Ottobre
2011. Feminist
Blog Camp, Torino
Pratiche
politiche femministe
di Sara Gandini
Ciao
a tutte e tutti
io vi parlerò di alcune pratiche politiche femministe,
partendo da quelle più legate ad eventi pubblici di piazza, passando per
la nostra esperienza con il sito della Libreria delle donne di Milano, per finire
raccontandovi di un gruppo di riflessione in presenza di uomini e donne, con chiari
debiti col femminismo.
Noi siamo femministe, siamo eredi di un movimento rivoluzionario
che ha portato cambiamenti radicali in molti e decisivi livelli dell'esistenza
di tutti, uomini e donne. Famiglie allargate, libertà di scelta su educazione,
procreazione, professionalità, salute, imprese femminili che nascono in
ogni ambito: sono molti gli aspetti della vita individuale e collettiva dove la
libertà femminile è tangibile. Le donne vanno ovunque. Hanno acquisito
una forza, una competenza che viene sempre più riconosciuta in ogni campo,
come si può vedere anche dai 5 Nobel vinti dalle donne nel 2010 in diversi
ambiti, dalla letteratura, alla medicina, all'economia.
Il femminismo è
un pensiero e una pratica quotidiana, un desiderio che ha portato cambiamenti
radicali nel mondo. La pratica di relazione e del partire da sé, dal proprio
sentire, dalla propria esperienza quotidiana, per arrivare nel mondo e ripensarlo,
riorganizzarlo, sono state le chiavi di volta. Niente di più lontano dal
potere e dalle sue logiche. Le rivoluzioni infatti avvengono innanzitutto dentro
di noi, nelle forme della nostra immaginazione, come dice bene Rebecca Solnit
in SPERANZA NEL BUIO, Guida per cambiare il mondo.
La Solnit ci mostra come
al cuore del processo di cambiamento ci sia la restituzione alle persone della
loro capacità creativa e la riattivazione del loro potenziale di intervento
nel mondo. Il problema, lei dice, sta nel cambiare l'immaginario del cambiamento.
I cambiamenti che contano sono così difficili da fare, perché non
scorrono lungo il tempo lineare della Storia, ma seguono il tempo della vita materiale,
con i suoi umori, la sua lentezza, le improvvise intuizioni.
Rebecca Solnit
fa molti esempi nel suo libro, in uno narra la vicenda di un'attivista che militava
nel "Women Strike for Peace" (Donne in sciopero per la pace), il primo
grande movimento antinucleare degli Stati Uniti che ottenne il Trattato per la
limitazione dei test nucleari del 1963. Raccontava di come si sentisse stupida
e inutile una mattina, mentre protestava sotto la pioggia di fronte alla Casa
Bianca. Alcuni anni dopo le capitò di ascoltare il dottor Benjamin Spock
che dichiarava di essersi convinto proprio allora a intervenire contro i test
nucleari, per la pericolosità dei materiali radioattivi che si ritrovavano
nel latte materno e nei denti dei bambini: quel piccolo gruppo di donne appassionate
e impegnate gli avevano fatto capire improvvisamente che anche lui doveva dedicare
attenzione e impegno al problema.
Rebecca Solnit qui ci mostra che la storia
non è un esercito che marcia sempre avanti, obbedendo al principio di causa
ed effetto, ma è come un granchio che scappa lateralmente,
è un rivolo dacqua che gocciola sulla pietra consumandola
o un terremoto che spezza secoli di tensione.
La trasformazione
del mondo, lei dice, deriva da un cambiamento che avviene prima di tutto dentro
di noi ma spesso, nellimmaginario comune, la lotta politica sembra esplicitarsi
essenzialmente con il richiamo alla piazza. E in effetti portare la propria passione
politica sulla scena pubblica, che sia uno sciopero, una manifestazione, o altre
modalità di vivere la piazza, può essere unesperienza appassionante,
può dare gioia e forza. Si tratta spesso di un'esperienza intensa perché
il corpo è in gioco e se ne può trarre un sapere inaspettato; è
l'espressione del desiderio soggettivo di esserci e della volontà testarda
di comunicare e trasformare la realtà, soprattutto quando la piazza diventa
luogo di creatività.
