30 novembre 2017
milano.corriere.it

Milano, titoli rari e dessert: le signore dei libri in trincea fin dal 1975

di Vivian Lamarque


Donne donne, basta brutte notizie: nel mare di presentazioni di libri che offre Milano, qualche sera fa una tutta al femminile, particolare, sia per qualità di libro che per regìa della serata, con un bel coup de théâtre finale.

Il libro era «La compagnia delle anime finte» di Wanda Marasco (edizioni Neri Pozza), terzo classificato quest’anno allo Strega. Presentato in primavera da Paolo Di Stefano e Silvio Perrella alla Galleria Lia Rumma, questa volta nella storica Libreria delle Donne, che, piccolissima ma con una grinta da far paura, la sua apertura era giunta il 15 ottobre 1975 a colmare un vuoto. Posizione miracolosa: via Dogana 2, spalle al Duomo, fermata Atm così vicina che dai finestrini del tram leggevi i titoli delle opere in vetrina, una sola, e due sole le pareti di libri. Nel 2001 si trasferì in via Pietro Calvi 29, piazza Cinque Giornate: oggi vetrine quattro e libri più di diecimila; più un importante fondo di prime edizioni, di titoli introvabili, miniera preziosa consultata da studiosi. Tante chiudono, lei eroica, resiste.

Wanda Marasco, già molto amata per «Il genio dell’abbandono», arriva da Napoli, la Sala Eventi del Circolo della Rosa è affollata, riconosci fondatrici e socie storiche, da Lia Cigarini, Giordana Masotto, Luisa Muraro a Laura Minguzzi, Silvia Motta, Renata Sarfati, impossibile qui nominarle tutte e ripassarne la storia (vedi sito www.libreriadelledonne.it e Fb – pagina e gruppo: Dialogo-libreria delle donne). Tra il pubblico anche diversi uomini, ci mancherebbe. La Sala Lettura (e film) è accogliente, scaffali, divani e divanetti, un lungo tavolo di noce. Wanda Marasco è presentata da Rosaria Guacci (già editor Tartaruga e Baldini & Castoldi) e Romana Petri (ultimo suo libro, «Il mio cane del Klondike»). La speciale lettura che Marasco fa di alcune sue pagine ci ricorda la sua passione per il teatro, il suo passato d’attrice. Terminato dialogo con relatrici e pubblico, dopo gli applausi la serata parrebbe finita.

Invece, in un baleno, appaiono dei tavoli ed è tutto uno sventolare di vere tovaglie, in quattro e quattr’otto la Sala Lettura è diventata una Sala da pranzo. Chi non sopporta le lungaggini tra fine eventi e lento trasferimento al ristorante, qui è a posto, w i tempi rapidi delle donne. I menu sono sempre studiati in onore dell’autore; nel caso di Marasco il tema è Napoli e la scrittrice Stefania Giannotti ha pensato a uno squisito sartù di riso, carciofi e mozzarelline fritte, budino al cioccolato e arance […]

(milano.corriere.it, 30/11/2017)

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