23 novembre 2018

In risposta al messaggio del Fronte delle filosofe

di Luisa Muraro

 

Care amiche e colleghe, condivido il vostro giudizio che questo è un momento della storia che chiede un accresciuto impegno. Voi lo chiamate impegno “civile” ma lo presentate in termini per cui io lo chiamo e lo considero un impegno politico.

Intendo fare la mia parte, anzi pretendo di essermi già impegnata da anni, da quando cioè ho assistito all’affermazione del leghismo nelle regioni del Veneto (di cui sono originaria) e della Lombardia, sull’onda di una diffusa ostilità popolare nei confronti degli immigrati in cerca di condizioni di vita migliori.

Sono d’accordo con voi che le ragioni d’impegnarsi stanno diventando gravi e pressanti. Sono convinta, come voi, che dalle donne emergano oggi stimoli e proposte importanti. Tuttavia non mi unisco a voi perché ho motivo di pensare che il mio impegno non corrisponda al vostro, senza essere in alcun modo contrario. Voi denunciate e vi opponete alle nuove forme di populismo, razzismo e fascismo: come potrei dissentire?

Il mio impegno è più circoscritto. È la difesa di Simplicio: sicuramente riconoscete l’origine di questo nome (si trova nel Dialogo dei massimi sistemi). Il nome è stato usato recentemente per etichettare le persone che si oppongono all’immigrazione perché ignorano le leggi dello sviluppo economico. Il mio impegno è cominciato dieci anni fa con la critica di quegli intellettuali di sinistra che denunciavano il razzismo invece di ascoltare i motivi della xenofobia e capire quello che stava succedendo. E che poi è successo. Oggi è diventato l’impegno di ascoltare quello che vogliono dire i molti che, senza essere leghisti, hanno votato per la Lega, e capire quello che sta succedendo in Italia e nel mondo. Ne ho parlato in occasione del grande seminario di Diotima, Università di Verona, il 5 ottobre 2018.

Per tornare al vostro messaggio: io penso che il populismo, il razzismo e il fascismo siano reazioni, indubbiamente temibili, alle conseguenze di un progresso mutilato nella sua razionalità, squilibrato nelle sue prospettive e iniquo nel suo funzionamento. C’è stato un tempo in cui il capitalismo aveva bisogno della democrazia, oggi purtroppo è la democrazia che ha bisogno del capitalismo. Ma voi, contro ogni tentazione di scoraggiamento, mi ricordate che possiamo contare sulla grande corrente positiva di un amore femminile della libertà, che cresce. Sì, e in questo io sono con voi.

 

(www.libreriadelledonne.it, 23 novembre 2018)

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