Ci sono molti esempi interessanti che mostrano
modalità creative, in cui le donne, ma non solo, fanno invenzioni sulle
pratiche anche in questi luoghi. Si tratta di esperienze che spesso nascono o
fioriscono tramite la rete, preferiscono l'orizzontalità alla delega e
allo schieramento e non riproducono modelli viriloidi nel proprio modo di manifestare
dissenso. Pensiamo alle modalità di gestire sia la piazza che lo scambio
politico che hanno caratterizzato il movimento degli indignati: si preoccupano
di riflettere e fare invenzioni sulle modalità con cui gestire loccupazione
del luogo pubblico, su come prendere decisioni ed esprimere dissenso. Si prendono
cura dello spazio pubblico, preoccupandosi di non lasciare sporco, di fare la
raccolta differenziata
Pensiamo anche al movimento NO TAV: le donne
e gli uomini che stanno lottando in quel luogo non si arrendono alle logiche dello
scontro che piacciono tanto ai media, e cercano di fare mosse che non stanno nel
copione del contropotere. Lo si vede bene anche nel video che è circolato
in rete in cui una donna, in una scena quasi paradossale, fa un lungo discorso
alle forze di polizia: si pone di fronte ad un plotone in tenuta antisommossa
e parla agli agenti, richiamandoli alla sua e loro comune umanità, esortandoli
a imboccare la strada della consapevolezza e della conoscenza. Una modalità
imprevista, quasi insensata secondo lordine precostituito, che mostra la
possibilità di permettersi sogni che non stanno nella misura dellordine
corrente. Questa donna ci mostra che cercare modalità per non cedere rispetto
alle proprie ambizioni, ai propri desideri permette di non cadere nellimpotenza
e non consegnarsi al gioco del potere.
In questa vicenda, come in molte che
riguardano i movimenti, possiamo toccare con mano che se i media mainstream mostrano
solo gli scontri, le sfide, le pratiche più maschili e funzionali al potere,
internet da accesso ad altre pratiche, capaci di articolare il conflitto anche
oltre lo scenario dell'appuntamento di piazza, nella dimensione quotidiana, territoriale,
culturale, diffusa.
Pensiamo al movimento nato spontaneamente e cresciuto
sul web per sostenere la candidatura a sindaco di Pisapia. Ha coinvolto in modo
giocoso ed entusiasta persone di tante generazioni disamorate alla politica, ed
è riuscito a far vincere le elezioni ad un politico che non aveva grandi
appoggi politici e usava un linguaggio nuovo.
Pensiamo ancora all'Agorà
del lavoro, nato con il Sottosopra Immagina che il lavoro, documento edito dalla
Libreria delle donne di Milano. Si tratta di un luogo fisico ma anche virtuale,
che punta sulla possibilità di integrare la riflessione sul web, tramite
il blog, con gli incontri pubblici che si tengono in vari luoghi di Milano. Vuole
essere una piazza, virtuale e non, in cui il lavoro che cambia prende la parola,
partendo dal racconto condiviso di esperienze concrete di uomini e donne di diverse
generazioni.
Pensiamo anche ai Flashmob: senza grande organizzazione logistica,
sembrano appuntamenti al buio che per permettono alla passione politica di incontrare
la passione artistica. Grazie ad internet, fantasia, gioco, arte e politica si
incontrano e creano eventi pubblici in cui i soggetti reinventano gli spazi della
città per colpire in modo nuovo l'immaginario.
Pensiamo anche alle
mazurke klandestine, in cui donne e uomini di diverse età si riappropriano
delle piazze con la musica e le danze folk. Di nuovo organizzazioni spontanee,
grazie al web permettono di reinventare i luoghi di socialità, dando occasioni
di scambio, di relazione e di recupero della tradizione, fuori da logiche di mercato
e da una dimensione consumistica della vita. Cè chi suona, chi porta
da mangiare e da bere, chi pulisce alle fine della nottata. La piazza viene vissuta
come un bene comune di cui prendersi cura e ci si preoccupa di non dare fastidio
a chi vive in quel luogo.
Pensiamo allo stesso Feminist Blog Camp, evento pubblico
autoconvocato, autogestito, in cui è liniziativa personale, soggettiva,
di chi vuol mettere in gioco la propria passione politica con altri e altre, a
rendere il luogo originale e interessante.
In questi giorni abbiamo visto
come in piazza si manifestino anche modalità più violente, aggressive,
distruttive, a cui ultimamente anche le donne prendono parte. E in effetti si
discute da tempo su come dare uno sbocco politico alla rabbia, un sentimento che
molte e molti oggi provano di fronte a questo sistema politico ed economico. E
importante continuare ad interrogarsi su come esprimere e incanalare in modo fecondo
la propria rabbia, un sentimento potenzialmente politico per il potenziale trasformativo
che essa porta con sé. Bisogna trovare il modo per dare parole alla rabbia,
per estrarne delle potenzialità trasformative, e per vedere che, dalle
parole scambiate e condivise, può nascere una maggiore consapevolezza circa
le risorse di libertà, le leve politiche che già ora sono nelle
nostre mani.
