5 agosto 2016

Orizzonti mediterranei, storie di migrazione e di violenze

Documentario (verrà proiettato al Circolo della rosa il 10/9/2016)

di Pina Mandolfo e Maria Grazia Lo Cicero  HD 50’

 

Ha inaugurato la Mostra del Cinema di Pesaro, è stato selezionato nei Festival Il vento del Nord (Lampedusa 2014), Lampedusa in Festival (2014), in concorso al Festival del Cinema Africano (Verona 2014) e al Peace Festival di Vittoria. Dopo le anteprime di Palermo e Catania, è stato richiesto per proiezioni al Cinema Trevi e al Maxi di Roma, a Cuneo, Sanremo, Torino, Ventimiglia, Mantova, Crema, Latina, Boves, Cremona, Novara, Napoli, Vienna, Trento, Santa Croce sull’Arno, Milano e alla Columbia University di New York.

 

 

Sinossi

Le tematiche affrontate dal film rivestono un tema di grande attualità: la migrazione, gli sbarchi, la tratta. Temi che riguardano, in misura esponenziale, la terra di Sicilia, oltre che l’Italia e l’intera Comunità Europea.

Il film oltre all’interesse suscitato dalle narrazioni di indicibili traumi e violenze, che spesso vengono taciuti dai media o raccontati in modo frettoloso e superficiale, è una denuncia del grave disinteresse opposto dall’Occidente europeo verso una tragedia umana dalle dimensioni gigantesche, che coinvolge milioni di esseri umani.

Le immagini e i racconti avranno, di certo, sullo spettatore e la spettatrice, l’impatto del cinema verità. Il racconto si snoda tra testimonianze dirette, generosamente, ma non senza difficoltà, accordataci dai migranti e dalle donne vittime di stupri e violenze, lungo un filo conduttore che cerca di trasmettere notizie e immagini su una delle più gigantesche tragedie di questo nostro tempo. Il documentario, arricchito da una bella fotografia, coinvolge, inoltre, nelle testimonianze, figure istituzionali, tra le quali la ex ministra Kyenge e persone che agiscono nel settore dell’accoglienza, la solidarietà sociale e l’integrazione.

Siamo certi che un pubblico generico e quello dei cinefili, troveranno, di certo, interessante quanto da noi raccolto tra mille difficoltà. Opposte, soprattutto, da coloro che, del commercio di esseri umani, fanno ragione di lucro, senza esclusione di chi è istituzionalmente preposto alla salvaguardia dei diritti civili degli esseri umani.

Il documentario  è arricchito dalle musiche originali del noto Quartetto Areasud.

 

Credits

Regia: Pina Mandolfo e Maria Grazia Lo Cicero

Testi e sceneggiatura: Pina Mandolfo

Fotografia: Maria Grazia Lo Cicero

Riprese: Pietro Barabino e Davide Vallone

Narrazione: Gigi Simon

Montaggio: Marta Ruggiero

Musiche: Quartetto AreaSud

 

FILMOGRAFIA DELLE AUTRICI:

 

Pina Mandolfo. Sono autrice della sceneggiatura e della co-regia dei cortometraggi Carpe Diem (2007); Silenzi e Bugie (vincitore, nel 2006, del Sottodiciotto Film Festival di Torino e della Targa CIAS); della regia e della sceneggiatura del film Correva l’anno (2008); del soggetto e della co-sceneggiatura del film Viola di mare (2009, vincitore del NICE Festival di New York e Mosca e del premio Capri); del soggetto del documentario L’antigattopardo, Catania racconta Goliarda Sapienza (2012); della sceneggiatura e della co-regia dei documentari Donne, sud, mafia: videolettera dalla Sicilia (2013); della sceneggiatura e della co-regia del documentario Orizzonti mediterranei: storie di migrazione e di violenze (2014); Gesti di luce, viaggio sentimentale nei luoghi descritti da Maria Messina (2014); Come un incantesimo, viaggio sentimentale nel Golfo dei poeti sulle tracce di Mary e Percy Shelley (2014); lo spot Le parole per dirlo (2015) e il documentario Oltre il silenzio sulla rete dei centro antiviolenza in Italia (2016)

Ho curato festival e rassegne cinematografiche. Tra le altre: i cataloghi e l’organizzazione delle rassegne cinematografiche Il reale e l’immaginario (Catania1981);  L’immagine riflessa (Catania 1982);  Sesso, genere e travestitismi al cinema (Catania 1994); Sally Potter e Virginia Woolf, rappresentazione e autorappresentazione del femminile (Catania 1995); Vuoti di memoria, il ‘900 delle donne: film e documenti (Palermo 2006);

