Libreria delle donne di Milano

Manifesto 30 settembre 09

Le parole delle donne
Vittorio Melandri

Ida Dominijanni intervenendo a Piacenza ad una sessione del Festival del Diritto titolato le «Parole delle donne fra pubblico e privato», ha fra l'altro citato Michel Foucault stando al cui pensiero, la «libertà è già presente all'interno di ciò che la opprime e la sfrutta, dentro ciò che è riuscito ad assoggettarla». È la ragione per cui mutatis mutandis si deve parlare oggi di «regime» e di «fascismo», anche se a circolare sono camicie verdi e non nere, se il «manganello» è in uso alle polizie municipali e non ai «manipoli», se a Ponza ci si va davvero in villeggiatura, e al confino sarebbe il caso di andarci di corsa e spontaneamente. Del concetto di Foucault se ne è potuto avere una plastica rappresentazione seguendo la prima «libera» puntata de l'Infedele di Gad Lerner, il 28/9, dedicata al «corpo delle donne», dove Francesca Pascale e Michaela Biancofiore ci hanno offerto un preclaro esempio della loro «libertà oppressa» e si sono mostrate incapaci persino di cogliere che sotto il loro naso, lo stesso Silvio B. si è definito «conquistatore»; ed è stato esaltato dal «vergognoso» silenzio e dal «vergognoso» parlare dei maschi presenti (da nascondersi a sentire il vice-Feltri, Sallusti) nessuno dei quali ha avuto da ridire sull'uso di «conquistare», avente come soggetto il genere maschile e come oggetto quello femminile. I vocabolari indicano fra i suoi significati anche «far innamorare, sedurre, una donna», ma come primo significato il ben più pregnante «ridurre in proprio dominio». Dominijanni ha sottolineato che nell'attuale desolante panorama italiano dovrebbero essere i maschi e non le femmine a provare vergogna, convengo con lei, e come maschio mi vergogno, ma come cittadini, femmine e maschi, dovremmo tutti insieme vergognarci dei mezzi con cui il «potere», di qualsiasi colore, riduce in proprio dominio «la gente». E non è una questione lessicale.