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Io Donna - 17 maggio 2008
30
minuti tutti per sè di
Marina Terragni Ormoni
e biologia c'entrano poco. Perché allora sono soprattutto le donne a finire
nel tunnel che oscura energia e autostima? Una psicologa, allenata all'ascolto
del malessere femminile dà la sua ricetta. Parte dai rischi del lavoro
di cura. E non prevede farmaci. Nel
2020 la depressione sarà la seconda causa di malattia e di invalidità
nel mondo: le donne ci sono già arrivate: nella fascia tra i 15 e i 44
anni - dati Oms - la depressione è già prima causa di infermità,
senza differenza tra classi sociali, né tra paesi sviluppati e in via di
sviluppo: Le donne si ammalano di più (il rapporto è di 2 a 1),
sono curate peggio, hanno più frequenti ricadute. Elvira Reale ha una lunga
esperienza in questo campo: prima della legge Basaglia è stata primaria
psicologa all?ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli: Quindi ha lavorato
negli ambulatori territoriali dove, tra la fine degli anni Settanta e i primi
Ottanta, ha preso definitivamente avvio la sua pratica di ascolto del malessere
femminile: Oggi Reale dirige l'unità operativa di Psicologia clinica
della Asl ! di Napoli, di cui fa parte un centro di Prevenzione Salute Mentale
Donna oltre a un centro clinico per il maltrattamento visto nel suo nesso con
i disturbi psichiatrici femminili, e collabora come ricercatrice su questi temi
con il Cnr e Oms. Mossa da due idee guida - che come altre patologie la depressione
si possa prevenire, e che un approccio "di genere" sia decisivo per
aiutare le donne a non ammalarsi e guarire - Elvira Reale ha pubblicato per Franco
Angeli un libro prezioso, Prima della Depressione. Manuale di prevenzione dedicato
alle donne, completo di schede di approfondimento e di autovalutazione, che viene
presentato il 23 Maggio alla Libreria delle donne di Milano: Le domandiamo anzitutto
come mai l'idea di poter prevenire la depressione stenti ad affermarsi. <<Il
perché ha a che fare proprio con il genere. La depressione è prevalentemente
femminile. E quando c'è prevalenza femminile la medicina fa sempre riferimento
alla vita biologica, ai cicli riproduttivi e agli ormoni come un destino ineluttabile.
Nei settori più abitati dagli uomini, invece, per esempio nelle malattie
cardio-vascolari - fino a pochi anni fa considerate erroneamente solo maschili
- si è fatta molta ricerca sui fattori di rischio. Sei depresso vai
dal medico e sempre più spesso ti senti dire cose tipo, "hai poca
serotonina": la depressione come esito di una carenza biochimica: lei invece
sostiene che anche dietro la depressione endogena ci sono circostanze della vita
su cui almeno in parte si può intervenire. <<Lo stress è
la porta di accesso al corpo, il limite tra interno ed esterno. Diventa patologico
quando si prolunga nel tempo e non hai risorse sufficienti a reggerlo. La pressione
eccessiva degli eventi produce modificazioni fisiche e psicologiche che puoi affrontare
agendo all'interno del corpo - con i farmaci - o all'esterno, alleggerendo la
pressione. Ma quando si tratta di fare prevenzione l'unica possibilità
è il lavoro esterno. In fase di terapia si può scegliere tra i farmaci
e le psicoterapie, ma con la genetica e con i farmaci prevenzione non se ne può
fare. Qui puoi solo lavorare sugli stili di vita>>. Il fatto che la depressione
sia la prima causa di infermità per le donne tra i 15 e i 44 anni significa
che le donne sopportano un maggiore carico di stress rispetto ai loro coetanei
maschi? <<Sono fatti dimostrati da un'infinità di studi e ricerche.
