7 febbraio 2018
Resistenza femminista

#IosonoLinaMerlin: la legge Merlin non si tocca!


Nel clima irrespirabile di una campagna elettorale in cui i partiti sembrano fare a gara a proporre lo sfruttamento del corpo delle donne e la regolamentazione della prostituzione come mezzo di marketing elettorale, assistiamo a un gravissimo sviluppo del processo che vede coinvolto l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini imputato insieme ad altre tre persone per il reato di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione: la Corte di Appello ha infatti accolto l’istanza dei difensori, ritenendo legittimo un rinvio alla Consulta che dovrà decidere sulla legittimità costituzionale della legge Merlin nella parte in cui prevede la punibilità del reclutamento ai fini della prostituzione anche quando si tratta di donne che “scelgono liberamente e volontariamente di prostituirsi”.

Dunque si cerca adesso una scorciatoia per arrivare più rapidamente a un obiettivo che fin dall’anno della sua approvazione il revanscismo maschilista e patriarcale cerca di raggiungere: abrogare la legge Merlin, che tanto ha dato fastidio, abolendo lo sfruttamento legalizzato dei corpi delle donne, penalizzando papponi e tenutarie e privando gli uomini della totale legittimazione del loro essere “clienti” ovvero stupratori a pagamento dei corpi delle donne. Come se in questi decenni che ci separano dal 1958 e dalle contestazioni bipartisan rivolte alla senatrice Merlin non fosse accaduto nulla, come se non fosse mai esistito il movimento femminista, con cui anche le istituzioni e la giurisprudenza hanno in parte dovuto fare i conti, con un indubbio avanzamento dei diritti delle donne e della lotta alla violenza di genere. Per quanto riguarda la prostituzione, ricordiamo che solo quattro anni fa la risoluzione Honeyball del Parlamento europeo l’ha definita “una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana e i diritti umani” [1] proponendo l’adozione in Europa del modello nordico che punisce i clienti e promuove programmi di fuoriuscita delle donne.

Essere contro la prostituzione non significa essere contro le donne che sopravvivono nella prostituzione, per qualunque strada ci siano arrivate: spessissimo la povertà e la costrizione, la minaccia, l’abuso, il disagio. In ogni caso da uno svantaggio: l’essere donne in una società che ci discrimina per quanto riguarda il lavoro, la libertà, le aspettative di ruolo, le scelte in ambito sessuale e procreativo. Significa essere contro un sistema di sfruttamento e violenza sessuale che si avvale del denaro per mascherare da scambio un abuso.

Oggi le donne hanno deciso di portare a termine la loro rivoluzione. Stanno parlando. Parlano le sopravvissute alla tratta e alla prostituzione. Parlano le sopravvissute alla violenza domestica. Parlano le sopravvissute alla violenza sessuale, ai ricatti, alle molestie. E proprio nel momento in cui con più forza le donne stanno smascherando la violenza maschile, la reazione del sistema è di rafforzare il proprio nucleo fondante: il controllo sessuale e riproduttivo delle donne.

Come ci raccontano le sopravvissute alla prostituzione come Rachel Moran di SPACE international (associazione di sopravvissute provenienti da 9 paesi mondiali) [2] che hanno avuto il coraggio di denunciare l’industria del sesso e le violenze legalizzate subite dai clienti, quello della “libera scelta” è un falso argomento. Ci sono donne che senza essere vittime di tratta apparentemente hanno “scelto” in condizioni di povertà estrema o necessità oppure magari alle spalle hanno un passato di abusi infantili subiti che le ha rese vulnerabili e appetibile “merce” di sfruttamento per clienti e/o papponi.

