26 Dicembre 2015
#VD3

Lettera a Sandra De Perini e Paola Mammani sull’odio

Lettera a Sandra De Perini e Paola Mammani sull’odio

di Cristiana Fischer

 

Cara Sandra, ne odi troppe! Non è che l’indifferenza invece ti, ci, potrebbe proteggere da sentimenti invidiosi e meschini? L’odio dice del tuo nostro coinvolgimento amoroso, che in odio si rivolge. Io ho preferito, da tempo, l’allontanamento, l’indifferenza. Certo, capisco che l’odio mantiene il legame: anche se l’odiata lo respinge? Lo svuota? Io, da lontano, non odio nessuna. Lontana ma legata e fedele. Allora odiare solo le traditrici? Chi sono?

Ma davvero c’era gioia (o noia?) nei rapporti festosi degli anni ’70? davvero andare avanti, fuori dall’albero ha voluto dire tradirli? davvero collegarsi a un progetto politico è stato un tradimento dei legami precedenti? sarebbe terribile se fosse davvero così, e l’odio, che registra la divisione, parrebbe quasi naturale e necessario.

“Irriducibile, disgusto e fantasmi” – mein Gott meine Gottin – “Trasforma i sentimenti malefici, le paure, i profondi contrasti tra donne in orsi feroci, lupi in agguato, corvi minacciosi che volano in cerchio, pronti a scendere in picchiata”: paranoia? accidenti, Sandra, ti senti così circondata? ma da chi, da altre donne?

Certo, da come lo descrivi, lo conosci bene, l’odio: chi odia chi?

La “libertà aspra e brutale”, la conosco anch’io. Una solitudine che però non chiede parti in cui riparare.

Quelle donne lì, del disamore, del profondo disprezzo, del desiderio di vendetta, le ho viste all’opera quando ero bambina. Verso gli uomini e le altre donne loro alleate. Vecchie storie, nazismo, fascismo e tradimenti con gli uomini, nel mondo degli uomini. È ancora questo il caso? Siamo donne ancora così, fascinose affascinate e traditrici? Ma dài!

Non è necessario volersi bene tra noi, Sandra. Io ti voglio bene ma non sei tra i miei affetti diretti e principali, se ti reincontro sono affettuosa con te e riconoscente per come mi hai ospitata una volta a Mestre, un rapporto più intenso potrebbe nascere se vivessimo insieme qualche intenzione.

“L’odio politico è un’azione personale e allo stesso tempo impersonale”, questo è un bel passaggio, un passaggio vero: come impersonale quell’odio può cessare, come personale può colpirti, ma tu sai già che è anche impersonale, in fondo, e che tu sei oltre.

Però “scompiglia le truppe dei buoni sentimenti” è giusto, mai crogiolarsi in quelli altrimenti è vera quella “ambiguità di un desiderio di potere che ha intrappolato un progetto di libertà”. Ma allora società femminile, riconoscimento delle eccellenze, e libertà.

 

A Paola. L’odio una volta era intergenerazionale, scrivi, credo per via delle alleanze più frequenti di madri e di figlie con i padri. Davvero oggi riguarda solo orizzontalmente le figlie? O meglio, le riguarda? dato che, come scrivevo a Sandra, non mi risulta consistente un odio orizzontale, tra donne della generazione femminista. (Però di questo odio tra le figlie non saprei niente: non almeno tra le alcune amate giovani che conosco.)

“Mancanza di sufficiente amore, che chiamerei mancanza di pensiero”: che bella espressione, credo di poterla sottoscrivere e la collegherei a quanto scriveva Sandra sulla intima comunanza, sulla confortante condivisione che, interrotta, ha suscitato l’odio delle abbandonate. Non era amore pensante.

Però, Paola, quell’odio di cui tu parli, motore attivo, da conservare per le occasioni, mi pare poco odio, non vero odio, ma piuttosto disprezzo e lontananza. L’odio vero (lo ho provato solo una volta, per un uomo) è voglia di distruzione, annichilimento. Non ce n’è tanto sul mercato. Tenersi al caldo quel rancore freddo di cui tu parli? Bah, meglio liberarsene, forgive and forget, perché avvelena chi lo porta.

(Via Dogana 3, 26 dicembre 2015)

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