9 marzo 2018
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L’8 marzo e il femminismo. Una questione editoriale

 

Pubblichiamo con interesse questo articolo di Christian Raimo che propone un quadro dei testi femministi presenti o assenti sul mercato editoriale. Molti di questi in realtà, e per fortuna, si possono acquistare presso la Libreria delle donne di Milano. Per esempio quelli di Carla Lonzi e di Luisa Muraro.9

 

Di Christian Raimo

 

La questione femminista è una questione anche di spazi culturali, e quindi editoriali. Me ne rendevo conto leggendo Perché non sono femminista (libro notevolissimo) di Jessa Crispin, appena edito da Sur, che s’incentra sul riconoscimento di autrici praticamente inedite in Italia, come Andrea Dworkin (il suo Intercourse è del 1987, mai tradotto) o Germaine Greer (Il suo classico L’eunuco femmina edito da Bompiani nel 1970 non si trova da anni).

Nell’ultimo anno, sull’onda del #metoo, qualcosa viene tradotto. Ponte alle grazie ha ripubblicato un classico narrativo come Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, che è del 1985. Un libro che era citato nell’incipit di Libere tutte di Giorgia Serughetti e Cecilia D’Elia, che oltre tante importantissime cose è anche un tentativo di ricognizione del panorama editoriale femminista. Sempre Ponte alle grazie per esempio ha tradotto Gli uomini mi spiegano le cose (che era uscito nel 2014), di Rebecca Solnit, di cui è praticamente quasi tutto inedito in Italia; dieci anni fa probabilmente grazie a Tiziana Triana, Fandango aveva pubblicato due suoi bellissimi testi, Un paradiso all’inferno e Speranza nel buio. Sempre Fandango ha pubblicato nel 2015 il libro cardinale di Paul B. Preciado, Testo tossico, che era del 2008. Edizione Alegre ha appena pubblicato Donne, razza, classe di Angela Davis, un testo del 1981. Di Judith Butler sono disponibili i testi di Laterza, come Soggetti del desiderio e Questioni di genere, ma mancano da anni il suo testo fondamentale che aveva tradotto Meltemi, ossia La disfatta del genere (lo rifarà Mimesis, che ha ripreso parte del catalogo Meltemi?), e Critica della violenza etica, che Feltrinelli aveva tradotto nel 2006. Di Susan Faludi, Isbn aveva tradotto Il sesso del terrore (oggi non si trova nemmeno sulle bancarelle), ma è ancora non tradotto un libro imprescindibile del 1991, Backlash.

Un buco enorme in libreria è il femminismo storico italiano. I testi di Luisa Muraro non sono ripubblicati da anni, o vengono ristampati da piccole case editrici: per esempio L’ordine simbolico della madre è stato sì ripreso da Editori Riuniti nel 2006 ma non più ristampato; la maggior parte dei suoi testi non esiste in libreria, dove si trova solo – e raramente – il suo pamphlet del 2012 Dio è violent (pubblicato da Nottetempo). Adriana Cavarero è ugualmente assente in liberia, si trova qualcosa su Amazon, ma testi importanti, come Corpo in figure o Tu che parli, tu che mi racconti, non sono disponibili nemmeno su ordinazione, e il suo Filosofie femministe (scritto con Franco Restaino) è un libro praticamente introvabile e del 1999, andrebbe aggiornato. Di Carla Lonzi ogni tanto compare in modo quasi carbonaro in libreria il suo Manifesto di rivolta femminile e il suo Sputiamo su Hegel: il suo Autoritratto e i suoi Scritti sull’arte sono pubblicati da Et.Al, ma in modo quasi clandestino. Lea Melandri? Il suo libro, Amore e violenza, entusiasmante per l’intelligenza, un piccolo classico contemporaneo sul femminismo, in libreria non c’è, in rete si può ordinare ma ci vuole un settimana. Rosi Braidotti è un oggetto non identificato in libreria, qualcosa – non molto – è reperibile online. Persino Il trucco di Ida Dominjianni che è un libro cruciale, del 2014, ricomincia a circolare sul passaparola soltanto oggi, dopo le mobilitazioni del #metoo. E potremmo andare avanti a lungo.

Insomma, va benissimo, è giusto e bello che Le storie della buonanotte delle bambine ribelli stia già al sequel; ma sarebbe molto auspicabile che del pensiero femminista non si rimuovesse l’articolazione, l’importanza storica, la radicalità.

 

(www.minimaetmoralia.it, 9 marzo 2018)

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