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libertaria
- il piacere dell'utopia
aprile-giugno 2002
La
globalizzazione? ha già fatto bancarotta
di
Vandana Shiva
[...]
ALTERNATIVE
ALLO STRAPOTERE DELLE CORPORATION
Negli
ultimi dieci anni del secolo scorso la globalizzazione, pilotata dalle
grandi imprese, ha prodotto gravi terremoti nelle strutture economiche
e politiche. Nel dicembre 1999, i cittadini del mondo si sono rivoltati
a Seattle contro il totalitarismo economico della globalizzazione. Le
parole d'ordine di giustizia sociale ed economica e di sostenibilità
ecologica hanno svegliato nuovi movimenti per la giustizia civile e per
la liberazione dal controllo delle corporation. Ma l'11 settembre 2001
ha richiuso gli spazi che i movimenti popolari erano riusciti ad aprirsi.
Ha anche rimesso al centro dell'attenzione l'intimo legame che esiste
tra violenza, ineguaglianza e non sostenibilità, e ha riportato
in primo piano l'inscindibile rapporto tra pace e giustizia.
Mentre
ci troviamo davanti a una doppia chiusura degli spazi (la globalizzazione
e gli stati polizieschi militarizzati), dobbiamo energicamente rivendicare
libertà per noi e per chi ci è compagno. Rivendicare e ricreare
l'indivisibile libertà di tutte le specie viventi è lo scopo
del Living Democracy Movement. Il Movimento per una democrazia vivente
ha al proprio interno due elementi inscindibili di continuità.
Il primo riguarda la continuità di tutta la vita sulla terra e
di tutti gli umani senza discriminazione di sesso, razza, religione, classe
e specie. Il secondo riguarda la continuità inscindibile tra la
giustizia, la pace e la sostenibilità: senza di questa e senza
un'equa condivisione dei frutti della terra non c'è giustizia,
e senza giustizia non ci può essere pace. La globalizzazione voluta
dalle grandi imprese spezza questa continuità, impone il proprio
volere grazie a una politica di dominio e provoca competizione e conflitto
tra le diverse specie e le diverse popolazioni. Trasforma la diversità
e la molteplicità in opposizioni antagoniste, alimentando il fondamentalismo
e diffondendo l'insicurezza. In questo modo favorisce anche i conflitti
etnici e religiosi.
Abbiamo bisogno di un nuovo paradigma per reagire alla frammentazione
provocata dalle varie forme di fondamentalismo. Abbiamo bisogno di un
nuovo movimento che ci distacchi dalla cultura dominante e invasiva della
violenza, della distruzione e della morte. Così potremo diffondere
una cultura della non-violenza, della pace e della vita. Ecco perché
in India abbiamo dato vita al Movimento per una democrazia vivente.
RESISTENZA CREATIVA
La
rivolta di Seattle ha rappresentato una svolta per i movimenti civili.
Si è imposto uno stop all'accordo sul commercio internazionale
e alla Wto, l'organismo che lo attua, con una mobilitazione globale contro
la globalizzazione. Seattle è stato il risultato positivo di una
strategia che puntava al livello globale della protesta. Ha espresso tutto
ciò che i cittadini rifiutano. Le corporation e i governi hanno
reagito rapidamente al successo di Seattle. Hanno soffocato le possibilità
di protestare spostandosi in località come Doha, dove è
impossibile riunire migliaia di manifestanti. E hanno cominciato a etichettare
come "terroristiche" tutte le manifestazione di protesta e dì
dissenso.
Dopo l'11 settembre e dopo Doha è necessario cambiare strategia.
Le proteste di massa in manifestazioni mondiali non possono essere più
al centro della mobilitazione civile. C'è bisogno della solidarietà
internazionale e di un'autonomia organizzativa. La nostra politica deve
rispecchiare il principio di sussidiarietà. La nostra presenza
globale non può essere un'ombra del potere delle corporation e
degli organismi di Bretton Wood.
