| Repubblica,
27 settembre 2010 IL
FUTURO DELLE DONNE PERCHÉ C' È BISOGNO DI UN NUOVO MATRIARCATO di
Umberto Veronesi Anticipiamo
un brano dal libro di Umberto Veronesi Dell' amore e del dolore delle donne
(Einaudi, pagg. 158, euro 18) da domani in libreria. Credo di essere stato
un buon padre peri miei figli, ma sono consapevole che non deve essere stato
facile per loro confrontarsi con me. Avere accanto a me in ospedale Paolo,
il mio figlio maggiore, e Giulia, la mia prima figlia femmina, è una
soddisfazione immensa (...). A volte penso però che lo sforzo che hanno
dovuto compiere per affermarsi sia stato, per certi versi, doppio rispetto
a chi ha un cognome diverso dal loro. Per Giulia a quel cognome si aggiunge
"il peso" del suo essere donna e mamma di tre bambini (...). Ho
visto in mia figlia il ritratto inaspettato e vero di una donna complessa,
"multidimensionale", chirurga inappuntabile, ricercatrice metodica,
medico empatico, madre attenta, compagna amorevole. Mi colpisce sempre la
capacità tutta femminile di pensare contemporaneamente a tante cose,
anche lontanissime: i capricci dei bambini e i dati dei pazienti; e di passare
da una dimensione all' altra in modo del tutto naturale (...). Nei clan familiari
del secolo scorso le donne erano il nodo centrale di una rete di parentele
sulle quali si intessevano rapporti solidali fortissimi e intoccabili (...).
Mi ricordo che le donne che vivevano con noi in cascina, quando ero bambino,
facevano molta vita di gruppo: lavoravano insieme negli orti e nei campi,
cucivano, rassettavano, erano sempre affaccendate. Spesso mi permettevano
di partecipare, e fingendomi impegnato in qualcosa mi divertivo a origliare
i loro discorsi. Ricordo che una frase in particolare ricorreva spesso: "Non
ti lamentare con tuo marito. Tanto, appena esce dalla porta di casa, fino
a sera, la padrona sei tu" (...). Oggi lasciare la famiglia d' origine
equivale a conquistarsi la libertà, ma il prezzo che si paga per questa
scelta è la perdita di una condivisione - di affetti e di compiti - che
sarebbe preziosa per una donna "multifunzionale". Quello che stiamo
attraversando, mi pare, è un momento di transizione: la protezione
e la solidarietà del vecchio modello familiare non sono ancora state
sostituite da un modello sociale che abbia funzioni analoghe, e che tenga
conto dei ruoli effettivamente occupati dalla donna (...). L' organizzazione
sociale oggi ruota essenzialmente intorno all' uomo, e invece dovrebbe ruotare
intorno alla donna, perché la donna, in questo momento,è più
adatta a garantire lo sviluppo della civiltà. So che può sembrare
un' affermazione utopistica, e certamente scatenerà l' indignazione
di molti uomini, ma a ben pensarci una società matriarcale avrebbe
vantaggi per tutti (...). Per esprimere la propria personalità, una
donna era (e talvolta, ancora, è) obbligata a ricorrere a sotterfugi,
proprio come quello, semplice, delle donne della cascina della mia infanzia,
che aspettavano che il marito uscisse di casa per sentirsi finalmente libere.
Per questo sono a favore di una cultura e di una civiltà coniugate al femminile
(...). Il dominio maschile ci ha traghettato in un' epoca di indubbio progresso
civile e scientifico, ma adesso, inevitabilmente, il timone va passato alla
donna. Per questo non mi stanco di ripetere che il futuro è donna. La
mia convinzione, lo so bene, cozza in modo evidente con la realtà: se è
vero che la donna è più "adatta" dell' uomo, - mi
sento chiedere, - com' è che ancora non ha conquistato un ruolo non
solo dominante, ma neppure paritario? La prima ragione, a cui già ho
accennato, è organizzativa: la società nonè strutturata
per favorire la carriera lavorativa della donna. In particolare, sulle sue
spalle pesa un innegabile pregiudizio psicologico: la convinzione che l' uomo
sia dotato di una maggiore capacità decisionale (...). Il secondo ostacolo
ha a che fare con il peso culturale delle religioni. La religione cristiana,
ad esempio, rivela la sua indole maschilista nel divieto di sacerdozio imposto
alle donne, che le estromette completamente dalla "carriera" religiosa.
