14 marzo 2017
Il Foglio

«Non fate sparire le mamme». E questa sarebbe omofobia?

di Simonetta Sciandivasci

La filosofa Luisa Muraro, commentando la notizia della paternità riconosciuta di una coppia di gay, ha scritto: “La donna che ha partorito è una madre di meno”. Ed è scoppiata la polemica

La donna che ha partorito, grazie a fecondazione assistita, i gemelli dei due papà ai quali, a fine febbraio, la Corte d’Appello del Tribunale di Trento ha riconosciuto la piena paternità, è «una madre di meno». Per averlo scritto, con la accorata lucidità che le è propria, Luisa Muraro, filosofa femminista, negli ultimi anni impegnata a elaborare un’opposizione di senso all’utero in affitto (o gpa o surrogacy: non c’è accordo su come chiamarla – «se non riesci a convincerli, confondili», diceva H.S. Truman) si è attirata l’accusa di seminare odio verso gli omosessuali. Di essere «ormai solo una cattolica». Una «nuova Miriano». Un’omofoba che ha tradito la sua storia. In un intervento (sul sito della Libreria delle Donne di Milano) sulla sentenza di Trento, salutata coram populo come atto fondativo della rivoluzione che ci farà capire che «quando un figlio lo cresci, lo curi, lo ami: allora sei padre, madre, genitore» (ha scritto Vendola), Muraro guasta la festa dei diritti omogenitoriali e ricorda che il “grande passo” si è compiuto marciando sul corpo di una donna.

La scorsa settimana, i femminismi sono scesi in piazza contro un sacco di cose: il patriarcato, innanzitutto. Poiché le pratiche di surrogacy ottemperano perfettamente, secondo Muraro, al patriarcato, il caso di Trento le è servito per esemplificare quello che ritiene il suo «fondamento simbolico» cioè «l’omo-patriarcato». Un passaggio che Gay.it ha così tradotto: «secondo la femminista, gli omosessuali sono l’essenza del patriarcato», immolando il senso all’effetto e creando un nemico, una controparte a cui togliere voce, diffamandola. Luisa Muraro riflette sulla differenza sessuale da anni: per lei, senza differenza sessuale, non c’è possibilità di libertà femminile. «La parità è un concetto mutilante», scrive nel suo ultimo libro («L’anima del corpo», La Scuola): la tradizione di pensiero cui appartiene ha mostrato (si veda «Il contratto sessuale» di Carole Pateman) che, poiché al contratto sociale su cui si è costruita la società moderna dei diritti e delle libertà, le donne arrivarono già dentro la soggezione del contratto sessuale, quei diritti e quelle libertà li decisero gli uomini. Per questo, il carattere delle libertà civili ha in sé qualcosa di intrinsecamente discriminatorio: l’equiparazione non lo corregge e, in certi casi, lo rafforza.

Quando una madre scompare dai documenti anagrafici di un figlio che è pagata per mettere al mondo, si perpetra quel patriarcato che fu precedente a quello del contratto sociale, dove la libertà fu disegnata sugli uomini ma offerta universalmente: quello del contratto sessuale, al cui interno una donna è un corpo la cui funzione fa l’uso. A Trento è successo che l’anagrafe italiana non ha registrato i due gemelli, poiché non risultava la madre, estromessa dai documenti rilasciati da quella canadese (i bambini sono nati in Canada). Scrive Muraro: «Le impiegate hanno obiettato che per fare un bambino ci vuole una madre, mentre le giudici, avendo studiato filosofia, hanno detto sì, quello che conta nella generazione di un essere umano è l’amore, il corpo è secondario, anzi surrogabile». È omo-patriarcale quella pratica che separa la maternità dal corpo della madre e la trasferisce fuori di lei. È omo-patriarcale il “diritto” avocato a due uomini di azzerare una relazione materna, affittando il corpo nel quale s’instaura. Da questo nuovo tipo di contratto sessuale, stipulato per soddisfare un desiderio (non esiste il diritto di fare figli, bensì il desiderio di averne) la donna è assente: l’uomo fa la legge. Questa è la denuncia di Luisa Muraro che Gay.it liquida con la pubblicazione di uno status di Facebook, raccolto da un redattore, appartenente a un “insegnante attivista”, secondo il quale Muraro ormai è «esplicitamente cattolica» e fa parte di quei turpi figuri che discutono del gender per disseminare omofobia : un fronte compatto che intende relegare la donna nel ruolo di «madre, moglie, compagna sottomessa». Al Foglio, Luisa Muraro ha affidato una breve replica: «Voglio bene agli omosessuali e ancor più alle loro mamme: non fatele sparire».

(Il Foglio 14 marzo 2017)

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