30 Ottobre 2018
Famiglia Cristiana

Mimmo Lucano ha applicato la virtù dell’epikeia

di Giordano Muraro

 

Una riflessione sulla vicenda del sindaco di Riace. Ecco perché, alla luce di Aristotele e san Tommaso, il suo è stato un comportamento virtuoso.

 

Meritava il sindaco di Riace una denuncia e gli arresti domiciliari? Lo abbiamo chiesto a una persona illustre, estranea alle polemiche attuali: Aristotele, del 300 a.C.. Ha risposto che il modo di agire del sindaco può essere considerato un esempio di comportamento virtuoso, da apprezzare e imitare. Ma qual è questa virtù? Ci ha risposto nella sua lingua: l’epikeia, che è «un correttivo della legge, laddove è difettosa a causa della sua universalità» (Etica Nicomachea, V, cap. 16). Si trova tra le virtù della giustizia, ed è addirittura una forma superiore di giustizia. L’epikeia non è un’interpretazione benevola della legge, né un’eccezione e neppure un comportamento contrario, ma è la virtù che inclina ad andare oltre una legge giusta, ma la cui osservanza materiale, in casi particolari, avrebbe come effetto di produrre i mali che la legge vuole evitare.

San Tommaso porta un esempio molto chiaro. La legge dice che le cose prestate devono essere rese al proprietario quando le richiede. Ma se io so che chi mi ha prestato un’arma la richiede per usarla contro la patria, io non gliela restituisco perché in quel caso la legge che è stata dettata per promuovere il bene della società, non solo non la promuove, ma la danneggia. La legge della restituzione è giusta, e resta l’obbligo generico della sua osservanza, ma in quel caso la virtù dell’epikeia mi dice di non applicarla. Analogamente: se la legge dice che per attribuire i servizi si deve fare un appalto per evitare favoritismi, ma un sindaco sa con certezza che negli appalti entrano uomini di malaffare che hanno il potere di piegarli ai loro interessi delittuosi, il sindaco ha l’obbligo (sic!) in quel caso particolare di non fare l’appalto, ma di ricorrere ad altri modi nell’attribuzione dei servizi. Il sindaco non può sottrarsi a questo obbligo, altrimenti applicando in quel caso la legge, diventerebbe di fatto connivente della criminalità.

La virtù dell’epikeia è necessaria per promuovere in ogni situazione il bene comune, anche se deve essere usata con grande prudenza, perché non si può andare oltre la legge con un «a me sembra che», e tanto meno urlando «me ne frego di quello che il legislatore dice», ma si deve avere la certezza – comprovata anche dai saggi ed esperti – che in quel caso l’applicazione della legge è dannosa; come pure bisogna essere in grado di giustificare a chi ha la responsabilità del bene comune il comportamento suggerito dalla virtù dell’epikeia. Ci sono dei segni indicatori in merito: la persona che promuove questa azione non trae vantaggi personali o di parte; non urla né vuole imporre con la violenza il suo comportamento; si producono reali e immediati frutti di bene. Per verificare queste condizioni e chiedere all’interessato che giustifichi il suo comportamento non sono necessari gli arresti domiciliari o il divieto di dimora.

(famigliacristiana.it, 30 ottobre 2018)

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