25 settembre 2017
#VD3 - Vision

L’inganno un film di Sofia Coppola Usa, 2017, 91’

 

di Silvana Ferrari

 

Una bella occasione questa di poter vedere al lavoro la differenza sessuale e di poter confrontare su un medesimo soggetto quello che pensano e mettono in scena un uomo e una donna.

Mi sto riferendo all’ultimo lavoro di Sofia Coppola, L’inganno, premio per la Miglior Regia al Festival di Cannes 2017, e al film di Don Siegel, La notte brava del soldato Jonathan del 1971, tratti entrambi dal romanzo The beguiled (1966) dello scrittore americano Thomas P. Cullinan.

La trama dei due film è identica e le variazioni di sceneggiatura non ne modificano la sostanza.

Virginia, 1864, piena Guerra di Secessione, un soldato nordista ferito, trovato nei pressi di un collegio femminile, è soccorso e curato dalle giovani donne che lì vivono protette, anche se i cannoni rombano a breve distanza. La sua presenza modifica le dinamiche delle relazioni fra le sette donne – la direttrice, l’insegnante e cinque giovani ospiti dai dodici ai diciassette anni –, rompe la loro quotidianità fino a mettere quasi a rischio la loro stessa esistenza.

Don Siegel, nel suo film, che tra l’altro nella versione inglese porta lo stesso titolo del romanzo, pone al centro il caporale Jonathan McBurney, bugiardo e manipolatore, pronto a giocare nella partita per la sopravvivenza e la fuga tutte le sue cartucce: un esercizio di fascino, seduzione e inganno per provocare gelosie e invidie, mettere le donne le une contro le altre togliendo loro autorità e potere. Dall’atmosfera, molto gotica, carica di erotismo, nevrosi e di pericolo il regista fa emergere un immaginario di donna potente, demoniaca e castrante. Al film, comunque, non va tolto il merito di un’ottima regia e di un cast di tutto rispetto ad altissima recitazione e tensione, Geraldine Page e Clint Eastwood fra gli altri.

Sofia Coppola pone al centro la comunità delle sette donne, un piccolo gruppo autosufficiente, dopo la fuga e l’allontanamento di molte, che resiste con il proprio lavoro nel mezzo di una guerra che dura da molti anni. Allevano animali, coltivano l’orto, dal bosco raccolgono funghi e legna, cucinano e cuciono. Una serenità conquistata in cui ognuna svolge i propri compiti in una ritualità rassicurante divisa fra lavoro, lezioni e preghiere. La direttrice, l’autorevole Miss Martha, sente, così facendo, di preservare e proteggere le sue allieve dagli orrori e dai pericoli della guerra che le circonda.

L’imprevisto si presenta nel corpo ferito del soldato nordista.

Tutte loro lo accolgono, decidono di curarlo, di nasconderlo, correndo anche dei rischi. Giocano con lui i riti della seduzione nella sensualità dei loro giovani corpi, mosse da sentimenti ed emozioni che forse poco conoscono e delle cui conseguenze sono poco consapevoli. E lui, il soldato, sentendosi quasi in un paradiso, muove le sue pedine con bugie e inganni.

In una forma essenziale e minimalista il film di Sofia Coppola è interessato a mostrare le relazioni fra quelle donne, le loro complicità e le tensioni anche sessuali che la presenza di un uomo fra loro provoca. McBurney è un uomo che non capisce la complessità delle donne, né i loro desideri, né lo spirito dei loro legami: gioca il tutto per tutto per soggiogarle ai suoi fini. È una questione di potere. Dall’altra parte, le donne, dalla più grande alla più giovane, si fanno consapevoli di non voler diventare né suoi oggetti del desiderio né le sue vittime e in un conflitto a tensione crescente troveranno le opportune soluzioni.

Cast stellare con le sue attrici preferite Kirsten Dunst e Ellen Fanning, più una splendida Nicole Kidman e un Colin Farrell, non totalmente a suo agio nel ruolo di McBurney. Ambientazione ricercata e costumi raffinati; colori della fotografia in sintonia con le variazioni di atmosfera del film.

 

( Via Dogana 3, 25 settembre 2017)

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