Non ci stupiamo che le pressioni per regolamentare la prostituzione, ovvero eliminare il reato di favoreggiamento per depenalizzare reclutatori, tenutari e papponi, siano enormi da parte del potere patriarcale, dei tanti uomini clienti e della potentissima industria del sesso. È sotto gli occhi di tutti come la regolamentazione della prostituzione in paesi come la Germania e la Nuova Zelanda, che hanno liberalizzato l’industria del sesso (ovvero eliminato il reato di favoreggiamento) con la motivazione di voler migliorare la condizione delle donne nella prostituzione e tutelare coloro che “scelgono liberamente” questa attività, abbia portato viceversa all’esplosione della tratta di donne straniere sempre più occultata (il 90% delle donne nei bordelli tedeschi è straniera, soprattutto dell’Est Europa) [3], abbia reso non perseguibili i tenutari nei cui bordelli sono state scoperte vittime di tratta, abbia trasformato quegli stessi proprietari di bordelli da papponi a rispettabili e potentissimi “manager”, abbia fatto diventare il paese un supermercato del sesso low-cost e meta di turismo sessuale, con grave arretramento nei rapporti tra i generi e con la normalizzazione della violenza sessuale [4]. Tutto questo è documentato da numerose inchieste, studi accademici, testimonianze di sopravvissute che sono state prostituite nei bordelli tedeschi e della Nuova Zelanda [5] e dagli stessi report della polizia impegnata a contrastare il fenomeno tratta, ma ormai del tutto impotente a causa dell’attuale legislazione. Manfred Paulus, un ufficiale di polizia che ha lavorato per oltre 30 anni nell’ambito della prostituzione in Germania, ci rivela come i quartieri a luci rosse siano interamente nelle mani delle organizzazioni criminali. I papponi si nascondono dietro finte aziende come “GmbH & Co. KG“ che varie inchieste hanno rivelato essere gestite dai clan della mafia albanese, russa o dagli Hells Angels [6]. L’unico modo per la polizia di intervenire in caso di prostituzione regolamentata è la denuncia delle vittime stesse che ovviamente vivendo sotto ricatto non possono farlo e in molti casi comunque restano inascoltate. Come in un episodio emblematico che ci ha raccontato Marie, sopravvissuta tedesca e attivista di SPACE: una donna prostituita si era buttata dalla finestra perché era stata picchiata dal suo sfruttatore, lei e altre donne hanno denunciato tutto alla polizia, ma la polizia ha detto che non si trattava di un crimine, ma solo di un incidente sul lavoro in quanto quello che le era accaduto faceva parte dei rischi del suo lavoro, quindi non solo non hanno condannato il suo sfruttatore, ma hanno fatto pagare alla donna sfruttata le spese processuali [7].

Opporsi alla prostituzione significa opporsi a un sistema di oppressione e disuguaglianza; esigere l’attuazione sia di una politica che si occupi di risolvere gli squilibri e le ingiustizie e di rimuovere le cause della violenza sia di una cultura ed educazione che combattano alle radici ciò che produce la cultura del “cliente”. La regolamentazione della prostituzione o la depenalizzazione per gli sfruttatori rappresenterebbero, all’opposto, un rafforzamento criminale della radice della violenza contro le donne. Non solo la prostituzione è come ci ricorda Rachel Moran  “stupro a pagamento”, ma è il peggiore degli stupri, perché implica e compra a priori il silenzio della vittima.

Noi di Resistenza femminista, associazione di cui fanno parte anche sopravvissute alla prostituzione, chiediamo con forza il vostro aiuto per fermare questo grave attentato alla legge Merlin e questo tentativo di legalizzare l’attività di reclutatori e papponi. Dobbiamo rispondere con forza e mobilitarci.

Abbiamo una responsabilità verso le generazioni future di donne e uomini. C’è un punto fermo rispetto al quale non si torna indietro se vogliamo davvero sradicare la violenza contro le donne. Quel punto fermo è la legge Merlin. La legge Merlin non si tocca!

(scarica il volantino da stampare di questo articolo: comunicatoRF-iosonoLinaMerlin)

 

[1] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A7-2014-0071+0+DOC+XML+V0//IT

[2] Rachel Moran, Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione, Round Robin editore 2017, traduzione di Resistenza Femminista

[3] https://ec.europa.eu/anti-trafficking/publications/does-legalized-prostitution-increase-human-trafficking_en

[4] http://www.resistenzafemminista.it/abolition-means-love-abolizionismo-e-relazioni/

[5] http://www.resistenzafemminista.it/sei-sopravvissute-alla-prostituzione-della-nuova-zelanda-prendono-parola-contro-lindustria-del-sesso/

[6] https://ressourcesprostitution.wordpress.com/2014/09/03/prostitution-and-human-trafficking-cannot-be-separated-interview-with-manfred-paulus/

[7] http://www.resistenzafemminista.it/intervento-di-marie-merklinger-space-international-sulla-prostituzione-audio/


(www.resistenzafemminista.it 7 febbraio 2018)

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