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l'Unità
- 6 dicembre 2004
Passioni
in Prima Persona: a Sinistra Mancano
Beppe
Sebaste
Ormai lha
detto in tv anche Massimo Cacciari, che se la sinistra non appare credibile
e vincente è perché non parla più di valori (cioè
di cultura) ma si propone in linguaggio esclusivamente tecnico-amministrativo
(come dire che le sue capacità aziendali sono più efficaci
di quelle dellavversario). Lesempio resta la vittoria di Bush
alle elezioni americane. Parlare di famiglia, di sessualità, di
nascita e di morte, di tutto ciò che releghiamo nella vita «privata»
(privata di attenzione), di tutte le «finzioni» (perché
no?) in cui è necessario credere per andare avanti, sembra sia
oggi patrimonio esclusivo della destra. E questo è assurdo. Paradossale
è poi che dal «personale è politico» degli anni
70 si sia passati, senza che nulla sia stato elaborato in pensiero
e in politica, ad una legiferazione forsennata, che estende ad ogni angolo
riposto del «privato» una strategia di interdizioni e di controlli:
sulla procreazione, la sessualità, laffido dei figli e via
dicendo.
Alcuni giorni fa ascoltavo un gruppo di giovani impegnati in unaccesa
discussione sul matrimonio, inimmaginabile un tempo. Credo fossero tutti
più o meno di «destra», o almeno tali si supponevano.
Resta che si appassionavano a dei «valori», a delle «sovrastrutture»
(come diceva un certo lessico), o se preferiamo a dei «codici»
che si possono o meno condividere, ma i cui rapporti di forza (cioè
la loro capacità di fecondazione) sono il cuore della democrazia.
Più di ciò che sostenevano era importante che cercassero
di combinare insieme unidea di felicità e unidea di
giustizia. Ma discutevano in prima persona, relazionando esperienze e
non esprimendo frasi impersonali, un «si deve», o un «è
giusto». Limpersonalità del linguaggio che non impegna,
che non crea responsabilità, che impedisce alle parole di incarnarsi
ed evita lesposizione di sé nelle idee, è ciò
che mina profondamente, rendendoli sterili, i propositi della politica.
Così come di ogni relazione tra persone.
Adesso farò un esempio, e non importa che si tratti di una citazione
(da Rob Brezsny, limpareggiabile narratore di oroscopi tradotto
on line da Linternazionale). «Ogni agosto, la città
provvisoria di Burning Man spunta nel deserto del Nevada. Un misto tra
un festival, un museo all'aperto, un punto d'incontro di performance artistiche,
e una gara di sopravvivenza. È popolata da 25mila fricchettoni:
esattamente il tipo di persone che mi interessa di più. Nessun
altro posto in cui sono stato è più simile a un'utopia;
è la mia versione personale di Disneyland. Eppure quest'anno non
ci andrò. Me ne starò a casa e parteciperò alla settimana
d'orientamento alla nuova scuola di mia figlia. Così, invece, di
ballare ogni notte fino all'alba sotto la Via Lattea, tra orde lascive
di scoppiati e bohémien mezzi nudi, me ne starò seduto su
una sedia dura a riunioni interminabili a discutere con genitori zelanti
sull'educazione dei nostri bambini. Non è il senso del sacrificio
che mi ha fatto prendere questa decisione. Ho optato semplicemente per
un altro tipo di piacere». Nessun moralismo in questa dichiarazione.
Parla di felicità, e quindi di politica.
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