E la grammatica italiana? Si dice la ministra
14 marzo 2017
Corriere della Sera

La differenza femminile alla prova del potere

di Sara Gandolfi

«Sono pronta a una nuova battaglia con il governo se Theresa May non rispetterà la sovranità del Parlamento». Gina Miller non si arrende. La premier aveva rifiutato di consultare i deputati prima di avviare il negoziato con Bruxelles; lei l’ha costretta a passare da Westminster. Businesswoman di successo, co-fondatrice del Fondo d’investimento Scm Private, attivista e filantropa, Miller è stata la capofila del ricorso all’Alta Corte di Londra che in dicembre ha fermato la corsa della May. Ora i parlamentari hanno votato, bocciati gli emendamenti dei Lord, la legge per il divorzio dall’Europa è pronta, Miller incalza: «Terrò gli occhi bene aperti: se la premier non mantiene fede all’impegno di far approvare ai Comuni l’accordo che raggiungerà con Bruxelles, tornerò a chiedere la verifica della Corte».
Qual è lo scenario peggiore? E quale il migliore? Teme una «hard Brexit»?
«Sono molto preoccupata. Nessuno sembra capire quale sia il piano della premier, perché la verità è che non ha un piano. Il governo non ha le risorse e soprattutto non ha abbastanza tempo per metterlo a punto. Visti gli imminenti appuntamenti elettorali in Europa, i 18 mesi che hanno per negoziare con l’Unione Europea si riducono, realisticamente, a non più di nove. Impossibile ottenere un buon risultato. Nel migliore scenario possibile, potrebbe verificarsi un periodo di transizione, sempre che tutti gli Stati membri dell’Ue lo concedano».
Lei una volta ha detto: «Noi donne siamo più forti degli uomini quando si tratta di avere buon senso per prendere le decisioni difficili». Vale anche per Theresa May?
«Non capisco cosa abbia in mente in questo momento, penso abbia a che fare con il potere. Non è stata eletta e vuole essere sicura che nessuno la critichi, e credo che questo offuschi le sue scelte decisionali. May è sicuramente una gran lavoratrice, molto determinata. Vedremo cosa accadrà, ma in questo momento il suo programma non è chiaro. Non dà spiegazioni, nessun dettaglio. Ed è circondata da uomini molto aggressivi, da leader fanatici. Si trova in una situazione davvero molto complicata».
L’ex premier Tony Blair spinge per un nuovo referendum sulla Brexit. Cosa ne pensa?
«Una pessima idea. È un tema troppo complesso per un referendum. Non avrebbero dovuto indire neppure il primo. È stata una scommessa politica irresponsabile. Il Regno Unito non è una democrazia diretta. Quando alzi le aspettative delle persone, chiamandole al voto in questo modo, alimenti la sfiducia nel sistema politico».
Lei denuncia una crescente intolleranza nel Regno Unito…
«È un virus che sta circolando in tutto il mondo occidentale e che non è iniziato all’improvviso, ha avuto un lungo periodo di incubazione. La colpa è di governi irresponsabili che non hanno ascoltato quello che stava accadendo nella società, quali problematiche stavano emergendo come l’invecchiamento della popolazione, la crisi del sistema educativo, la perdita del lavoro… il mondo politico era distratto. Quello che mi fa davvero paura è che ogni volta che, storicamente, quando si diffonde il populismo poi si impongono le autocrazie o governi molto elitari».
In questo vuoto della politica, lei è diventata un simbolo della lotta alla Brexit, più del leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn…
«Io credo nello stato di diritto. Ma come può funzionare la democrazia se non c’è un’opposizione che funziona? E lo dico da sostenitrice del Labour. E il problema va ben oltre Corbyn».
Mai pensato di entrare in politica?
«Non sopravviverei. Soprattutto in Gran Bretagna, dove la politica è dominata dagli uomini. Ti costringe a scendere a patti con quella cultura, a essere fedele alla linea del partito. Non lo farei mai, preferisco seguire la mia coscienza. Ma resterò vigile».
Ha ricevuto minacce pesanti dopo il ricorso. Come ci si sente ad essere «la persona più odiata del Regno», come ha detto lei stessa?
«Sono sconvolta. È difficile essere donna nella City, ma non avevo mai subito attacchi con un così alto tasso di odio e di razzismo. Forse è sempre stato lì, latente, ma negli ultimi quarant’anni la società era riuscito a renderlo inaccettabile. Ora c’è gente che si sente autorizzata a comportarsi e a parlare in un certo modo, come se gli fosse stato dato il permesso. I politici e anche i media hanno contribuito a creare questo clima».

Corriere della Sera, 14 marzo 2016)

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