Pensiamo alle Madres de Plaza de Mayo, a come hanno trasformato
il loro dolore, la loro rabbia in lotta, senza ripiegarsi individualmente sul
vissuto provato.
Daniela Padoan in un libro del 2005 intitolato Le pazze
riporta le parole delle Madres che dicono: "all'inizio andavamo in piazza
per una necessità personale, ma poco a poco abbiamo capito che la lotta
individuale non aveva senso, e che lottare solo per il proprio figlio non faceva
crescere niente. [
] è stato in quel nostro camminare a braccetto,
una accanto all'altra, parlandoci e conoscendoci, che abbiamo costruito il nostro
pensiero. Il lavoro politico delle Madres non ha permesso solo una loro
modificazione soggettiva, ma anche la creazione di una diffusa coscienza di lotta.
Le Madres hanno operato l'invenzione di pratiche politiche di lotta generatrici
di libertà, capaci di rendersi evidenti, chiare, leggibili da chiunque,
al di là di dichiarazioni e speculazioni.
Ovviamente non è detto
che sia sempre e solo la piazza o gli eventi pubblici a registrare un desiderio
nuovo e diverso di politica, come sembra emergere dai media mainstream. In internet
va in scena anche una politica quotidiana e meno appariscente, fatta di scambi
che nascono da relazioni con donne e uomini attivi sul territorio, per diffondere
idee e pratiche politiche, per cercare, nei vari contesti, confronto e condivisione.
Le manifestazioni, i Flashmob, le performance, sono solo la punta delliceberg,
la più visibile e mediaticamente riconoscibile. La parte più interessante
è lintenso scambio che precede e segue questi momenti.
Il sito
della Libreria delle donne di Milano è una delle forme che ha preso la
nostra passione politica. Tutte le settimane si riunisce presso la libreria una
redazione composta da donne di diverse generazioni, e qualche uomo, per discutere
di politica e quale taglio dare ai contributi politici e culturali che vogliamo
pubblicare sul sito.
Una delle contraddizioni che abbiamo messo al centro
della nostra discussione è stata la tentazione per la pluralità.
Il mito della democrazia paritaria, il clickattivismo e ladesione al proliferare
infinito di cause e appelli, che sembrano caratterizzare la rete di questi tempi,
regalano una sensazione pacificatoria che permette di mettere a posto la coscienza.
La tentazione che ogni cosa abbia diritto di essere nominata, che per ogni diritto
si debba fare battaglia, seduce ma fa perdere la capacità di scegliere
e placa la passione politica, in un vortice di attivismo e movimentismo che annebbia
le capacità critiche.
Per questo nella nostra esperienza con il sito
della libreria delle donne di Milano è stato fondamentale il contributo
della redazione carnale, come la chiamiamo noi. Lo scambio tra noi ci ha aiuta
a individuare il taglio che metta al centro ciò che più ci preme
e la radicalità del nostro pensiero non si perda in un pluralismo democratico
tipico della sinistra che non orienta. Lo scambio in redazione, legato alle relazioni
in carne ed ossa, ha permesso di tenere la nostra scommessa forte, quella di fare
politica in rete senza rinunciare al senso critico necessario di fronte alla velocità
delle informazioni e senza rinunciare ad uno sguardo aperto sul mondo.
Un altro
aspetto di questa politica che è emerso con lesperienza del sito,
mostrando tutta la forza delle sue contraddizioni, è stata la consapevolezza
della precarietà di questo progetto. Il sito infatti è un progetto
che regge non per volontarismo ma per il desiderio che ciascuna e tutte sono disposte
a spendere. Se in un progetto politico il motore non è il dovere bensì
la passione non cè nessun meccanismo esterno che garantisca la tenuta
della cosa: ci siamo rese conto che è necessario esserci in prima persona,
con forti relazioni, altrimenti tutto si sgonfia, perde di senso e può
anche finire. Il sito cè da anni, ma potrebbe finire domani
la Libreria stessa ormai fa parte della storia, esiste da più di 30 anni,
ma è appesa allo stesso filo. La precarietà è data dallassenza
di meccanismi esterni che possano dare garanzie, come contratti, organizzazioni
rigide, ruoli istituzionali, diritti garantiti. Ma la precarietà è
data anche da conflitti che emergono nelle relazioni tra donne, di cui la storia
della politica delle donne è tra laltro costellata. Non ci sono contratti
o regole che ne assicurino lunga vita.
