13 dicembre 2017

M. di Marzia Migliora

 

Accompagna l’installazione un’edizione dell’artista in 10 esemplari

 

di Francesca Pasini

 Marzia Migliora presenta nove disegni realizzati a tecnica mista e collage, dal titolo M. che sta per “Madre”: il nome è così fondante che basta l’iniziale per pronunciarlo. Trasfigurano il rapporto reale con la sua mamma e la storia delle donne, il loro procedere nel lavoro materiale, nel nutrimento fisico e psichico dei figli, nella ricerca della propria libertà.

La sequenza si apre con una donna nuda che appoggia un piede sul bordo di un quadrato nero mentre taglia con una cesoia il ramo secco di un albero, e si conclude con una donna che si copre il viso e i seni, mentre sul sesso c’è un rettangolo nero, segno di censura e della difficoltà di pronunciare il proprio essere donna, madre, lavoratrice, artista.

I disegni della serie M. traggono alcuni dettagli dalle incisioni de L’Encyclopédie (Scienze, arti e mestieri) di Diderot&D’Alembert, reinterpretati dalla mano di Marzia trattengono le contraddizioni della storia.

Per l’edizione dell’opera dedicata a quest’occasione, Marzia Migliora ha realizzato un disegno, dove vasi di vetro vuoti si addossano a fiori di gigli e coralli rossi, tra i quali, in trasparenza, si riconosce un busto di una donna, sul quale è applicato un misuratore del seno, come se fosse una “diversità lombrosiana” da analizzare. Sui vasi e sul ventre della donna è scritto il numero 2. L’allusione alla classicità della pittura e i gigli, richiamano la simbologia tradizionale della madre, ma il busto rompe l’idillio e ci riporta alla lotta delle donne perché la loro fisicità non sia una “diversità anomala” da misurare meccanicamente. Mentre il numero 2, scritto nel ventre dei vasi e del busto femminile, è simbolo della differenza che mette in relazione donne e uomini, invece di contrapporli o di annullarli in un neutro.

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