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donna - 22 novembre 2008 Sulla
crisi ascoltate le donne Intervista
a LORETTA NAPOLEONI di Marina Terragni
Se sulla crisi si facesse un
sondaggio tra le donne di tutto il mondo, se si chiedesse loro come la stanno
vivendo si registrerebbe un'immensa rabbia. Non solo perché non sono state
loro a inventare il gioco anti-economico globale che ci ha messi ko, ma anche
per il fatto che il loro saper fare economico, con al centro la vita e il desiderio,
non viene interpellato. Vale anche per le dottore in economia. Salvo rare eccezioni:
come Loretta Napoleoni, romana trapiantata a Londra, grande esperta mondiale di
terrorismo ed economia, consulente di Bbc e Cnn, editorialista per The Guardian,
Le Monde, El Paìs, L'Unità e autrice di numerosi saggi. Una che
interviene senza timidezze. Nel suo "I numeri del terrore", scritto
con Ronald J. Bee (Il Saggiatore), ha lucidamente previsto la crisi globale. E
condivide l'opportunità di darne una la lettura "di genere". "C'è
molto malcontento tra le addette ai lavori" conferma "anche se solo
a porte chiuse. La paura di esporsi è molto forte. Nel Women in Banking
and Finance, network internazionale di operatrici del sistema bancario e finanziario,
si dice che se alla guida delle banche ci fossero state delle donne tutto questo
non sarebbe successo. Ma far passare i propri criteri è ancora più
difficile che arrivare al top". Domanda: E quali sono questi criteri? "L'uomo
tende al gioco e all'azzardo: qui, poi, il rapporto tra il rischio e l'eventuale
guadagno era sproporzionato. Anche se fosse andato benissimo, cioè, il
gioco non sarebbe valso la candela. Per le donne invece il perno è il risparmio". Domanda:
L'Islanda alla bancarotta ha chiesto aiuto alla "mamma": a traghettare
il paese sono state chiamate due donne, Elìn Sigfùsdòttir
e a Birna Einarsdòttir, con l'idea di "cambiare la cultura rischiosa
dei bonus e delle stock option". Che cosa hanno in mente di fare? "Hanno
impostato un programma di carattere keynesiano: in poche parole, incentivi all'economia
reale e abbandono di ogni logica di rischio". Domanda: Ma su questo, più
realtà e meno azzardo, oggi sembrerebbero d'accordo tutti, donne e uomini
"Solo
a parole. In realtà di fronte alla necessità di un vero cambiamento
gli uomini sono molto reticenti. Il terreno della finanza ad alti rendimenti non
è stato affatto abbandonato. La convinzione è che si debba resistere
fino al 2009, e poi le cose torneranno come prima. Oggi in borsa si specula al
ribasso: il caso più eclatante è stata la Volkswagen. La logica
resta l'azzardo. Che si tratti di una crisi di sistema non è stato affatto
metabolizzato. La parola d'ordine maschile è 'tenere duro'. Quella femminile
è 'fuori di qui'". Domanda: E fuori di qui che cosa c'è? "L'accettazione
vera della fine di questo sistema. L'adesione convinta alla necessità di
un mercato regolato. Una logica del risparmio che poi è la stessa che le
donne agiscono con competenza nella gestione dei bilanci familiari. La centralità
dell'attività reale. L'accettazione del rischio d'impresa, ma riducendo
al minimo quello legato al debito. Un'idea del denaro per la vita, non del denaro
per il denaro. L'applicazione in grande, insomma, di quelli che sono già
i comportamenti economici femminili". Domanda: La teologa svizzera Ina
Praetorius dice che i modi in cui si organizza l'ambiente domestico -'economia'
vuol dire questo: legge della casa- dovrebbero diventare il modello per il mondo
intero. Si può fare? "Ci sono banche, come l'australiana Westpac,
che lavorano già così. Che hanno sezioni femminili, dove le clienti,
dall'imprenditrice alla donna di casa, vengono seguite, finanziate, assistite
nei loro business. Il microcredito, al 90 per cento gestito da donne, è
applicabile con successo anche nei paesi sviluppati, non solo in quelli poveri.