C'è bisogno di movimenti a livello locale e nazionale, che sappiano
coniugare la resistenza con la costruzione attiva, la protesta con lo
sviluppo di alternative, la lotta al dominio con la cooperazione sociale.
In questa ottica, il globale deve rafforzare la dimensione locale, non
indebolirla. Al centro della politica popolare ci devono essere le due
tendenze del sistema economico che noi rivendichiamo: il localismo e le
alternative. Non solo alternative economiche, ma alternative democratiche,
senza le quali non è possibile mobilitare le forze per il cambiamento.
E quindi ci deve essere il recupero delle risorse comuni e la rinascita
della comunità. Il Movimento per una democrazia vivente rivendica
la sovranità popolare e il diritto delle comunità all'accesso
alle risorse naturali
Si tratta di diritti naturali. Non sono concessi dagli stati e questi
non possono negarli, come non lo possono la Wto e le multinazionali, anche
se con la globalizzazione sono in corso tentativi di alienare i diritti
delle popolazioni alle risorse vitali della terra, dell'acqua e della
biodiversità.
Gli stati che agiscono secondo il principio dell'eminent domain o della
potestà assoluta stanno cancellando i diritti sovrani del popolo
e il suo ruolo di curatore delle risorse secondo il principio del bene
pubblico. La sovranità va ripensata sulla base di una nuova concezione
dello stato, che lo renda responsabile nei confronti del popolo. La sovranità
non può risiedere esclusivamente in strutture centrali. La nuova
partnership della sovranità nazionale ha bisogno di comunità
dotate di propri poteri.
IL
LIVING DEMOCRACY MOVEMENT
Abbiamo
dato vita a questo movimento per reagire alle limitazioni di accesso alle
risorse di uso comune: l'aspetto centrale della globalizzazione. Si tratta
di un movimento che è nello stesso tempo ecologico, contro la povertà,
di lotta per la riconquista delle proprietà comuni, per la democrazia
e per la pace. Alla base ci sono decenni di esperienze di lotta per il
diritto del popolo di accesso alle risorse, per la democrazia diretta,
per la libertà di Swadeshi (sovranità economica), Swaraj
(autogoverno) e Satyagraha (non collaborazione con un governo ingiusto).
Il Living Democracy Movement in India vuole rinnovare le risorse, reclama
la restituzione delle proprietà comuni e vuole rafforzare la democrazia.
Mette la democrazia in relazione con la vita secondo tre direttrici. Democrazia
vivente nel senso che riguarda tutto il vivente e non solo la vita umana.
E una democrazia per la Terra e non solo per il genere umano. Riguarda
l'esistenza
quotidiana e le scelte, le libertà che a questa attengono: il cibo
che mangiamo, gli abiti che indossiamo, l'acqua che beviamo. Non si occupa
solo delle elezioni o di raccogliere voti ogni tre, quattro o cinque anni.
E' una democrazia permanente, vibrante. E una coniugazione di democrazia
economica con quella politica.
Sotto il giogo della globalizzazione anche la più pallida immagine
di democrazia sta morendo. I governi, in ogni parte del globo, rinnegano
i mandati che li hanno portati al potere. Sono autorità centralizzatrici,
forze centripete, che sovvertono le strutture democratiche sancite dalle
costituzioni e promulgano leggi e decreti che soffocano le libertà
civili. La tragedia dell'11 settembre è diventata una comoda scusa
per promulgare leggi antipopolari. I politici di ogni paese sposano cause
xenofobe e fondamentaliste per raccogliere voti in una fase in cui i programmi
economici sono decisi dalla Banca mondiale, dal Fondo monetario, dalla
Wto e dalle multinazionali.
Il nostro è un movimento di democrazia viva e non morta. Mentre
la globalizzazione voluta dalle corporation ha il suo cardine nel profitto
privato, la democrazia vivente si fonda sul mantenimento della vita sulla
terra e sulla libertà per tutte le specie viventi. La globalizzazione
si esercita attraverso un potere centralizzatore e distruttivo. La democrazia
vivente opera decentrando il potere e affermando la coesistenza pacifica.
