![]() |
| Manifesto
30 settembre 09 Le
parole delle donne Ida
Dominijanni intervenendo a Piacenza ad una sessione del Festival del Diritto titolato
le «Parole delle donne fra pubblico e privato», ha fra l'altro citato
Michel Foucault stando al cui pensiero, la «libertà è già
presente all'interno di ciò che la opprime e la sfrutta, dentro ciò
che è riuscito ad assoggettarla». È la ragione per cui mutatis
mutandis si deve parlare oggi di «regime» e di «fascismo»,
anche se a circolare sono camicie verdi e non nere, se il «manganello»
è in uso alle polizie municipali e non ai «manipoli», se a
Ponza ci si va davvero in villeggiatura, e al confino sarebbe il caso di andarci
di corsa e spontaneamente. Del concetto di Foucault se ne è potuto avere
una plastica rappresentazione seguendo la prima «libera» puntata de
l'Infedele di Gad Lerner, il 28/9, dedicata al «corpo delle donne»,
dove Francesca Pascale e Michaela Biancofiore ci hanno offerto un preclaro esempio
della loro «libertà oppressa» e si sono mostrate incapaci persino
di cogliere che sotto il loro naso, lo stesso Silvio B. si è definito «conquistatore»;
ed è stato esaltato dal «vergognoso» silenzio e dal «vergognoso»
parlare dei maschi presenti (da nascondersi a sentire il vice-Feltri, Sallusti)
nessuno dei quali ha avuto da ridire sull'uso di «conquistare», avente
come soggetto il genere maschile e come oggetto quello femminile. I vocabolari
indicano fra i suoi significati anche «far innamorare, sedurre, una donna»,
ma come primo significato il ben più pregnante «ridurre in proprio
dominio». Dominijanni ha sottolineato che nell'attuale desolante panorama
italiano dovrebbero essere i maschi e non le femmine a provare vergogna, convengo
con lei, e come maschio mi vergogno, ma come cittadini, femmine e maschi, dovremmo
tutti insieme vergognarci dei mezzi con cui il «potere», di qualsiasi
colore, riduce in proprio dominio «la gente». E non è una questione
lessicale. |