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La storia si scrive sempre al passo con gli accadimenti
e quello che accade a Venezia per Biennale 51 era nell'aria e si gonfiava
già da un po' di anni, per questo vorrei scriverne, perché
rimanga in memoria.
La scelta di affidare a due curatrici l'intera esposizione e l'enorme
presenza di artiste fa di questa biennale una rassegna unica e rara che
merita uno sguardo speciale e singolare.
Rosa Martínez con il suo invito ad andare "Sempre un po' più
lontano" e María de Corral che dice "Volevo far emergere
alcuni temi. la nostalgia come sentimento di perdita e di un passato irrecuperabile,
il corpo e la sua redifinizione, il potere, la dominazione e la violenza
della quotidianità, la critica sociopolitica d'attualità
attraverso l'ironia" sono ben riuscite a consegnarci un materiale
altamente emotivo che richiama il pubblico a fare da tarsia con le opere
stesse attraversando il paesaggio dei sentimenti..
Vorrei che non si leggesse la presenza di molte donne come un segno di
parità, uguaglianza, neutro tanto caro ai critici maschi masmediatici
e a qualche politico scarso di idee, vorrei, perché ce ne ancora
bisogno, sottolineare che le donne sono ancora troppo poco incluse nelle
acquisizioni dei musei, e che nei manuali artistici compaiono per dover
di causa e non esaustivamente, per questo voglio dare spazio e visibilità
al lavoro di ognuna di loro.
Le artiste della cinquantunesima biennale si giocano sino in fondo. Pubblicano
il loro privato, le loro emozioni, i loro sentimenti, sogni, rivendicazioni,
usano gli oggetti del quotidiano per creare altro, altre forme, altri
messaggi. Sanno comunicare, perché si sono messe in ascolto,. Non
concepiscono più opere per un simbolico rappresentativo, ma graffiano
ironicamente con i loro lavori di denuncia per scuotere, svegliare e ridefinire.
ZINA BORGINI
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Zina
alpadiglione Corderie dell'Arsenale
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