21 settembre 2017

Ius soli: c’è da vergognarsi

di Laura Colombo

 

Immaginate una famiglia milanese. La piccola di casa ha iniziato la scuola materna in una zona semi centrale e molte delle creature che la frequentano sono figlie e figli di immigrati, dai quattro angoli della terra (Nord Africa, Latino America, Sud Est Asiatico).

Miguel (il nome è di fantasia) è figlio di una regina nera, mezzo cubana e mezzo brasiliana. Non conosciamo il padre, ma anche lui deve essere di pelle scura. Miguel diventa amico della piccola, che ne parla a casa. E così arriva la domanda: “ma Miguel, lui di dov’è?”. La piccola li guarda con aria interrogativa, non capisce la domanda. Poi risponde, con semplicità e stupore: “è di Milano!”.

Da giugno si discute della legge sulla cittadinanza, approvata dalla Camera alla fine del 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato. Questa legge riguarda soprattutto i Miguel e le Aisha, bambine e bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli, che frequentano le nostre scuole e sono amici delle nostre figlie. Certamente c’è una complessità a livello giuridico e ci sono grosse questioni in gioco sul piano della politica, lo vediamo tutti i giorni. Tuttavia mi chiedo: perché non sentire e far propria la verità contenuta nello sguardo e nelle parole di una bambina? Forse si vedrebbe che il re è nudo e che questa legge è necessaria.

 

(www.libreriadelledonne.it, 21/09/2017)

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