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26 novembre
2005, Libreria delle Donne - Circolo della Rosa
Incontrare
un altro è trovare la porta di sé stessi
Serena Fuart
Una citazione
di Cristina Campo per introdurre il racconto di un'emozionante serata
alla Libreria delle donne-Circolo della rosa, avvenuto sabato 26 novembre.
Itiner-anze (itinerari e speranze), una lettura drammaturgica a più
voci nata all'interno del laboratorio di scrittura creativa del Corso
per mediatrici culturali Il bagaglio invisibile (2003-2004), a Brescia.
Tredici donne di diverse nazionalità hanno espresso sentimenti,
sensazioni e vissuti del loro arrivo in Italia.
Vanna Chiarabini e Laura Minguzzi sono state le promotrici di questa serata.
Cos'è
il bagaglio invisibile? "Ciò che porta con sé una donna
quando lascia la casa materna, per creare la propria dimora altrove"
ha scritto Delfina Lusiardi, ideatrice del progetto.
Di cosa si tratta? Un laboratorio di scrittura creativa all'interno del
corso di mediatrici culturali che porta appunto il nome di Bagaglio Invisibile.
Da una molteplicità di testi è nato uno spettacolo, una
lettura a più voci, in cui, pur prevalendo la sonorità della
lingua italiana, non mancano irruzioni di sonorità diverse, quelle
delle lingue materne delle donne migranti, che in qualità di autrici
leggono/recitano i propri contributi.
Itiner-anze
è stato recitato da tredici donne di varie nazionalità:
Agnieszka Kopecka, nata a Wroclaw in Polonia il 18 marzo del 1966; Yevheniya
Baranov, nata a Ternopil in Ucraina il primo marzo del 1962; Irina Isajeva,
nata a Circik in Uzbekistan il 4 settembre 1959; Mirela Sulku, nata a
Durazzo in Albania il 2 agosto del 1965; Mendicino Adriana, nata a Rosario
in Argentina il 02 agosto del 1956; Paulina Gutierrez, nata a Loja in
Ecuador il 20 novembre del 1961; Rehab Ghanoum, nata ad Aleppo in Siria
il 4 aprile del 1963; Al Mukhallalati Hala, nata a Damasco in Siria il
15 gennaio 1961; Vira Horila, nata a Kazahstan in Kazakistan il 22 febbraio
del 1961; Halyna Storozhinska, nata Leopoli in Ucraina il 7 agosto del
1970; Valbona Xibri, nata a Tirana in Albania il 18 agosto 1967; Silvia
Bianchi, nata a Brescia in Italia il 2 ottobre 1975 e Akiko Tamura, nata
in Giappone, musicista ha accompagnato i testi con il flauto.
Laura Minguzzi
ha così introdotto la serata.
"Le donne di Brescia sono fortunate. Donne stanziali, sono fortunate
nel ricevere il mondo nella loro piccola città. Non hanno avuto
bisogno di andare alla quete, alla ricerca dell'altro. Se lo sono ritrovate
in casa, prima sulla soglia, poi dentro casa.
Il problema è stato semmai aprire le porte di casa all'ospite,
ospitare questo mondo fatto soprattutto di donne, che in silenzio, alla
spicciolata ha preso possesso della città, ha abitato la città
di vari colori. Superata la sorpresa le stanziali hanno aperto la porta,
chi per bisogno, chi per necessità, chi per curiosità, chi
per amore della differenza, chi per amore della politica.
Vanna Chiarabini che mi ha proposto di invitare le nostre ospiti per questo
incontro-scambio è di Brescia, una stanziale, che a dire il vero,
ultimamente è stata costretta a fare divagazioni nomadi nel territorio
per necessità di lavoro. Io, Laura, mi sono sempre sentita più
vagante che stanziale. In uno dei miei spostamenti ho incrociato Vanna
e così siamo diventate abitanti della stessa casa simbolica: il
Circolo della rosa., dove si parla la lingua universale della libertà
femminile.
