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| 1° dicembre 2011
Intervista di Serena Fuart
"C'è
una politica diffusa che in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi,
è riuscita a mobilitare e incidere con fantasia e libertà nella
vita politica del nostro paese. Passa da internet, dalle migliaia di messaggi
che in poco tempo riescono a convogliare persone e idee verso un'impresa comune,
spesso un appuntamento di piazza, talvolta una performance, una critical mass
o altre invenzioni
.", scrive Laura Milani nel suo articolo Tremate
tremate le streghe son tornate" pubblicato sul n. 98 di Via Dogana.
Luisa
Muraro: "Non si può azzerare lo scambio in presenza. Si tratta di
corpi che parlano oltre e insieme alle parole. L'espressione massima del linguaggio
dei corpi in presenza sono le effusioni amorose ma anche i corpi che non entrano
in contatto fisico, in qualche modo si toccano lo stesso, attraverso la vista,
l'udito, l'odorato, attraverso tante mosse che in parte sono inconsce e inconsapevoli.
Il linguaggio dei corpi può risultare alle volte un intensificatore del
significato delle parole ma in altri casi, viceversa, può accadere che
parole intense ne vengano smentite o indebolite. Comunque nel parlarsi in presenza
avvengono delle cose. Nella tua storia politica hai viaggiato molto. Vuoi svelarci qualche esperienza in cui, a partire da un confronto, da una discussione, è capitato qualcosa cha ha prodotto nuovo pensiero? Luisa
Muraro: "Sì, ho viaggiato parecchio e posso dire che tutti gli incontri
muovono il pensiero. Episodi rilevanti li ho in mente e sono davvero tanti. Recentemente,
sono stata a Pesaro, nella Casa delle donne, e una ha detto: "La mancanza
di linguaggio ti ruba le forze", cioè: senti che hai le forze, però,
se non trovi le parole, le forze si dileguano. Quali sono i tuoi prossimi impegni? Luisa
Muraro: "Di questo volevo parlare con te. Mi sono spesa molto e ho guadagnato
molto, anzi moltissimo. Ho sentito tuttavia che è venuto il tempo per me
di voltare pagina mettendo fine a questo mio andare invitata in vari posti da
sola, in compagnia, all'estero o in Italia. È un'attività che richiede
un dispendio di energie non da poco, bisogna infatti viaggiare, incontrare persone
spesso sconosciute o cambiate dall'ultima volta, confrontarsi con contesti che
spesso sono diversi da come ce li si aspettava. Per non parlare dei ritorni, cioè
della restituzione, solitamente più che sufficiente, ma le cose possono
anche non andar bene, possono esserci degli incidenti; in questi casi ci si rimprovera
di non aver potuto fare meglio e le energie non tornano indietro. D'altra parte,
con gli anni le forze fisiche e mentali sono diminuite, in particolare la memoria:
è penoso incontrare donne e non riconoscerle. Per la stanchezza mi è
capitato di dover disdire impegni già presi e questo è sgradevole.
