24 giugno 2016
www.ub.edu/duoda/web/

L’assassinio di Jo Cox: noi donne non sappiamo quanto ci odiano gli uomini

di María-Milagros Rivera Garretas 

 

www.ub.edu/duoda/web/, 24 giugno 2016

Traduzione dallo spagnolo di Clara Jourdan, testo originale in http://www.ub.edu/duoda/web/es/textos/10/179/

 

Jo Cox era una deputata laburista del parlamento britannico quando fu assassinata da un uomo in una via di Londra il 16 giugno 2016, durante la campagna di metà paese contro l’altra metà sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Non fu solo un assassinio ma anche e soprattutto un delitto di odio di un uomo contro una donna. L’assassino, l’uomo arrestato o un altro, si è accanito con Jo Cox: ha sparato contro di lei, l’ha pugnalata ripetutamente e ha calpestato il suo corpo. Ha sparato, pugnalato e calpestato il corpo più sacro del creato, quello femminile, depositario della vita e della lingua. Jo Cox aveva 41 anni.

Dai tempi della mia presa di coscienza femminista di molti anni fa ricordo l’impatto che ebbe su di me la lettura di una frase di Germaine Greer nel suo libro The Female Eunuc (1970, L’eunuco femmina). La frase diceva: «Noi donne non sappiamo quanto ci odiano gli uomini». Rabbrividii leggendola, perché neanch’io lo sapevo. E ho cercato di vivere ricordandolo il meno possibile, perché non mi sentivo capace di attenermi alle conseguenze.

Perché tanti uomini odiano le donne? Perché nelle nostre società postpatriarcali si combatte ogni giorno tra donne e uomini una battaglia necessaria e difficile per il simbolico, cioè per il senso della realtà, della vita, delle relazioni, delle cose, della felicità, dell’amore, il desiderio e la politica, che sono la cosa più importante che abbiamo. È una battaglia tra il senso della realtà fedele all’ordine simbolico della madre e il racconto della realtà costruito dal regime maschile di significato, adesso postpatriarcale. Senza che questo voglia dire che tutte le donne e tutti gli uomini combattano la loro battaglia nel campo del proprio sesso, perché la libertà umana esiste ed è, in primo luogo, libertà simbolica. Nelle società patriarcali questa battaglia era meno visibile perché era già stata vinta dai patriarchi, anche se non del tutto, proprio perché l’ordine simbolico è della madre.

Un esempio evidente oggi di tale battaglia è il racconto dell’assassinio e vessazione del corpo di Jo Cox che circolava sui mezzi di comunicazione mondiali, infedele ai fatti già un giorno dopo il vile assassinio. Se le prime notizie parlarono di vessazione, le seconde non più: il “quanto ci odiano gli uomini” doveva restare fuori dal racconto. Le pugnalate e il calpestamento vennero omessi e sostituiti dal “crimine politico”, benché il delitto e i suoi modi fossero quanto più apolitico ci sia. L’attenzione fu sviata verso la cosiddetta brexit e verso la politica (questa sì, politica) di Jo Cox a favore delle rifugiate e dei rifugiati della guerra di Siria. L’odio e l’accanimento di un uomo doveva rimanere occulto e la loro espressione e memoria proibite. Perché? Perché se anche non sono ancora capaci di metterlo in parole né tantomeno di estirparlo dalle loro vite, dai loro metaracconti, dalle loro letterature, dalle loro pubblicità, dai loro film, dalle loro conversazioni, le loro barzellette, le loro televisioni o le loro bestemmie, ci sono sempre più uomini che si vergognano dell’antico odio maschile per le donne e che vogliono vivere sin di esso. E perché si comincia a riconoscere e a temere che se noi donne prendiamo coscienza di tale odio maschile, scoppierà la rivoluzione ancora in sospeso nella politica sessuale.

 

(www.libreriadelledonne.it, 24 giugno 2016)

 

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