21 settembre 2017
il manifesto

La felicità scorre tra i banchi

Intervista. Céline Alvarez, linguista e maestra, autrice del libro «Le leggi naturali del bambino», è in Italia ospite del festival Torino Spiritualità. ««Il mio approccio è aperto, senza metodi prefissati. In futuro, mi concentrerò sul rapporto con la natura e il gioco libero»

 di Arianna Di Genova


Si può essere felici a scuola? Secondo la linguista e maestra Céline Alvarez, divenuta un caso in Francia per il suo approccio educativo che coniuga insieme Montessori e neuroscienze, provare gioia imparando non sarebbe neanche tanto difficile. Sarebbe anzi la norma. Purtroppo, la vita fra i banchi dei più piccoli somiglia molto a uno spreco. Lei, però, nei suoi tre anni di sperimentazione nelle classi materne di Gennevilliers, luogo socialmente problematico, ha sparigliato la noia e sorpreso i genitori. «A casa, i loro bambini guardavano meno la televisione, volevano apprendere, aiutare i loro fratelli e sorelle o i loro cugini, leggere in continuazione», scrive nel suo libro Le leggi naturali del bambino (Mondadori, pp. 352, euro 20). Nonostante i suoi metodi siano stati considerati controversi dal sistema ufficiale e da diversi docenti, Alvarez ha vinto sul campo. Il problema è semmai per quanto tempo, dato che quegli stessi alunni, lasciate le materne per avviarsi verso altri gradi di istruzione, sono dovuti tornare nelle spire della scuola classica, quella che genera tristezza.
Ospite al festival Torino Spiritualità (sabato incontrerà il pubblico, alle 17, presso il Circolo dei lettori), Céline Alvarez è convinta che, siccome ogni bambino è programmato per imparare, ami profondamente farlo.Il suo libro evidenzia gli studi scientifici e quelli della psicologia cognitiva, rintracciando le leggi naturali di apprendimento. Eppure la scuola continua a essere inadeguata con le sue proposte…
L’esistenza di tali leggi è una constatazione scientifica. Alcuni principi universali guidano l’apprendimento e lo sviluppo umano. Da questi, derivano anche le grandi invarianti pedagogiche: l’importanza dell’autonomia, il sonno, la motivazione interiore, il gioco libero, l’impegno attivo, il legame sociale ed empatico tra i bambini di età diverse, etc. Sono invarianti che sono state intuite da educatori come Freinet, Montessori, Seguin, Pestalozzi, Pickler, Tolstoj, e diversi altri. Ma la scuola difficilmente le rispetta, col risultato che, alla fine, tutti soffrono: i bambini e gli insegnanti. Questi ultimi, nonostante la passione per il loro lavoro, non riescono ad aiutare i nostri figli e non raggiungono mai un esito soddisfacente.

Il suo percorso è cominciato con Itard, ha poi continuato con Séguin, per arrivare a Montessori. Come ha utlizzato le loro idee negli anni della sua sperimentazione?
Il mio lavoro si inserisce a tutti gli effetti nella linea concettuale di questi tre studiosi che hanno aperto la strada a un pensiero educativo scientifico e fisiologico. Il loro lavoro è stato un punto di partenza, che ho poi arricchito con i progressi nel campo della psicologia cognitivo comportamentale e, delle neuroscienze cognitive, emotive e sociali. Ho posto grande attenzione alla relazione sociale e allo sviluppo delle competenze esecutive. Ma è solo una partenza: il mio approccio è evolutivo, aperto, non contiene metodi già prefissati. In futuro, continuerò la mia riflessione espandendo parametri che gli studi indicano come fondamentali – per esempio, il rapporto con la natura o il gioco libero. L’esperienza di Gennevilliers è l’inizio di una lunga ricerca: il fine è creare ambienti educativi «fisiologici», adattati al funzionamento e all’esigenza di esseri umani nel pieno del loro sviluppo.Lei sostiene che trattare i bambini con affetto in classe non sia solo un’opzione educativa, ma qualcosa di più. Cosa può dirci al riguardo?
Leggendo molta letteratura scientifica mi sono resa conto che ciò che noi sappiamo grazie ai nostri cuori non è solo reale, ma anche scientificamente valido: per consentire all’essere umano di accrescere il suo potenziale cognitivo, morale, sociale e creativo, l’amore svolge una funzione essenziale. La fiducia. I legami in grado di dare un supporto. Un bambino che avrebbe potuto sfruttare condizioni favorevoli per il suo apprendimento – essere autonomo e attivo in un ambiente ricco e di qualità, circondato da altri bambini di età diversa – che si sente giudicato o isolato non potrà mai pienamente fiorire. Quando siamo stressati o ci si sente respinti, il cortisolo invade il nostro cervello e danneggia le strutture fondamentali, quali la memoria o le competenze cognitive più elevate. Al contrario, la relazione empatica e calda fa sbocciare le connessioni in queste stesse regioni. L’amore è ingrediente imprescindibile, il collante senza cui nulla emerge o prende forma.

Nel suo saggio, attribuisce grande importanza all’accuratezza del linguaggio: un vocabolario misero fa danni. Cosa pensa di internet, social network, tv, allora?
Quel che è negativo in tutte queste attività è l’assenza o la povertà di interazioni umane reali. Abbiamo bisogno di rapporti: la nostra intelligenza e la nostra lingua progrediscono in un ambito sociale.

Ha posto anche l’accento anche sul valore delle fantasticherie, rivalutando il «tempo vuoto» dei bambini…
Sì, quando viviamo le nostre esperienze quotidiane, il cervello umano crea costantemente nuove connessioni. Questi tempi apparentemente «riposanti» sono essenziali per consentirgli di fare in ordine fra tutte le esperienze, creando trame e rimandi. Così, quando crediamo di non fare «nulla», stiamo in realtà lavorando alacremente.

È possibile immaginare un’altra scuola?
Le persone imparano quando sono attive, non passive, se entusiaste e non demotivate. Quando sono circondate da altri individui che mostrano loro come operare e poi sanno fare un passo indietro per lasciarle libere di esplorare. Impara naturalmente chi si sente amato e non giudicato. Quando il mio libro è uscito in Francia, ho sentito dire: «Non c’è nulla di nuovo, sapevamo già tutto intuitivamente». È proprio così. Ma finché queste verità educative non saranno massicciamente applicate tanto da trasformarsi in routine, alcune generazioni di esseri umani si succederanno a vicenda per prendere il microfono e ricordarlo a tutti. La posta in gioco è immensa. Se ci impegniamo collettivamente a non calpestare più le leggi biologiche che condizionano lo sviluppo umano, probabilmente avverrà qualcosa di grandioso: la comparsa di individui con potenzialità cognitive, sociali, emotive e creative pienamente schierate, in grado di costruire con intelligenza, discernimento e altruismo, una nuova società.

(il manifesto, 21/09/2017)

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