C'è anche una trasformazione in positivo, per esempio oggi mi sento più
a mio agio in pubblico, è vero, ma nello stesso tempo sento che ho voglia
di restare presso di me e presso quelle persone a cui sono legata da un lungo
affetto e che, conducendo una vita piena d'impegni, trascuro. Quando si parla di spostamenti è necessario fare una precisazione. Un conto è affacciarsi a nuove realtà per confrontarsi, creare nuovo pensiero, altra cosa è l'andare in giro per esportare i modelli occidentali. In questo caso, tu dici, è meglio restare a casa propria. Luisa Muraro: "Su questo tema, anni fa, c'è stato un vivace dibattito pubblico con alcune dirigenti del movimento Donne in nero che avevano come pratica quella di andare in luoghi difficili. Sono andate, per esempio, in Libano nei campi profughi palestinesi, in Afghanistan e sicuramente in altri posti. Le missioni delle Donne in nero sono ispirate alle migliori intenzioni del mondo, sono una testimonianza di pace e di vicinanza. La discussione è nata perché sia la iniqua e penosa situazione dei profughi palestinesi sia la situazione turbolenta dell'Afghanistan sono effetti di politiche occidentali sbagliate. C'è questo a monte. Ecco lo schema tipico dell'imperialismo: primo, parte l'esploratore solitario e avventuroso, poi parte la missione scientifica, poi partono i missionari e infine parte l'esercito che pianta la bandiera (francese, tedesca, italiana, Usa ). Tutta la storia occidentale moderna ci vede proiettati verso altri popoli per convertirli alla nostra religione, per rubare le loro risorse, per esportare usi e consumi nostri. Non è contemplata la reciprocità. Adesso arrivano da noi gli immigrati ma come bisognosi, noi invece si andava in territori stranieri come dei portatori di civiltà e salvezza, fino alla fine, fino alla spedizione militare in Libia. Meglio restare a casa nostra, ho detto. Con le Donne in nero volevo discutere, non giudicarle: io stessa sono andata in Burkina Faso, due volte, invitata da un'associazione di quel paese". Vorrei approfondire con te un'altra questione. Come mai, nonostante il femminismo della differenza sia un movimento attivo che ha prodotto e continua a produrre effetti visibili agli occhi di tutti, viene quasi ignorato dai media tradizionali, i quali, per giunta, non lo distinguono dal femminismo di Stato? Eppure in rete le cose sono diverse. Luisa Muraro: "Sono possibili più risposte, una è che bisogna tener conto della profonda novità portata dal femminismo della differenza: si tratta di idee profondamente semplici ma nuove e come tali difficili da intendere e da comunicare. Questa non è tutta la risposta, se ci fosse più buona volontà, impegno, serietà, meno tradizionalismo maschile, andrebbe meglio. Però, in certe persone, in certi movimenti, cresce il desiderio di informarsi e capire". Nonostante che le donne abbiano guadagnato libertà e un nuovo senso di stare al mondo spesso in Italia prevale un atteggiamento vittimistico sulla nostra condizione. Alcuni fanno un collegamento tra una certa volgarità dell'immagine femminile sui media con il fatto che ci sarebbero poche donne in politica. In realtà la questione è ben più complessa. Luisa
Muraro: "Sono d'accordo. Il potere non è affatto l'antidoto alla volgarità.
Ma c'è un altro punto. Molti dicono: poche donne in politica, e intendono
dire: poche donne nei posti di potere. Nel numero di Via Dogana appena uscito,
c'è un articolo sulle donne al potere in Germania, sono donne che cercano
di fare politica nei posti di potere. Politica e potere sono cose diverse. Donne
politicamente impegnate ce ne sono sempre di più anche in Italia, se diamo
alla politica un significato autentico, che è di contrastare il potere
perché ci sia più giustizia e più libertà. Le donne
che si spendono perché ci sia libertà laddove c'era servitù,
povertà, sono molte. Tu sei alla vigilia di una svolta che riguarda il tuo impegno politico. Quando ti sei congedata dall'insegnamento hai tenuto una lectio magistralis in cui hai fatto una retractatio de L'ordine simbolico della madre. In questo nuovo cambiamento, c'è qualche nuovo spunto o qualche questione che vorresti affrontare? Luisa Muraro: "Vorrei precisare che retractatio non è una ritrattazione, significa riprendere in mano un argomento già trattato. La studiosa Edda Melon che, a Torino, ha presentato il mio Non è da tutti. L'indicibile fortuna di nascere donna, ha affermato che, in parole più o meno rinnovate, torno sempre sul tema della relazione materna. In questo momento sono sul punto di fare una svolta, sì, ma non sento il bisogno di fare discorsi per congedarmi: mi sposterò molto meno e incontrerò meno persone, ma continuerò a frequentare le persone vicine, restando fedele alle scelte della mia vita. Che cosa ne seguirà, non lo so". |