Io per anni ho lavorato attivamente per lo scambio fra Est e ovest ed
oggi per fortuna, scorrendo la lista dei paesi di provenienza e dei nomi,
mi trovo qui con donne che provengono da tutte le parti del mondo e quindi
ne deduco che il mio sguardo si è ampliato a 360 gradi e forse
sono diventata anch'io più una stanziale che ospita il mondo a
casa propria.
Le tragedie degli immigrati che ci mostrano in Tv sono più di uomini
e forse incutono più paura, mentre qui al Circolo abbiamo inaugurato
un filone sulla politica e la cultura delle donne migranti con un testo
poetico DUMKI. Piccole ballate. Pensieri in forma poetica di donne ucraine,
di cui ho parlato con Olga ed Eugenia nel Maggio 2004. Olga ed Eugenia
fanno parte della associazione Speranza Nadezda. E qui mi riallaccio al
nostro spettacolo di questa sera che si intitola Itiner-anze Itinerari
di speranza, nato da un laboratorio, condotto da Silvia Bianchi, all'interno
del Corso di mediatrici culturali, ideato da Delfina Lusiardi e da altre
qui presenti che illustreranno il percorso e i risultati di questa ricerca.
Il Bagaglio invisibile è il nome del corso e il titolo del testo,
racconto di racconti, frutto di vari laboratori di scrittura creativa
e collettiva".
Arrivo in
Libreria con il desiderio di sentire dei racconti, dei vissuti delle donne
immigrate.
Come diceva Laura, le tragedie dell'immigrazione, visibili in Tv, riguardano
per di più uomini. Ma il mio interesse era verso la narrazione
femminile. Dopo aver assistito alla presentazione di DUMKY. Piccole ballate.
Pensieri in forma poetica di donne ucraine, ero rimasta molto affascinata
dal pensiero di queste donne. Un pensiero ricco di coraggio, forza e speranza
a fronte del grande dolore dovuto alla separazione dal loro paese e a
tutte le difficoltà incontrate in Italia.
Nel corso della serata del 26 novembre, le tredici protagoniste hanno
trasmesso tutte le emozioni di dei loro vissuti.
Le letture sono state suddivise in periodi che venivano introdotti da
una piece musicale dalla flautista, Akiko Tamura.
I periodi
Infanzia
Le loro storie sono diverse ma per molti aspetti simili. Le lettrici raccontano
di giovinezze difficili, all'insegna della rinuncia e del duro lavoro.
Qualcuna sentiva scorrere il presentimento della separazione.
Perchè
si parte
Non tutte per lo stesso motivo. Chi per amore, chi per soldi, speranza
di un futuro più ricco.
La decisione
di partire
Le emozioni dominanti sono la voglia di viaggiare, di scoprire, di fuggire
e mi sembrava di provarle mentre sentivo leggere i versi.
La partenza
Malinconia, paura, speranza, coraggio
Il viaggio
La Fatica, la paura, malinconia erano dominanti nei faticosi spostamenti.
Ma una domanda lasciava l'amaro in bocca: quando ritornerò chi
dei miei non ci sarà più?
L'arrivo
C'è chi ritrova la mamma, chi il marito, chi il piacere della scoperta
che però...
Gli spaesamenti
...l'Italia, gli scenari...non sono come se l'erano immaginate. Il paradiso
descritto dai media non corrispondeva proprio alla realtà.
La nostalgia
Toccanti i ricordi: il rievocare la luce mattutina di casa, dei paesaggi
natii...anche se la stanchezza di non trovare il lavoro oscurava a volte
questo doloroso dolce sentimento.
I ritrovamenti
Anche così lontano, queste donne riescono a ritrovare qualcosa
di familiare: altre altri migranti innanzitutto con una storia se non
uguale almeno simile. Ma anche così lontano e così spaesate
trovano tanto, anche soprattutto se stesse.
Le speranze
Parole di speranza, di desiderio, di solidarietà e coraggio lette
in tutte le lingue e tradotte in italiano chiudono la meravigliosa lettura.
Mi regalano un sorriso sulle labbra unito a un forte sentimento interiore
di incoraggiamento e di forza.
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