3 novembre 2017

Alle e ai responsabili del New York Times International Edition


Con sorpresa facile da immaginare abbiamo letto nel NYT del 28-29 ottobre, la notizia del Failure of Italian feminism. C’è stato un fallimento del femminismo italiano? E le femministe italiane non si sono accorte di nulla! Anche noi che firmiamo siamo femministe, curiamo il sito della Libreria delle donne di Milano, aperta nel 1975, e tra noi alcune ci lavorano dagli inizi: tutta una vita!

La lettura dell’articolo ha fatto chiarezza. Si tratta di un pezzo di folklore giornalistico, dove non mancano né la mafia né Maria Goretti, scritto da una italiana che, volendo fare delle critiche, ha ceduto al gusto tipicamente italiano dell’autodenigrazione e della esterofilia. Forse c’era in lei qualche risentimento, sicuramente c’è una buona dose d’ignoranza delle differenze tra il femminismo Usa (oggetto delle sua filia) e quello italiano. Differenze che, lo si dice spesso ma in questo caso è ben vero, sono una ricchezza. Bisogna però saperle.

Quello che ci fa meraviglia e un po’ rabbia, cara redazione del NYT, è la vostra faciloneria nel dare spazio a una serie di affermazioni a metà fra il giudizio offensivo e la falsa notizia. Non avete sospettato niente? Forse sì, infatti avete pubblicato l’articolo nella sezione detta Opinion. Ma questo ci pare, scusate molto, un espediente ipocrita: le opinioni sono libere, d’accordo, ma riguardano fatti assodati; nell’articolo da voi pubblicato ci sono invece non poche informazioni distorte.

Onestamente parlando, un articolo come quello lo avreste lasciato passare se avesse riguardato, non diciamo il Regno Unito, ma semplicemente la Svezia?

Vi chiediamo, in sostanza, un’attenzione verso il femminismo italiano che sia degna della fama del vostro giornale. Oppure il silenzio. Grazie.

La redazione del sito della Libreria delle donne di Milano

 

(www.libreriadelledonne.it, 3 novembre 2017)

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