8 maggio 2018
La Sicilia

Mentre i ciclisti italiani pedalano beatamente, le donne palestinesi raccontano i soprusi di Israele

di Pinella Leocata

Video e testimonianze per raccontare la vita dei palestinesi, che a Gaza e in Cisgiordania sono vittime delle violenze e dei soprusi dello Stato israeliano, e la scelta coraggiosa delle donne arabe di reagirvi in modo pacifico facendo rete anche con le donne israeliane. Cristiane insieme ad ebree e musulmane, donne di sinistra a fianco di quelle di centro e di destra, tutte insieme per ribaltare il paradigma maschile che dice “solo la guerra può portare alla pace”. E, invece, loro sono convinte che “per vincere bisogna scegliere la pace” e lottano perché possa realizzarsi.

Di questo si è discusso all’incontro, tenutosi nella sede della Lila, promosso da La Ragna-Tela e La Città Felice nell’ambito delle iniziative volte a contestare il Giro d’Italia partito da Gerusalemme per festeggiare i 70 anni della nascita dello Stato di Israele. Una data che i palestinesi definiscono la Nakba, la Catastrofe, perché si è tradotta nell’espropriazione della loro terra, nella deportazione di 800.000 persone in altri siti, in migliaia e migliaia di morti e nella negazione dei diritti fondamentali.

Di qui la contestazione a questo Giro d’Italia e la scelta di far parte del Comitato catanese di solidarietà col popolo palestinese e di prendere parte alla manifestazione di protesta che si terrà oggi, dalle 10 alle 13, in piazza Borgo, lungo il percorso del Giro.

Una contestazione che si estende anche al fatto di «avere trasformato Catania e il nostro territorio in un avamposto militare con il Muos, Frontex, Sigonella, il Cara di Mineo». Il silenzio sulla repressione dei palestinesi e quello sulle contestazioni al Giro d’Italia, denunciano, «è espressione della progressiva disumanizzazione dell’Occidente». La cooperante italiana Adriana Zega, che ha vissuto lunghi anni nella striscia di Gaza, e il palestinese Zaher Darwish, da vent’anni a Palermo, hanno raccontato di violenze anche contro i minori, compreso l’arresto e la privazione del sonno per giorni, della sottrazione del 30% della terra coltivabile, di villaggi e persino di grandi città rase al suolo e della repressione sistematica contro chi protesta, inclusi gli ebrei che non condividono le scelte del proprio Stato, e sono in numero crescente. In questa situazione le donne sono protagoniste di un nuovo attivismo: protestano pacificamente insieme di fronte al muro, ai check-point, prendono parte alle manifestazioni del venerdì pur sapendo che potrebbero rimanere uccise, e hanno dato vita, in migliaia, vestite di bianco, ad una enorme manifestazione per la pace marciando insieme alle donne ebree. Le donne creano canzoni, poesie e video per invocare la pace, come la commovente Preghiera delle madri cantata in arabo e in ebraico. «Una brezza di mare arriva da lontano e il bucato sventola all’ombra del muro. La terra e il cielo. C’è tanta gente che vive insieme e non teme di sognare la pace e la sicurezza».

(Le donne palestinesi raccontano i soprusi dIsraele, La Sicilia, 8 maggio 2018)

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