17 luglio 2017

Perché dobbiamo tutte ringraziare Maryam Mirzakhani

di Arianna Marchente

Quando ero piccola ero fissata con le parole, di qualsiasi lingua fossero (antica o moderna) e in qualsiasi forma si presentassero (scritta o letta). Volevo fare il liceo classico, volevo leggere tantissime cose e volevo imparare a scrivere. Mio padre, dal canto suo, cercava invece di convincermi che il futuro stava dalla parte della scienza, che se avessi voluto coltivare la mia curiosità e capire davvero il mondo avrei dovuto scegliere di studiare matematica, fisica, medicina o qualsiasi altra cosa. Sono stata testarda e quindi ho deciso di seguire la mia strada, con il risultato che, però, verso la fine del liceo la matematica ho iniziato a capirla. Mi divertivo studiandola e c’è stato un momento in cui ho perfino considerato di sceglierla all’Università. In fondo – pensavo – non è poi così diversa dalla filosofia (l’altra mia grande passione).

Non ho studiato matematica alla fine perché non pensavo che sarei riuscita davvero ad arrivare in fondo, perché anche se ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno sempre spinta a coltivare i miei interessi al di là del fatto che io fossi una donna e senza farmi ostacolare mentalmente dal mio genere, il messaggio subliminale della società, in quel momento era ancora molto standardizzato: le donne giocano con le parole e gli uomini con i numeri. Il risultato è che oggi mi sento fondamentalmente divisa in due: ho una laurea in una materia umanistica ma vorrei usarla per parlare di cose scientifiche. Va bene così. Questo pezzo però non è su di me, ma è sulla persona che, forse più di tutte le altre, mi ha spinto a pensare e credere che sia possibile per una donna parlare di scienza, e soprattutto di matematica, senza essere considerata meno credibile di un uomo. Una donna che, con precisione, calma e discrezione, è riuscita a raggiungere risultati incredibili. Si chiama Maryam Mirzakhani e se non avete sentito parlare di lei negli ultimi anni, quasi sicuramente avrete visto il suo nome sui giornali degli ultimi giorni, perché Maryam, ad appena 40 anni, è morta lo scorso 15 luglio, a causa di un tumore al seno.


Maryam nasce a Teheran, il 5 maggio del 1977, da una famiglia che la sprona a seguire i suoi interessi e le sue passioni, appoggiandola in modo incondizionato. Probabilmente a questo punto penserete che la matematica sia stata da subito la sua unica vocazione e che la sua sia la storia di un enfant prodige: sbagliato. All’inizio del liceo Maryam si innamora della letteratura e sogna di diventare una scrittrice, complice la biblioteca che si trovava davanti alla sua scuola e in cui passava i suoi interi pomeriggi. I suoi risultati in matematica – racconta in diverse interviste – erano piuttosto scarsi per il semplice fatto che i numeri non riuscivano ad affascinarla: li vedeva come qualcosa di poco interessante, di rigido, come una gabbia per la sua creatività. Perché? Perché non aveva capito che la matematica richiede tempo per svelarsi in tutta la sua magia. Abbandonata l’impazienza però Maryam inizia scorgerla quella magia: “senza l’eccitazione, la matematica sembra insensata e fredda. La sua bellezza si mostra soltanto a chi la segue con pazienza”. In un contesto non semplice (per tutti, ma soprattutto per le donne), come quello dell’Iran post Guerra del Golfo, Maryam trova la forza di credere in questa nuova passione, non solo grazie ai suoi genitori ma anche grazie alla preside del suo liceo, una donna determinata a far sì che i ragazzi e le ragazze potessero avere le stesse identiche possibilità di studio, formazione e carriera. Così, già durante gli ultimi anni del liceo, il talento di Maryam viene riconosciuto a livello internazionale: nel 1994 vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali della matematica e nel 1995 è la prima studentessa iraniana a concludere le Olimpiadi con il punteggio massimo di 42/42. L’anno successivo si iscrive alla Sharif University of Technology di Theran, dove si laurea in matematica nel 1999, ed è solo l’inizio. Prosegue i suoi studi negli Stati Uniti, ad Harvard, dove consegue un dottorato sotto la tutela Curtis McMullen, matematico statunitense specializzato nella teoria dei sistemi dinamici complessi e nella geometria iperbolica. Due ambiti, questi, che Maryam riuscirà a unire e collegare, grazie al suo strabiliante approccio creativo alla disciplina. Tom Crawford, ricercatore di matematica a Cambridge, in diretta ieri alla BBC ha così descritto la ricerca di Maryam:


La geometria studia la forma, le dimensioni e la posizione degli oggetti, mentre la dinamica riguarda le forze che agiscono intorno a noi e il movimento che viene causato da queste forze. Maryam è stata in grado di collegare questi due ambiti di studio, non attraverso il mondo solido e visibile a occhio nudo, ma attraverso il mondo astratto delle superfici matematiche. Grazie alla sua immaginazione è riuscita a vedere questo mondo come nessun altro prima era stato in grado di farlo
Proprio per questa incredibile capacità di rappresentare l’astratto gli studi di Maryam sono stati spesso considerati, da chi non ha grande dimestichezza con la matematica, come qualcosa di esoterico, di quasi magico. Mentre i suoi colleghi l’hanno sempre guardata con stima per la bravura nell’unire precisione, creatività e innovazione.


Sviluppa la sua ricerca prima al Clay Mathematics Institute e poi a Princeton, dove insegna fino al 2008, anno in cui ottiene una cattedra nella prestigiosa Università di Standford. Nel 2014 i suoi studi e le sue ricerche le valgono la medaglia Fields, universalmente considerata “il Nobel della Matematica” e conferita ogni quattro anni dalla International Mathematical Union agli studiosi più meritevoli di età inferiore ai 40 anni. Ricevendola Maryam segna un doppio record: è allo stesso tempo la prima persona iraniana e la prima donna della storia a ricevere questo riconoscimento.

Frances Kirwan, matematica britannica con cattedra ad Oxford e membro della giuria, al momento della consegna della medaglia ha detto: “spero che questo riconoscimento sia d’ispirazione per le ragazze più giovani, che inizino a credere nelle proprie capacità e sperare di essere loro le vincitrici del futuro”.

In un mondo in cui scienza e tecnologia sono ancora fin troppo precluse alle giovani donne – che pure alla scienza sanno dare moltissimo – c’è bisogno di modelli a cui ispirarsi, di storie di donne che non si sono lasciate sopraffare dagli stereotipi, che hanno mostrato di avere la forza e la determinazione necessarie per credere nella propria passione. Maryam non è semplicemente uno di questi modelli: è IL modello per eccellenza. Matematica geniale, appassionata di letteratura, instancabile ricercatrice, moglie e madre: ha dimostrato non solo che le ragazze hanno il diritto di fare grandissime cose con i numeri, ma che ognuna di noi può essere tante cose diverse allo stesso tempo. L’importante è che ci sia qualcuno pronto e a ricordarcelo, e l’eredità di Maryam consiste proprio in questo: serve a ricordarci che possiamo farlo.


(freedamedia.it, 17/7/2017)

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