Sempre in una logica di legame con l'attività reale, la vita e i bisogni". Domanda:
Nel suo libro lei dice che la crisi è maschile anche perché la causa
principale è nell'enormità di risorse investite dagli Usa nella
lotta al terrorismo. "Bush
aveva ereditato da Clinton un piccolo surplus. Oggi lascia un deficit di 9500
miliardi: tutto per la guerra al terrorismo. In più le restrizioni imposte
dal Patriot Act hanno indotto il sistema bancario internazionale a dirottare gli
investimenti dal dollaro all'euro. Diminuendo la domanda mondiale di dollari,
la moneta Usa si è indebolita. E i paesi che vendono petrolio e materie
prime, pagati in dollari svalutati, hanno alzato i prezzi. A tutto questo si è
intrecciata la paura del terrorismo: a ogni minaccia di attentato il mercato ha
reagito alzando il prezzo del petrolio. Che almeno fino al 2004, quindi, è
salito solo per la speculazione sulla paura e per la caduta del dollaro". Domanda:
Lei dice anche, dati alla mano, che questo allarme terrore non è giustificato
"A
dispetto dell'opinione comune, dall'11 settembre l'attività terroristica
è cresciuta solo nel mondo musulmano. L'Occidente è stato molto
più insicuro negli anni della Guerra Fredda, sia per numero di attacchi
che di vittime. L'unica ad aver guadagnato dalla paura, quindi, è stata
l'alta finanza, che ha potuto speculare. In più il terrorismo ha distratto
dall'economia il governo americano, e anche quello inglese. Hanno lasciato andare
il mercato. La crisi dei mutui, l'impoverimento e l'indebitamento delle famiglie
si inseriscono in questo scenario di guerra". Domanda: Come ne usciremo? "Solo
con politiche veramente rivoluzionarie. Un nuovo New Deal. Il modello neoliberista
non funziona, verità che le donne hanno accettato. Servono regole. Se non
una "global governance", regole rigide applicate in tutti i paesi, come
prima della globalizzazione. Ho cominciato a lavorare nella City nel 1981, e quando
suonava la famosa campana il mercato si chiudeva. Oggi sulle piazze telematiche
compri e vendi quando ti pare. Non si può tornare alla campana, ma gli
stati devono poter controllare quello che succede, stabilendo regole del gioco
da seguire, pena l'esclusione". Domanda: Quanto tempo ci vorrà
per uscirne? "Dipende da che cosa si farà. E non è detto
che si farà quello che si deve. Non meno di 4-5 anni, comunque". Domanda:
Quello che faranno gli Stati Uniti è decisivo? "Decisive saranno
le scelte di Cina, Russia, Brasile e India, i 4 paesi "brick", come
si dice. La Cina ha già tagliato i tassi di interesse e sta investendo
nelle infrastrutture statali: in pratica un New Deal. La Russia è intervenuta
sul mercato finanziario e sta per farlo sull'economia. E ha molti soldi, il 12-13
per cento delle riserve mondiali di danaro. Soldi reali. Economia reale: quella
che piace alle donne". Domanda: Come possiamo far sentire la nostra voce? "La
crisi è una grande opportunità. Bisogna dire quello che pensiamo,
sempre e ovunque: nei canali alternativi, sui blog, nel web
Bombardarli
di pensiero femminile, senza paura. Perché il problema è anche questo:
le donne tacciono. Sono bravissime e competenti, ma non osano. Per questo bisogna
fare network, aiutarci, imparare a riconoscere l'autorità dell'altra. Non
accontentarci di essere poche prime della classe, mosche bianche tra gli uomini.
Così non si combina nulla". |