 

Maria Grazia Lo Cicero. Sono autrice dei cortometraggi: Bulli Belle e Billo (2003); Carpe Diem (2004);  Frammenti (2005); Silenzi e Bugie (2005 realizzato con Pina Mandolfo e vincitore, nel 2006, del Sottodiciotto Film Festival di Torino e della Targa Cias); Giusto…..è la vita (2005); Io forse ma firu (2006); Sara in rete (2007). Sono autrice della co-regia del film Correva l’anno (2008).  Sono co-autrice dei documentari: Donne, sud, mafia: videolettera dalla Sicilia (2013); Orizzonti mediterranei: storie di migrazione e di violenze (2014). Gesti di luce, viaggio sentimentale nei luoghi descritti da Maria Messina (2014); Come un incantesimo, viaggio sentimentale nel Golfo dei poeti sulle tracce di Mary e Percy Shelley (2014); lo spot Le parole per dirlo (2015) e il documentario Oltre il silenzio sulla rete dei centro antiviolenza in Italia (2016)

 

Commento

Abbiamo voluto dar voce al calvario dei migranti e delle migranti. Volevamo strappare loro storie di dolori. Non è stato facile. Spesso ci è stato opposto il silenzio. Un silenzio, talvolta, imposto da altri. Coloro che hanno accettato di  parlare ci hanno narrato l’indicibile. Ma la loro parola non giova a dar parità a rapporti umani diseguali. Ad avvicinare codici culturali troppo differenti. A impedire tutele, ricatti, terrore, violenze. Non giova la loro narrazione se prima  non rompiamo il nostro silenzio e il silenzio e l’abuso che circonda i loro pellegrinaggi fin oltre gli approdi. Il silenzi di chi, da altri mondi,  non opera per rimuovere le cause delle partenze.

 

 

Note di regia

Una delle tragedie di questo oscuro presente, poco raccontate o mal veicolate dai mezzi di comunicazione, è quella delle “tratte” delle migranti che approdano o sperano di approdare sulle nostre coste, in particolare Lampedusa, Pozzallo, Augusta.

Laggiù nella loro terra, luogo che possiamo definire l’altro capo del mondo, per le differenze dal nostro e le difficoltà materiali e socio-politiche in cui sono costretti, uomini, donne, bambini immaginano che lontano da lì troveranno un mondo migliore. Questa è l’illusione che li spinge e le spinge ad intraprendere lunghi viaggi “della speranza”, lontano da carestie, violenze, fame e miseria morale e materiale.

Gente che oltre alla miseria e alla disperazione, nella consapevolezza di mai più tornare, lascia affetti, storie di vita fin lì vissuta, con la consolazione di una vita migliore, di un futuro per sé e per i propri cari.

Noi qui, nell’ Occidente, in gran parte responsabile di quella miseria, sappiamo più di loro, quanto vane siano le speranze che li inducono a partire.

Incontreranno forse la morte, e in altri casi, respingimenti, umiliazioni e una miseria, spesso più grande di quella che si sono lasciati e lasciate alle spalle, perché è la miseria dello straniero senza storia e senza parola.

Ma di tutta questa tragedia umana, quella vissuta dalle donne ha un carattere esponenziale. Uomini e donne affrontano per mesi lunghi viaggi dall’entroterra africano verso le coste che li porteranno al di là del mare, affrontano fame, malattie, disagi d’ogni genere, pagano cifre enormi a scafisti senza scrupoli. Ma solo per le donne questa tremenda avventura ha un carattere estremamente più disumano. Ad esse l’aspetta l’ignominia della violenza, dello stupro, della devastazione fisica e morale. Se arrivano vive alla meta, sono devastate da quello che hanno dovuto subire. E spesso sono portatrici di gravidanze esito delle violenze subite durante quel viaggio che per esse è stato un doppio calvario.

E’ tempo che questo tragedia nella tragedia venga indagata e portata sotto gli occhi di una società che con il silenzio, diventa complice di una cultura misogina e violenta nei confronti dei soggetti femminili. Ci siamo volute introdurre nella vita di questi “soggetti”. Di quei soggetti che nelle tragedie dell’umanità diventano “terreno di conquista”, di scambio, di devastazione. Il nostro documentario ha voluto affrontare questa realtà troppo spesso nascosta e taciuta. Attraverso interviste e immagini di repertorio, abbiamo dato voce a questi esseri umani, alle loro esperienze, alle loro speranze, al legame reciso con la loro terra e con gli affetti materiale.

I colori dell’isola, l’umanità eterogenea faranno da sfondo a una vicenda universale e senza tempo, rivolta al pubblico di ogni età.

 

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