22 marzo 2018
il manifesto

La gioia di essere signore del tempo

di Laura Fortini

NARRAZIONI DIFFERENTI. Un percorso a partire da «Ritratti di donne da vecchie», di Luisa Ricaldone pubblicato da Iacobelli Editore. Sabato 24 marzo nell’ambito di Book Pride, l’autrice discuterà del volume e delle sue tematiche. Da Veronica Gambara a Goliarda Sapienza, il discorso sull’età che avanza percorre epoche e storie. Coraggiosamente scandalose e spesso sul filo della reprensione pubblica perché reputate indegne, sarebbe inutile parlarne attraverso retoriche sentimentali. Altro accade in luoghi e contesti diversi da dove il prolungarsi della vita è dovuto a un benessere economico che solo a un certo Occidente pertiene

A significare che qualcosa di sostanziale è cambiato vi è la nota immagine di Louise Bourgeois, ritratta a 71 anni da Robert Mattlethorpe nel 1982, all’indomani degli anni Settanta, con un enorme fallo sotto braccio e il volto pieno di rughe, sorridente in una bella e elegante giacchetta pelosa: guarda l’obiettivo e noi sorridiamo con lei di tanta serena disinvoltura nel rappresentare la fine dell’ordine simbolico patriarcale da una postazione di indubbio coraggio quale la sua età.

NONOSTANTE CIÒ, e sicuramente meno nota, risulta sostanzialmente dello stesso tenore la lettera che nel 1542, all’età di cinquantasette anni, la poeta e scrittrice Veronica Gambara scrisse a Pietro Bembo, ormai cardinale e intellettuale illustre. Lei, donna savia e sapiente dell’arte del governo di una pur piccola città come Correggio oltre che di letteratura e cultura, annota che «io sono in questo istante, quella stessa che era già tant’anni, e benché abbia cangiato il pelo, non ho però cangiato voglia».
Si tratta della voglia e del desiderio di comunicare con il proprio interlocutore nonostante i capelli ormai bianchi, nonostante i quaranta anni passati dalle loro prime missive, nonostante tutto quello che è accaduto alla vita di ognuno, sentendosi sempre la stessa, desiderosa di parlare e scrivere di letteratura e poesia.
È possibile abitare il tempo biologico, fisico e corporeo dell’età avanzata senza sentirsi spossessate di sé? Quanto scritto da donne appartenenti anche a periodi storici assai diversi, da Veronica Gambara fino alle scrittrici dell’età contemporanea, aiuta a comprendere come affrontare un’età tutta ancora da inventare sotto il profilo dell’elaborazione collettiva ma non certo letteraria, al punto che le sono stati dedicati saggi che sono andati a costituire, soprattutto in area statunitense, gli Age Studies e che hanno tratto ispirazione e fondamento daLa vieillesse di Simone de Beauvoir, del 1970, da Marguerite Duras, e più oltre da Vita Sackville-West, fino ad arrivare alla pittrice e scrittrice Leonora Carrington che nel 1976 pubblica l’esilarante e acuminato Il cornetto acustico, ambientato in un ospizio.

Alla rappresentazione e all’autorappresentazione della vecchiaia a firma di donne è dedicato il bel libro di Luisa Ricaldone intitolato Ritratti di donne da vecchie (Iacobelli Editore, pp. 136, euro 12). Studiosa di letteratura italiana contemporanea, l’autrice riflette da tempo sulla rappresentazione letteraria della vecchiaia femminile: insieme a Edda Melon, Luisa Passerini e Luciana Spina nel 2012 ha curato Vecchie allo specchio, e-book del Cirsde (scaricabile gratuitamente dall’archivio on line del Cirsde, acronimo per Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere dell’università di Torino), e si è soffermata sullo stile tardo di Said nel volume Passaggi d’età (a cura di Anna Maria Crispino e Monica Luongo, Iacobelli Editore 2013).

VOLUTAMENTE e in modo dichiarato Ricaldone non adotta giri di parole per parlare delle vecchie, coraggiosamente scandalose e sul filo della reprensione pubblica perché reputate indegne: come non ricordare le immagini video di Doris Lessing che a 88 anni, nel 2007, riceve la notizia del Nobel per la letteratura tornando a casa dalla spesa, trasandata e quasi indegna di tanto riconoscimento e proprio per questo scandalosamente grande nel suo esercizio di confortante quotidianità? La stessa Doris Lessing che ha scritto il bellissimo Diario di Jane Somers, pubblicato nel 1983, dedicato proprio al rapporto tra una donna che, nel pieno della propria vita adulta e all’apice della sua carriera, incontra una donna vecchia, di cui, in modo che sorprende anche lei stessa, si prende cura, affezionandosi e volendole bene.

