazzini tutti i nostri dati e ci manipoli le coscienze, facendoci comprare scelleratamente e passare ore su un computer scambiandolo per una fonte reale di rapporti. Una situazione che può cambiarci. Io dico che tutto questo pericolo non lo vedo, certo che alla rete bisogna dedicarsi. In tutti questi anni, anche di umiliazioni, incomprensioni e molte arrabbiature, sono riuscita a vedere che qualche guadagno, simbolico, riesco ad averlo, quando si discute per ore con scambio di messaggi. Mi ritengo anche cambiata da questa comunicazione, ma perché ho imparato a mettermi di più in gioco. Ho imparato anche soffrendoci per l’incomprensione ricevuta. Quello che ho scoperto è che la rete avverte immediatamente quando stai esponendoti veramente con il tuo pensiero, con quello che sei, anche hai imparato ma hai fatto tuo, veramente. E in quel caso ti accetta. Viceversa la scrittura fa trapelare le posizioni di difesa, quando c’è una esposizione sì ma in nome di un partito, un gruppo, una ideologia, per esempio. E allora c’è sempre qualcuna che ti rifiuta. Puoi essere chiunque, usare uno pseudonimo, attribuirti un sesso che non è il tuo o essere veramente tu con nome e cognome dichiarati ma se non sei sincera qualcuno se ne accorge e ti attacca, comunque anche sotto mentite spoglie. Ecco che cosa ho imparato, in rete, a stare molto a sentire me stessa, con più coraggio, meno esibizionismo intellettuale e una voglia di comunicare, anche di insegnare, di esporre quella che sono io per età, cultura, storia politica personale. Un dialogo senza troppe barriere, ma che allo stesso tempo è molto rigoroso, non espone il proprio personale quotidiano ma quello che ha marcato ognuna significativamente sì, questo mi piace trovare nello scambio in rete. Alla fine qualcosa in questo comunicare senza vedersi, usando solo la scrittura e le immagini, porta una conoscenza che non avevo prima, o se ce l’avevo me la ritrovo ricodificata, aggiornata sul tempo del presente. È questo il grande vantaggio della rete: la diretta. Il tempo che fluisce in contemporanea al pensiero. A qualcuno questo non piace, soprattutto perché per ottenerlo occorre una grande potenza mediatica. Mi ha colpito che Marina Berlusconi, padrona del più grosso gruppo editoriale italiano, la Mondadori e affiliate, abbia dichiarato in una lunga intervista pubblicata il 4/12/2017 su La Stampa che bisogna stare attenti ai grandi gruppi americani che monopolizzano Internet (Facebook, Google, Apple, Amazon, Microsoft). «È un mondo che va governato, prima che tanta potenza ci sfugga di mano». È singolare che proprio con alle spalle una potenza economica come la sua si lamenti per il non rispetto delle regole di mercato, infatti l’antitrust è intervenuto sui suoi accorpamenti. Insomma, parlare del pericolo di Internet non vorrei che fosse come il sospiro della volpe all’uva, indesiderata perché inarrivabile. Sarà così per i desideri infiniti di egemonia della Mondadori. Ma a noi utenti l’unica cosa che viene domandato è il tempo, in cambio c’è una restituzione, se si riesce a riconoscerla.

(Via Dogana 3, 6 dicembre 2017)

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