| Il
meglio del Sud
Pubblicato
sul blog di Marina Terragni il 17 giugno 2008
di Marina Terragni
C´è
una storia che riguarda la psicoterapeuta napoletana Elvira Reale, trent´ anni
di esperienza sulle psicopatologie di genere. Vorrei raccontarvela per arrivare
poi a dire qualcosa su Napoli. Un giorno le sottopongono il caso di una giovane
donna gravemente depressa: non regge più i tira-e-molla del suo fidanzato,
pensa solo al suicidio. La ragazza è chiusa nella sua angoscia, muta,
si dondola avanti e indietro. Sarebbe da ricoverare. Ma Elvira fa un tentativo:
"Tu non parli" le dice" ma puoi ascoltarmi. Ti chiedo tre mesi,
non di più. Rimanda fino ad allora, e poi decidi. A suicidarti fai
sempre in tempo". Poi prende il fidanzato-aguzzino e gli intima di levarsi
di torno. La ragazza è ancora al mondo. Elvira ha saputo accompagnarla
fuori dal suo buio. Solo con le parole, senza ricovero, senza farmaci. Di
questa storia, oltre al lieto fine, mi sono piaciute tre cose: l´ assunzione
di responsabilità, anche se le cose potevano finire male, ed è raro
che un terapeuta sia disponibile a correre un rischio del genere; quel pragmatismo
femminile, quello "sporcarsi le mani" mettendosi in mezzo, senza tante
storie, tra la vittima e il suo carnefice; e soprattutto la profonda fiducia
nella relazione, senza la quale la vita non è vita, si rischia di morire,
e vale per tutti, non soltanto per chi è depresso. Mi
viene in mente un grande scrittore napoletano, Domenico Rea: lui diceva che
qui a Milano parlavamo tutti "o scientifico, o inglese". Se n´è
andato un po´ di anni fa. La lingua che parliamo ormai è quasi
solo quella. Con la sua paziente Elvira Reale non ha parlato né scientifico
né inglese. Ha scelto la lingua materna, l´autorità che
risana, il corpo-a-corpo della relazione primissima. In
questi giorni a Napoli è in corso un grande Festival del Teatro. Penso
a quanta gente di valore vive lì, a quanta intelligenza vi circoli:
e credo che il nerbo stia proprio in questo talento per la relazione, talento
che resiste, sia pure in tanto strazio. Lo dico soprattutto ai più
giovani: non si facciano l´idea che lì c´è solo
immondizia. Quello che di lì potrebbe venirci, insieme a questo peggio,
è anche il nostro meglio. |