Gli apostoli, di cui i sacerdoti sono eredi, erano tutti maschi, anche se
sotto la croce di Cristo morente c' erano solo donne, e i suoi seguaci fedeli
si erano dileguati (...). Infine, a frenare la conquista femminile della società,
c' è forse un residuo senso di colpa nella coscienza delle donne, che faticano
a trovare un equilibrio fra ruolo pubblico-professionale e ruolo materno-familiare
(...). Quando chiedo alle pazienti o alle mie collaboratrici se hanno mai
provato ad alleviare l' affanno in cui le vedo dibattersi, mi sento dire:
"Sa, professore, faccio primaa fare io (...)". È una frase, questa,
dal forte potere rivelatore: esplicita la percezione che tutto quell' affollarsi
di compiti - e allo stesso tempo ognuno di questi compiti - sia un elemento
importante dell' essere donna, e dunque un aspetto irrinunc i a b i l e quanto
è ormai irrinunciabile il ruolo lavorativo. Sono convinto che progressivamente
la donna smetterà di percepire la "liberazione" da alcuni ruoli
come una minaccia alla propria femminilità: è un processo che vedo
già in atto nelle ragazze che si affacciano oggi al mondo del lavoro,
e credo che l' ambiente sociale debba contribuire a questa evoluzione, infrangendo
quel che resta dei tabù culturali che impediscono alle donne una partecipazione
attiva. Ma come? Entriamo qui nel capitolo delicatissimo del "che fare"
per le nostre donne. E io, su questo tema, ho le idee molto chiare. La conduzione
del paese dovrebbe essere per il 50 per cento in mani femminili. Metà
dei parlamentari, cioè, dovrebbero essere donne, e la stessa partizione
dovrebbe essere garantita per legge nelle regioni, nelle province e nei comuni
nella composizione delle giunte, dei comitati e di ogni organo decisionale.
È necessario che la presenza delle donne raggiunga la parità
numerica ai vertici delle carriere universitarie, e nel sistema ospedaliero
e assistenziale metà delle cariche di direzione generale e scientifica
dovrebbero essere ricoperte da donne (...). Se solo ci soffermassimo a riflettere
con più attenzione, non sarebbe difficile individuare gli incredibili
punti di forza femminili che potrebbero migliorare sensibilmente le sorti
della società odierna. Io ci ho provato,e ne ho individuato almeno
dieci. Il primo è biologico: alle donne è affidata la responsabilità
della sopravvivenza della specie umana sul pianeta, attraverso la procreazione
e l' accudimento della prole. Non dimentichiamo che i bambini sono esposti
prima di tutto all' influenza materna, che ne determina prioritariamente l'
educazione e la mentalità: il mondo dell' infanzia è un mondo
femminile. Il secondo unisce questa capacità procreativa con quella lavorativa:
la sintesi di ruolo sociale e ruolo materno resta una fra le più importanti
conquiste femminili recenti, dotata di un grande potenziale rivoluzionario.
Il terzo è la resistenza al dolore e alla fatica. Sono stato tante
volte testimone dell' eccezionale capacità femminile di accettaree affrontare
la malattia- e molte altre tragedie - fino a trasformarla in un pretesto per
fare ordine nella propria vita, o persino in un' occasione di rinascita personale.
Il quarto punto è la motivazione che caratterizza il loro lavoro e
l' attaccamento all' istituzione che rappresentano (...). A questo è indirettamente
collegato il quinto punto, che è il senso della giustizia. Metà
dei nostri magistrati è donna e molte si distinguono e si trovano alla
ribalta delle cronache per la loro integrità e fermezza nel giudizio.
Del sesto punto ho già parlato più volte: è la tendenza
all' armonia, che enfatizza il senso femminile per la disciplina, l' organizzazione
e l' ordine. Il settimo è la maggiore sensibilità artistica
e culturale. Basta guardarsi intorno nella sala di un cinema, a teatro, a
un incontro letterario, a un concerto, a una mostra di pittura, scultura o
fotografia, per rendersi conto che la maggioranza del pubblicoè composta
da donne. L' ottavo è la capacità intellettuale di ragionamento
e concentrazione. Per secoli si è detto che la donna non era adatta
alle attività scientifiche, ma è vero il contrario: più della
metà dei miei ricercatori è di sesso femminile, e la loro produttività
e il loro ingegno sono straordinari. Il nono punto è che le donne,
contrariamente a quanto si crede, sono più brave degli uomini a decidere
nei momenti critici. Quando un matrimonio fallisce, ad esempio, in molti casi
è la donna che prende in mano la situazione e fa il passo di chiedere
il divorzio (...). Il decimo è che la donna è naturalmente meno
aggressiva dell' uomo, non ama la violenza ed è portata a cercare soluzioni
diplomatiche. E l' assenza di conflitti è la condizione imprescindibile
per il moderno progresso della civiltà. © |