Questo senso che sempre deve essere
ritrovato dentro di sé per dare vita alla politica, pone in primo piano
la soggettività e le relazioni, e può spaventare perché richiede
tante energie per la cura delle relazioni. Non da garanzie rispetto alla tenuta
del progetto ma è in grado di restituire entusiasmo e passione.
Un
altro aspetto importante che è emerso con forza durante il nostro percorso
è stata lesperienza, che ci proviene dal movimento politico delle
donne, che portare il proprio corpo e stare in presenza, pensare in presenza,
è fondamentale per la passione politica.
Chiara Zamboni nel suo libro
Pensare in presenza spiega come nella politica delle donne il piacere della presenza
ha avuto effetti sulle pratiche. Le donne desiderano partecipare ad un percorso
politico dove il contagio, il contatto, la compresenza e le narrazioni di contesti
vissuti sono essenziali. Si tratta di un godimento d'essere che crea effetti a
catena nelle pratiche politiche inventate dalle donne, che alcuni uomini hanno
cominciato a comprendere, ad apprezzare.
Chiara punta lattenzione
anche sullimportanza del godimento, delleros anche in politica. Godere
della presenza lei dice accompagna unapertura involontaria agli
altri, a cui partecipiamo con tutti i nostri sensi. È data dal fatto che
il lato inconscio del corpo ha con le persone e le cose legami molteplici, pulsionali,
di affettività corporea. Lo possiamo toccare con mano anche qui al
Feminist Blog Camp e al fermento che si è creato attorno a questo evento
che nasce da scambi, relazioni, contesti che si sviluppano prevalentemente su
internet ma che poi hanno bisogno di scambi in presenza.
Partendo sempre dal
desiderio di scambiare in presenza e di riflettere su cosa vuol dire essere uomini
e donne che vivono in unepoca caratterizzata dalla caduta del patriarcato,
dallavvento della libertà femminile, è nato un gruppo di uomini
e donne, di diverse città, chiamato ironicamente Intercity-Intersex.
Siamo
uomini e donne venuti dopo il femminismo, con chiari debiti rispetto alle donne
che hanno fatto il femminismo, ma convinti che il discorso sulla separatezza avesse
senso negli anni 70 proprio perché metteva le basi per poter interloquire
con laltro a partire da un desiderio. Ora vogliamo giocarci il desiderio
di relazione tra uomini e donne, senza rinunciare a mettere al centro ciò
che i corpi ci insegnano.
Partiamo dal presupposto che la rivoluzione femminista
dipende anche dalla nostra capacità di pensare questa trasformazione e
di indirizzarla con i nostri desideri, le nostre scelte, le nostre pratiche. Siamo
convinti che dipende anche dalle risorse umane, culturali, esistenziali che sapremo
investire in questo cambiamento. I nostri incontri si basano sullesigenza
di riflettere sulle relazioni fra i sessi, individuando e nominando i nodi che
attraversano le nostre vite, le nostre relazioni e condividere insieme le nostre
esperienze e le nostre riflessioni.
Inizialmente ci trovavamo nelle case,
tenendo la pratica del partire da sé e lo scambio in presenza come cifre
del gruppo. Poi il gruppo si è allargato al contributo di altri ma al centro
rimane il piacere dello stare assieme, di prendersi cura delle relazioni, in luoghi
belli, regalandosi momenti di scambi anche al di fuori di momenti puramente intellettuali.
Lattrazione, leros, il desiderio di relazione sono stati nominati
come aspetti su cui volevamo puntare fin dallinizio perché non ci
interessa ricadere nel discorso della necessità della relazione con gli
uomini in quanto necessaria per costruire una convivenza più civile, non
segnata dalla violenza. Si tratterebbe di una esigenza finalizzata a un obiettivo
nobile ma, se non sorretta da un reale desiderio di incontro, di scambio sincero
con laltro, diverrebbe di corto respiro.
Il desiderio di scambio però
si è accompagnato immediatamente alla necessità di aprire conflitti
e anche in questo ambito si è visto come fosse fondamentale lasciare spazio
allattrazione per laltro. L'eros è l'essenza delle relazioni
e lasciandogli spazio può capitare qualcosa di nuovo, di interessante anche
nei contesti più impensati. Lo sanno bene le donne con lesperienza
del femminismo degli anni 70. Si tratta di una forza che trascina, che rende
inventivi. L'esperienza dell'erotismo è legata alla necessità dello
scambio con laltro, al sentimento del non bastarsi, e permette di fare aperture
date dalla curiosità, dal desiderio di capire, di conoscere dove laltro
sta andando, di sbilanciarsi sullimprevisto.