9 dicembre 2017
Cultweek

Leggere Solnit: quando le donne ci spiegano le cose

di Sarah Barberis

 ‘Gli uomini mi spiegano le cose’ è l’ultimo saggio della scrittrice femminista americana Rebecca Solnit: mentre Time sceglie come persona dell’anno il movimento #MeToo, questo libro illumina il continuum cha va dal mansplaining alla violenza e ai suoi effetti, tra i quali la paura e il silenzio. E ci dice però che non si deve rinunciare all’immaginazione e alla speranza, perché se questa è la malattia, tutte e tutti siamo responsabili della cura

Da piccola avevo ereditato da mia sorella un gioco che si chiamava “L’allegro chirurgo. Su una tavola di cartone era disegnato un ometto panciuto con una lampadina rossa al posto del naso che aveva il corpo costellato da piccoli vani a forma di organi come il pomo d’adamo, il cuore o la milza. Lo scopo era quello di estrarre dal vano l’organo senza toccare i bordi metallici con il bisturi altrimenti l’uomo “strillava” di dolore e il naso diventava rosso.

Quello che avevo ereditato dalla mia scatenata sorella era un po’ scassato e quindi tre o quattro organi non rilevavano il contatto neanche se ci battevi sopra con il bisturi. Mi era venuto il dubbio che forse quegli organi funzionassero in quel modo, nel silenzio, salvo poi ovviamente vedere altri Allegri chirurghi a casa di amiche che confermavano il malfunzionamento del mio sensore di rilevazione del dolore.

Per me affrontare testi di femminismo significa molto spesso accorgermi che il mio sistema di rilevazione sensibile ha qualche malfunzionamento e che non sento dolore dove sarebbe normale sentirlo: che non sento più rabbia se il dottore mi guarda troppo a lungo il seno, che non mi irrita quando mi chiamano “bimba” o “bellezza”, che non mi urta vedere antologie di saggi in cui 3/4 degli autori interpellati sono maschi, che non mi infastidisce vedere quasi sempre uomini nei ruoli esecutivi mentre le donne abitano con grazia dimessa i propri ruoli ancillari, ad ogni livello e in qualsiasi azienda, soprattutto in Italia, (non penso ci fosse bisogno di sottolinearlo eppure penso ci sia comunque bisogno di sottolinearlo, prima di perdere davvero ogni sensibilità rispetto al problema), che per insultare un politico lo si chiama ladro mentre una politica donna la si definisce puttana, che sinceramente poi non me ne frega più niente di cambiare le cose perché tanto “loro sono sempre gli stessi” e “nulla cambia” e quindi “carine e colorate le marce femministe ma oltre a fare amicizia non servono a nulla”.

Rebecca Solnit, scrittrice californiana, femminista, attivista, autrice di diversi testi di non-fiction letteraria tra cui Gli uomini mi spiegano le cose  mi direbbe che sono una cinica naive e che la disperazione è un lusso che non mi posso permettere.

Leggere Gli uomini mi spiegano le cose è stato come risvegliare alcuni vani del mio corpo fisico, emotivo e intellettuale che pensavo fossero ormai completamente desensibilizzati. Già il titolo tira una piccola scossa alla memoria personale, perché mi pone di fronte a certe domande: quante volte mi sono fatta spiegare dagli uomini delle cose senza neanche provare a darmi una spiegazione da sola? Quante volte ho ascoltato risposte per domande che non avevo posto? Quante volte ho posto domande o provato a dare risposte che non hanno ricevuto ascolto? Quante volte ho preferito astenermi dal domandare per paura di sentirmi stupida? Quante volte ho preferito tacere per non togliere al maschio il piacere di spiegarmi qualcosa o per paura di risultare isterica?

L’episodio che ispira il titolo si svolge nella casa di un “uomo importante” che, dopo aver saputo che Solnit ha scritto su Muybridge, un pioniere della fotografia in movimento, le suggerisce di leggere questo importantissimo saggio su Muybridge ed è talmente assorto nelle proprie parole da non rendersi conto che stanno provando ripetutamente a dirgli che è proprio Solnit autrice di quel saggio che lui, in ogni caso, non ha neanche letto.

