30 novembre 2018

Paola Di Nicola: una recensione di Luisa Cavaliere

di Luisa Cavaliere

Dolore, smarrimento, paura e, anche, un filo di felicità sono le emozioni contrastanti e tumultuose che ci assalgono (assalgono noi donne) quando scopriamo il “pregiudizio di genere”. Una lente deformante travestita in mille modi che si annida velenosa dappertutto. Nel linguaggio che la svela pervasiva. Nelle relazioni d’amore. In codificate abitudini trasformate dolosamente in leggi di natura. Nei processi di simbolizzazione che presiedono alle concezioni del mondo, agli stili di vita, alle gerarchie, alle regole morali, all’etica. Scopriamo ognuna a suo modo e, come tante volte pure è avvenuto, insieme alle altre (insieme al gruppo che ci associa intorno ad un desiderio, a un diritto da rivendicare, a un sopruso da contrastare) la verità che segnala quel pregiudizio come causa prima di differenti solitudini, di silenzi, di violenza, di odio che non arretra e si nutre della sua miseria che vuole l’altra addomesticata e silente. Una verità non dogmatica che si innerva nella storia della relazione uomo – donna e la impressiona, la pervade con i suoi frutti velenosi. Di questo tumulto che è anche timore, senso di colpa e che è certezza e, insieme, onda che porta dubbi e genera abbandoni di porti apparentemente sicuri, racconta la giudice Paola di Nicola nel suo utilissimo “La mia parola contro la sua”.

Paola Di Nicola racconta quel suo “venire alla luce” che la scoperta dell’inganno ha provocato. Una scoperta che le ha cambiato la vita, il rapporto con il lavoro, con la maternità, con l’altro. Gliel’ha resa più difficile, più faticosa ma, anche, più vicina ai suoi sentimenti, più capace di nominare il disagio, di raccontare l’inquietudine, di fare crescere la responsabilità che lo svelamento di un inganno così radicale impone. La responsabilità di trovare mediazioni efficaci per un conflitto che, lasciato a se stesso, sarebbe (è) distruttivo, impolitico. “La mia parola contro la sua” narra con sapienza e linguaggio pieno di passione questo percorso “iniziatico” dentro il mondo del diritto, della legge del padre, dei tribunali, delle motivazioni delle sentenze. Dentro quel dispositivo di rimozione politica che sono le parole che, con apparente innocenza, nascondono, negano, quella prima differenza, la più significativa, che sta alla base dell’umano. La scrittura, impietosa, avanza e svela contraddizioni, bugie, complicità, debolezze. Offre statistiche, cifre impressionanti, crudeli mistificazioni. “La mia parola contro la sua” è un libro importante che arriva in un momento inquieto del femminismo non solo italiano costellato di significativi passi avanti ma, anche, afflitto da continui attacchi qualunquistici volti a ridicolizzare e a rifiutare le risposte non ideologiche che esso offre. Per le donne, per noi, questa “messa in ordine”, questo smascheramento minuzioso dell’occultamento è utile come lo è un manuale per stare meglio al mondo. Agli uomini potrebbe servire per alzare lo sguardo vedere ciò che è tanto evidente e che pure non riescono a vedere. Un libro per costruire la mia parola e la sua. Per provare a generare sintesi provvisorie ma efficaci. Risposte che nascano dal reciproco ascolto di una lingua che tutti i giorni si modula come effetto dell’incontro e non più dell’occultamento. Per far venire al mondo ciò che oggi (e Paola Di Nicola sembra pensarlo) è impossibile.

(www.libreriadelledonne.it, 30 novembre 2018)

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