9 novembre 2017

L’affare Weinstein sta rivelandosi, per le donne, un buon affare

di Luisa Muraro

La vendetta di Marilyn Monroe non è finita. L’affare Weinstein si allunga e si allarga, cresce il numero di quelle che parlano. Ci sono anche dei precisi sviluppi positivi tra gli uomini e tra le donne. Tra i primi viene meno l’antica complicità e alcuni cominciano a capire. Le risposte delle donne, tutt’altro che riducibili a una reazione unanime, alcune caute, fin troppo, altre baldanzose, esplorano i fatti per misurare l’entità del cambiamento.

Segnalo, tra quelle che ci riescono meglio, un articolo della giornalista inglese Laurie Penny su Internazionale 1229. Lei pensa, come noi qui, che l’affare Weinstein segni una svolta importante nei rapporti uomo/donna. Ma… c’è un ma, afferma l’autrice. Vediamolo.

L’articolo, piuttosto lungo, si fa notare fin dal titolo, che sembra made in Italy: L’orizzonte del desiderio. Non vi viene in mente niente? Il testo non è da meno. Io credo di indovinare che si rivolga specialmente alle donne più giovani, senza far loro la predica. A tutte trasmette questo messaggio: alziamo le nostre pretese. In che senso, lo dice bene il finale: “é importante che gli stupratori abbiano nuovamente paura delle conseguenze delle loro azioni”, ma (ecco il ma!) questo non è il modo di chiudere la faccenda: “per il bene di tutti, per i nostri corpi, le nostre vite e per le nostre relazioni, dobbiamo fare di più”.

Il fare di più si riassume in due imperativi: superare la cultura dello stupro; sviluppare una cultura del consenso. La spiegazione è tutta incentrata su due racconti fatti nel tipico linguaggio del partire da sé. Una lei racconta in prima persona le confidenze di un amico che si tormenta un po’ per il suo passato disordinato nei confronti delle donne e così si consola: “Tecnicamente non ho violentato nessuna”. Chiarissimo! Lei commenta: con queste parole siamo ancora nella cultura dello stupro. Secondo racconto. La stessa lei (l’autrice) si trova a fare sesso con un tale che poi commenta con una certa sorpresa e senza simpatia: “Ti è veramente piaciuto, godevi davvero!” Non si può ancora parlare di cultura del consenso – l’analisi di questo episodio porta a concludere – se il desiderio attivo femminile scoraggia quello maschile.

Il testo passa poi alle conseguenze politiche, che riporto per esteso. È impossibile che ci sia un vincitore nella vita sessuale. L’erotismo infantile degli uomini frustrati di oggi vede la sessualità come una battaglia combattuta sui corpi delle donne, un atto di dominio e conquista, da cui uscire trionfanti. Ma l’idea della battaglia dei sessi è fuorviante perché ci nasconde che, nella vita sessuale, o vincono tutti o non vince nessuno. Per capirlo, dobbiamo ripensare il consenso. Non è una cosa che si dà una volta per tutte, non è l’assenza di un no nè un contratto che può essere falsificato e discusso in tribunale. È ben di più, è qualcosa di continuo e negoziabile, e di più ancora, è la possibilità di un sì reale, è la presenza di un agire umano, è l’orizzonte del desiderio. Da qui, il titolo.

Un articolo da leggere. Da discutere, in caso; su alcuni punti si può dissentire, ma l’essenziale c’è e mi fa dire che l’affare esploso con lo scandalo della vita sessuale di un maschio, vita sporca quanto lui potente, sta diventando per le donne un buon affare. Potrebbe esserlo anche per gli uomini, molto dipenderà da loro.

 

(www.libreriadelledonne.it, 9 novembre 2017)

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