LA VICINANZA al tempo scandito dal corpo a partire dalla cadenza mensile delle mestruazioni fa sì che lo sguardo sulla decadenza fisica, anche la propria, possa avere caratteri di comprensione dell’umano che ne fanno occasione di vivere quest’età in modo pieno e inatteso. Sorprendente che Maria Bellonci abbia iniziato a scrivere Rinascimento privato a 81 anni, nel 1983, e lo abbia terminato nel 1985, un anno prima di morire, ripercorrendo in esso la vita di Isabella d’Este dai suoi 59 anni in poi; altrettanto che Anna Banti scriva quella sorta di autobiografia in terza persona che è Un grido lacerante a 86 anni, nel 1981.
Sorprende e fa pensare a un divenire in continua mutazione e modulazione nell’elaborazione di scrittura che costituì scommessa di vita e di pensiero per ognuna di queste signore, e il pensiero va anche a Grazia Deledda e a Sibilla Aleramo, che scrissero fino alla morte, entrambe, così come Goliarda Sapienza, che scrive pagine memorabili sull’eros da vecchi nella sua Arte della gioia,pubblicata postuma nel 1998.

STIAMO PERÒ PARLANDO delle vecchiaie delle donne bianche occidentali, lo ricorda con fermezza Ricaldone, perché altro sarebbe il discorso in luoghi e storie diversi dall’Occidente e da un prolungarsi della vita dovuto a un benessere economico che solo all’Occidente – e a un certo Occidente – pertiene.
Donne bianche occidentali e femministe, che arrivate all’età della vecchiaia interrogano quest’età proprio come hanno interrogato le età precedenti a partire da sé e facendone materia di narrazione, da Luisa Passerini che ne La fontana della giovinezza, pubblicato nel 1999, scrive in terza persona una sorta di esame in pubblico del divenire – e sentirsi – vecchia, fino a Rossana Rossanda che ne La ragazza del secolo scorso, del 2005, riattraversa la propria vita a partire da una posizione di vecchiaia, senza però mai interloquire con la propria età presente, ma tutta protesa sull’esercizio della memoria autobiografica e collettiva.
Signore del tempo si vorrebbe definirle, pensando alla bellezza della scrittrice Toni Morrison, che nelle interviste video a ottanta e più anni parla avvolta dalla sua vecchiaia e dei colori vivaci del suo scialle in modo regale. E riprendendo il titolo di un intervento del 2012 di Marirì Martinengo pubblicato sul sito della Libreria delle donne di Milano, in cui si considera la vecchiaia un’occasione, un’invenzione da non perdere, riecheggiando così il titolo di un libro di Betty Friedan sulla vecchiaia, L’età da inventare, pubblicato da Frassinelli nel 1993, che insieme al volume di Germaine Greer del 1992, dedicato a La seconda metà della vita. Come cambiano le donne negli anni della maturità, sono stati antesignani della riflessione sui cambiamenti delle età e sulla possibilità di viverle altrimenti.

CERTO È BENE non avere retoriche sentimentali, al proposito, però: se la letteratura di vecchiaia è ormai un genere, questo non vuol dire che essa si sostanzi solo di caratteri positivi, ma ciò potrebbe dirsi di qualsiasi età. Si è però di fronte a una letteratura di compimento e della fine, a volte anche della smemoratezza della fine che si appresta e che ha le parole di altri perché vi sia narrazione, come nel caso della demenza senile e dell’Alzheimer, cui è dedicato l’ultimo, toccante capitolo del volume.
Ricaldone ricostruisce con attenzione e delicatezza fili di narrazione che attraverso racconti di figli e figlie, mariti e amiche, cercano di guardare in volto la perdita di memoria delle persone care, perturbante come poche altre cose perché significa affacciarsi sull’orlo della perdita di senso di sé e della propria vita e, insieme, però, possibile di altre forme di articolazione dell’amore e dell’affetto, la cui narrazione diviene altra forma di memoria, per sé e per le persone cui si è accanto.
«Quando sarò vecchia mi vestirò di viola» ha scritto Jenny Joseph nel 1961 e molto si vorrebbe fare proprio di quel viola, dissacrante, bizzarro e birbone, ma soprattutto assai libero. Si tratta di un esercizio che va oltre l’età della vecchiaia ma che quando praticato dalle vecchie diviene scandaloso: è ora e tempo di andare a passeggio con un fallo sotto il braccio, è ora e tempo di desiderare, ci dicono Veronica Gambara, Louise Bourgeois, Goliarda Sapienza e le molte altre, basta solo seguirle.

(il manifesto, 22 marzo 2018)

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