Premetto che questo non è un libro preparato per far fare una figura meschina agli uomini, anche se ce la mettono davvero tutta per farla e Solnit non risparmia episodi e dati né prova a negare il fatto che la quasi totalità delle azioni criminali violente nel mondo è commessa dagli uomini. Ma lei stessa inizia e chiude questa raccolta di saggi ricordando che tra gli uomini ci sono preziosi alleati e che “gli uomini che comprendono il problema capiscono anche che il femminismo non è un complotto per defraudare i maschi, ma una campagna per la libertà di tutti”. Fatte le premesse però, si comincia sempre dal corpo delle donne, da questo “allegro paziente” assopito e assuefatto alle percosse.

Il richiamo alle cifre che la Solnit elenca nel secondo saggio con un ritmo implacabile è un risveglio brusco e spiacevole: 1 donna su 5 subisce una violenza sessuale nel corso della vita e il fatto che negli Stati Uniti si denunci uno stupro ogni sei minuti significa solo che in realtà la cifra effettiva è forse cinque volte maggiore, senza dimenticare che “le oltre 11.776 vittime di omicidi riconducibili a violenza domestica registrate tra l’11 settembre e il 2012 superano la somma del numero delle vittime di quel giorno e di tutti i soldati americani morti nella «guerra al terrore»”. Queste cifre ricordano che le donne sono in una guerra da cui non tornano mai a casa.

E ancora: “«In tutto il mondo le donne di età compresa fra i 15 e i 44 anni hanno maggiori probabilità di morire o di restare menomate a causa della violenza maschile che non a causa della somma complessiva di tumori, malaria, guerra e incidenti stradali» scrive Nicholas D. Kristof, una delle poche figure di rilievo a occuparsi della questione con regolarità”.

Il riverbero della percossa e della violenza è la paura, quella che mi chiude in casa la sera, mi allunga la gonna, mi copre il décolleté, mi serra la bocca, mi fa fare corsi di autodifesa e mi fa passare troppo tempo a pensare a come difendermi dalla violenza piuttosto che a fare qualsiasi altra cosa. Così come succede al movimento femminista oggi che conta i morti, tampona le emergenze e prepara piani di difesa piuttosto che prendersi tempo per l’immaginazione e l’incertezza e usare questa rabbia per creare altri mondi e altre relazioni sociali. Solnit spiega meravigliosamente cosa sia questo tempo oscuro nel saggio L’oscurità in Virginia Woolf – Abbracciare l’inesplicabile dove descrive una discussione con Sontag in cui “lei sosteneva la tesi che bisogna resistere per principio, anche se potrebbe essere inutile. Io avevo appena iniziato a portare avanti l’idea della speranza nella scrittura, e controbattei che non si può sapere se le nostre azioni saranno inutili, che non si possiede memoria del futuro; che il futuro è davvero oscuro, il che tutto sommato è la cosa migliore che possa essere”, proprio come sapeva anche la Woolf che decenni prima “portava avanti le sue istanze per la liberazione femminile non perché le donne potessero fare alcune delle cose istituzionali che facevano gli uomini (e che oggi fanno anche le donne), ma perché avessero piena libertà di muoversi, sia in senso geografico che con l’immaginazione”.

Questo è il potere che voglio anche io. Il potere di dire non lo so cosa sia una società femminista, ma sono disposta a rischiare di immaginarla. A questo proposito non so dire cosa sia il patriarcato, ma uno dei pregi di Solnit sia in questo libro che nelle interviste (se capite l’inglese andate su youtube, Solnit è una straordinaria oratrice) è di prestare ascolto a tutte le modalità con cui il patriarcato, che non è semplicemente “il maschio sciovinista”, impedisce un reale progresso nella società: “La liberazione femminile è stata spesso descritta come un movimento determinato a usurpare o portare via agli uomini il potere e i privilegi, come se, in uno squallido gioco a somma zero, il potere e la libertà potessero appartenere di volta in volta solo all’uno o all’altro sesso. Ma o si è liberi e libere insieme, o si è schiavi e schiave insieme”. (…)

(ci siamo fermate qui perchè ci siamo fermate allo scoglio dell’intersezionalità n.d.r.)

(www.cultweek.com, 9 dicembre 2017)

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