FONDAMENTALISMO
E DEMOCRAZIA
Quando
i programmi economici sono usurpati dalla Banca mondiale, dal Fondo monetario
o dalla Wto, la democrazia è fatta a pezzi. Così le uniche
carte che restano in mano ai politici ansiosi di rastrellare voti sono
quelle della razza, della religione e dell'appartenenza etnica, che finiscono
per dare spazio al fondamentalismo. Ed è il fondamentalismo che
riempie facilmente il vuoto lasciato dalla democrazia. La globalizzazione
economica alimenta l'insicurezza, erode le differenze e le identità
culturali e aggredisce le libertà civili e politiche. Offrendo
un terreno fertile alla crescita del fondamentalismo e del terrorismo,
la globalizzazione crea profonde lacerazioni nelle comunità, invece
di favorire l'integrazione tra i popoli. La sopravvivenza dei popoli e
della democrazia dipenderà dalla reazione a questo duplice fascismo
della globalizzazione: il fascismo economico, che cancella il diritto
di accesso alle risorse, e il fascismo fondamentalista, che favorisce
la delocalizzazione, gli espropri, l'insicurezza economica e la paura.
Ecco, infine, in estrema sintesi, che cos'è Living Democracy Movement.
E' libertà autentica per tutte le forme di vita, perché
abbiano la possibilità di esistere sulla terra. L rispetto autentico
per la vita, con un'equa condivisione delle risorse della Terra tra tutti
i viventi del pianeta. E un'articolazione forte e continua di tali principi
democratici nell'esistenza quotidiana e nelle attività di ogni
giorno. E' una costellazione che al suo interno ha il controllo popolare
sulle risorse naturali, uno sfruttamento equo e sostenibile dei terreni
agricoli, delle acque, della biodiversità. E' costituita da comunità
cui è conferito il potere supremo e che delegano allo stato il
potere quale loro fiduciario. La sostituzione del principio di esproprio
per fini di pubblica utilità con la dottrina del "fidecommesso
pubblico" per le funzioni dello stato è la chiave per la localizzazione,
per il recupero delle proprietà comuni e la lotta contro la privatizzazione
dei terreni, delle acque e della biodiversità.
Questo passaggio è anche indispensabile per l'ambiente. Quali appartenenti
alla famiglia terrestre (Vasudhaiva Kutumbhakam) ci spetta una quota delle
risorse del pianeta. Il diritto di accesso alle risorse naturali per le
necessità vitali è un diritto naturale. Non può essere
attribuito o concesso. E' riconosciuto o ignorato. Il principio dell'esproprio
per fini di pubblica utilità porta inevitabilmente a una situazione
del tipo "tutto a pochi": ai monopoli privati la biodiversità
attraverso i brevetti; ai monopoli privati l'acqua attraverso le privatizzazioni;
ai monopoli privati i prodotti alimentari attraverso il libero commercio.
Il più elementare diritto che abbiamo come specie vivente è
quello di sopravvivere: il diritto alla vita. La sopravvivenza esige un
accesso garantito alle risorse. Le proprietà comuni offrono questa
garanzia. Le privatizzazioni l'annullano. La localizzazione è indispensabile
per il recupero delle proprietà comuni. E il Movimento per una
democrazia vivente è il movimento per rilocalizzare le nostre intelligenze,
i nostri sistemi di produzione e le forme di consumo creando mercati globali
che affranchino dalla povertà, che favoriscano la sostenibilità
e che siano condivisi dalla comunità terrestre.
Il passaggio dai mercati globali alla cittadinanza, terrestre coincide
con quello dalla globalizzazione alla localizzazione e al trasferimento
del potere dalle corporation ai cittadini. Il Living Democracy Movement
afferma che un mondo migliore non è solo possibile, ma necessario.
traduzione
di Guido Lagomarsino
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