27 febbraio 2016

L’appello internazionale contro la maternità surrogata

 

di Daniela Danna

 

Ho aderito alla Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata, che è stata proposta e aperta alla firma di associazioni e anche cittadine/i il 2 febbraio a Parigi presso l’Assemblea Nazionale (http://abolition-gpa.org/). Sono state le femministe francesi di Cadac (Coordinamento delle associazioni per il diritto all’aborto e alla contraccezione), Corps (Collettivo per il rispetto alla persona) e CLF (Coordinamento lesbico francese) a redarla, chiedendo agli stati europei l’abrogazione delle leggi che permettono in Gran Bretagna, Ucraina, Grecia e pochi altri stati la pratica della maternità surrogata/gestazione per altri (ma la gestazione diventa maternità quando il/la bambino/a nasce!).

Si tratta della messa a contratto di una madre “portatrice” che poi lascerà la/il neonata/o al padre naturale o alla coppia eterosessuale che ha fornito i gameti, oppure, in certi luoghi, anche a chiunque i gameti li abbia comperati (in California, ad esempio). Per realizzarsi richiede il cambiamento del diritto di famiglia per permettere che la donna che partorisce (che chiamiamo “la madre”, per lo meno “di nascita”, come concorderà chi mi legge) non riconosca la sua/o neonata/o lasciando che lo facciano i committenti. A volte ciò accade con “ordinanze pre-nascita” di tribunali che validano il contratto.

Non esiste “gestazione per altri etica”, questo il messaggio delle Assise di Parigi, un messaggio rivolto ugualmente a tutti gli altri stati dove la pratica è regolamentata in vari modi, che vanno dall’“altruistico” al commerciale. Ma il denaro è una condizione necessaria anche nel modo detto “altruistico” come in Gran Bretagna, dove i presunti “rimborsi” approvati dai tribunali hanno raggiunto le 30.000 sterline.

Questi pagamenti configurano un florido mercato di bambini, con tanto di fiere. Nei paesi che hanno introdotto la maternità surrogata si è infatti creato un sistema di cliniche, studi legali, agenzie che trovano donne consenzienti e autosacrificali nel volersi impegnare a dare i propri neonati a coppie infertili (comunque guadagnandoci). Se poi la “surrogata” nel corso dei nove mesi di gravidanza trova insostenibile dover adempiere alla promessa che ha fatto, i suoi neonati verranno comunque sottratti e consegnati ai committenti perché ha firmato un contratto. Per questo è importante chiedere l’abolizione delle leggi che introducono la maternità surrogata, e naturalmente rifiutarne l’introduzione nei paesi dove questa non esiste.

È una questione di autodeterminazione femminile? No, è l’introduzione di contratti che rendono la gravidanza un lavoro, e un rapporto di impiego non è una questione di autodeterminazione, ma è regolato da leggi, che al momento nella maggior parte dei paesi non riconoscono i bambini come prodotti da comprare e vendere.

Le mie critiche all’iniziativa di Parigi sono che alcune relatrici hanno posto un forte accento sull’analogia tra abolizione della maternità surrogata e della prostituzione, un parallelo che è a mio parere del tutto fuori luogo. La maternità surrogata ha bisogno di leggi sulla filiazione che la legittimino, e quindi l’abolizione di queste deroghe al diritto di famiglia permettono il suo sradicamento, mentre lo scambio tra sesso e denaro accade senza bisogno di alcun riconoscimento giuridico. Inoltre nel testo dell’appello sarebbe stato più corretto denunciare la novità della “mercificazione delle capacità riproduttive” e non della “mercificazione del corpo,” che piuttosto è vecchia come il capitalismo, ed è una questioncella che (purtroppo) non può essere risolta con l’abrogazione di una legge.

 

27 febbraio 2016

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