Che poi però non fondano un intervento terapeutico conseguente ad un'idea
di prevenzione>>. In genere si pensa che le donne metropolitane siano
più a rischio di quelle che abitano piccole comunità, e che ci siano
più depresse nelle realtà industrializzate che nei paesi in via
di sviluppo: Invece non è così. "La depressione è
una patologia "interclassica", legata a una funzione sociale che la
donna svolge in tutte le situazioni. Lo stress diventa depressione quando, oltre
a portare un carico eccessivo, quello che sei e che fai non viene riconosciuto,
e si produce una lesione di autostima. Se un uomo va dallo psichiatra magari si
sentirà anche dire che ha poca serotonina, ma qualche indicazione sui motivi
del suo malessere gli verrà data: un lavoro stressante, una moglie rompiscatole,
qualche imbeccata per intervenire sulla sua vita. La donna difficilmente avrà
queste indicazioni: E il post partum, le si dirà, o la menopausa. Hai il
marito, hai dei figli penso solo a loro. E sarà il colpo definitivo>>. Se
dietro la depressione femminile spesso c'è un compagno violento, o la fatica
in un mondo del lavoro ancora pensato a misura degli uomini, la prevenzione non
può che essere "politica". <<Anche la singola donna
può fare molto. Se c'è una cosa che ti fa definitivamente ammalare
è non sapere perché stai male. L'idea del male oscuro genera un
circuito perverso. Sapere invece che se non riesci ad alzarti dal letto è
perché tuo marito ti dà della stupida, perché il datore di
lavoro ti molesta, o perché i figli pretendono tutto da te, significa poter
raddrizzare la schiena, non pensarti più come malata ma come oberata, e
toglierti di dosso almeno parte dei carichi>>. Lei indica il lavoro di
cura tra i principali fattori di rischio. <<Parlo di burn out, che è
una sindrome analizzata nelle professioni di aiuto, come i terapeuti e gli insegnanti,
e consiste nel non saper porre paletti tra curato e curante. Le madri non sono
educate a mettere paletti ai figli. Ovunque si elogia la loro dedizione assoluta
senza sottolinearne i rischi. Per loro e per i figli>>. Forse più
che il sovraccarico pesa il fatto che il lavoro di cura non è riconosciuto
nella sua preziosità. <<Le nostre madri e le nostre nonne questo
riconoscimento l'avevano, e forse sì, c'era meno depressione. Ma soprattutto
potevano contare su una condivisione nella cura dei bambini. C'era altre figure
femminili in casa, e non quel rapporto esclusi ovo, ossessivo che vediamo oggi.
Il che permetteva una certa distanza tra madri e figli. Io non raccontavo tutto
a mia madre, mentre oggi a noi terapeuti spesso tocca insegnare alle adolescenti
a dire bugie alle loro madri, a separarsi, a porre dei limiti. Parlando di depressione
metto al centro la maternità: la madre con figli piccoli è quella
che rischia di più. Segue la madre con figli adolescenti e postadolescenti.
Anche le bambine e le ragazze le guardo attraverso la lente della maternità,
come "apprendiste" del materno e dell'oblatività, di quel fare
per altri prima che per sé. E la personalità depressiva è
proprio quella di chi non sa fare per se stesso.>> Per prevenire la depressione
lei "prescrive" mezz'ora al giorno riservata a sé, fuori dai
rapporti familiari, preferibilmente tutti i giorni: Come per salvare il cuore
ci vuole mezz'ora di camminata quotidiana. Ma torniamo alla temutissima depressione
ormonale. <<Tre giorni di turbamento dopo il parto legati a un calo degli
ormoni - il famoso baby blues - non hanno niente a che vedere con quel radicale
senso di inutilità e di incapacità che si presenta nella depressione:
Gli ormoni non hanno tutto questo potere>>. Vale anche per la menopausa? <<L'età
di maggiore incidenza della depressione è 15-44, quindi con ormoni molto
attivi: Ma poi si dice che anche la menopausa è una fase di rischio: stavolta
perché calano gli ormoni? In realtà in questa età si registra
una flessione dei casi di depressione: Qui il primo fattore di rischio è
l'immagine sociale, che ti induce a sentirti vecchia, da buttare via. E anche
qui c'è una grande offerta di farmaci, sulla cui efficacia peraltro ci
sono sempre più dubbi>>. Il suo interesse per la prevenzione nel
campo della salute mentale è condiviso da altri operatori? <<Non
mi risulta che ci siano esperienze analoghe sul territorio nazionale>>. Pensa
che un centro come quello che lei dirige a Napoli incontrerebbe le stesse problematiche
in una realtà come Milano? <<Forse con piccole variazioni: a Milano
ci sono più donne che lavorano e meno casalinghe "pure". Ma stress
da sovraccarico e maltrattamenti ci sono anche lì allo stesso modo>>. |